lunedì, Agosto 2

Scandinavia-Russia, quei difficili rapporti

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Anche la Danimarca è pronta, potenziando i sistemi di difesa, a fare la sua parte per la stabilità nell’area del Baltico, dove l’ingombrante vicino russo non trasmette tranquillità. La conferma è arrivata dall’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il premier scandinavo Lars Lokke Rasmussen.

Dal faccia a faccia dello scorso giovedì è emersa la disponibilità del primo ministro europeo a un rafforzamento della Nato. Trump ha invitato Rasmussen a lavorare per l’obiettivo del 2 per cento del Pil da destinare alla difesa, con gli altri membri dell’Alleanza atlantica, e da parte sua il premier liberale danese ha evidenziato la volontà di arrivare nei prossimi anni «a un sostanziale incremento» della spesa per il settore difensivo, come si legge in una nota della Casa Bianca. L’obiettivo è mantenere in sicurezza le regioni del Baltico e dell’Artico.

L’attenzione dei Paesi scandinavi è puntata sulla Russia, per via delle vicende belliche in Crimea e per recenti movimenti militari non lontani dal confine poco apprezzati da Finlandia, Norvegia, Svezia e Danimarca, da voli di aerei da combattimento giudicati inopportuni a manovre di sottomarini dalle avanzate dotazioni tecnologiche che rendono complicata la tracciabilità.

Non sono mancate le tensioni negli ultimi tempi. Sia Copenhagen che Oslo stanno valutando un rafforzamento delle infrastrutture hardware e software di Stato per scongiurare furti di informazioni sensibili. Nelle scorse settimane i russi sono stati accusati dal Centro governativo danese per la sicurezza online di risultare un pericolo e dai servizi segreti norvegesi di essere dietro attacchi finalizzati a rubare notizie riservate da una decina di account di posta elettronica utilizzati da esponenti di organi istituzionali. Avrebbe agito il gruppo hacker Apt29, sospettato di azioni simili in Usa e in Italia e ritenuto legato alle autorità di Mosca.

La Russia ha smentito un coinvolgimento ma questo non è bastato a convincere e rassicurare la politica scandinava, costretta a fare i conti pure con installazioni missilistiche particolarmente sgradite, formate da razzi Iskander, capaci di trasportare testate nucleari e spostati da Vladimir Putin a ottobre a poche centinaia di chilometri dalla Scandinavia, nell’enclave di Kaliningrad, tra Lituania e Polonia, sul Mar Baltico (posizionati per esercitazioni difensive a detta di Mosca). Installazioni che hanno portato la Danimarca a studiare un aumento della spesa militare proprio in funzione anti-russa, decisione resa nota dal Governo un paio di mesi fa.

Intanto la Svezia lavora per ripristinare la leva militare obbligatoria dal 2018 e il Parlamento a fine marzo si è riunito in sessione ristretta per simulare una situazione di guerra. Insomma, sebbene non si possa parlare di venti bellici, visto che nessuno ha interesse a determinare un conflitto che determinerebbe una serie di interventi a catena e considerato che le diplomazie sono al lavoro nel tentativo di normalizzare i rapporti, il clima di tensione è innegabile.

Lo dimostrano dichiarazioni ufficiali poco amichevoli, come quelle rilasciate dall’ambasciata di Russia a Oslo a metà febbraio: gli uffici di rappresentanza hanno invitato pubblicamente la Norvegia a migliorare le relazioni bilaterali e a evitare la «classica retorica da guerra fredda», altrimenti «continueranno a risentirne inevitabilmente tutte le aree di cooperazione», parole pubblicate in un testo in norvegese sul profilo Facebook dell’ambasciata e diffuse alla stampa.

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