giovedì, Settembre 23

Schengen è da riformare

0
1 2 3


Lo spazio di libera circolazione dei cittadini europei, l’accordo di Schengen «non sarà abolito sotto il mandato di questa Commissione». Ad assicurarlo è stato il Presidente dell’Esecutivo UE, Jean-Claude Juncker, durante il suo discorso sullo stato dell’Unione, il 9 settembre, a Strasburgo. Di fatto Juncker, come gran parte delle cancellerie europee, è perfettamente consapevole che Schengen, nei prossimi anni, dovrà essere riformato. I flussi migratori già in atto e quelli che attendono l’Europa nei prossimi 20 anni, insieme ai problemi legati al terrorismo internazionale, e anche alla fragile ripresa economica, lo richiedono. Non a caso Juncker, ha rassicurato sulla non abolizione (e non sulla non revisione) parlando della necessità di rivedere le politiche di asilo e di rafforzare Frontex per il controllo delle frontiere e delle coste, rimandando nei Paesi di provenienza i migranti economici (il prossimo 14 settembre nel corso del vertice straordinario dell’Unione sull’immigrazione uno degli argomenti al centro dell’attenzione sarà, appunto, la lista unica dei Paesi sicuri). Anche il Ministro degli Affari Esteri italiano, Paolo Gentiloni, a margine del Consiglio informale degli  Affari esteri a Lussemburgo, aveva sottolineato che «non funziona più il  principio secondo cui l’asilo riguarda il primo Paese d’arrivo»,  aprendo la strada alla revisione del Trattato di Dublino, ma anche parlando chiaramente di rischi per Schengen, l’obiettivo di un diritto di asilo comune alla Ue «non è una cosa che  si raggiunge domani, ma se non andiamo in quella direzione, a furia di fare ognuno per sé, credo che rischiamo molto anche su Schengen e sulla libertà di circolazione», aveva avvertito, e ieri, in Parlamento, ha confermato: «O andiamo oltre Dublino o rischiamo di  dover rinunciare a Schengen, e questa sarebbe una ferita all’intero  edificio dell’Unione Europea». Prima occasione per affrontare, per quanto non ufficialmente, il problema, i governi europei l’avranno il prossimo 15 ottobre, durante il Consiglio UE, quando dovranno discutere il nuovo piano UE sull’immigrazione, la ‘mozione delle emozioni’.

Stratfor’, prestigiosa società di intelligence americana, ha prodotto recentemente uno studio in materia.

Quando Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo firmarono l’accordo di Schengen nel 1985, pianificarono un sistema in cui persone e merci potessero muoversi da un Paese all’altro in assenza di barriere. Il progetto alla base dell’accordo è stato ottimamente completato,: sin dalla sua messa in atto, nel 1995, l’accordo di Schengen eleminò i controlli di frontiera tra i firmatari e creò una politica comune sui visti in 26 Stati. E’ stato un passo fondamentale verso la creazione di un’Europa federale: eliminando i controlli di frontiera gli Stati membri rinunciavano a un elemento fondamentale della sovranità nazionale. L’accordo richiedeva un certo grado di fiducia tra i firmatari, in quanto la responsabilità per il controllo delle identità e dei bagagli degli stranieri ricadeva sul primo Paese d’ingresso dell’area Schengen. Una volta entrate in un Paese Schengen, le persone sono libere di muoversi attraverso la maggior parte degli Stati europei, senza dover affrontare ulteriori controlli.

L’accordo di Schengen venne messo in atto negli anni ’90, quando la fine della Guerra Fredda e la prospettiva di una stabile prosperità economica portarono i membri dell’Unione Europea a mettere da parte la sovranità nazionale in diversi campi, non ultimo quello finanziario. Da allora vari cambiamenti hanno avuto luogo in Europa e gli Stati membri stanno adesso cominciando a mettere in discussione diverse decisioni prese durante i passati anni di ottimismo, sottolinea ‘Stratfor’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->