giovedì, Settembre 23

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Dubai, 12 febbraio 2014. Email indirizzato a Sua Eminenza Hassan Sheikh Mohamud, Presidente della Repubblica della Somalia. Mittente: Yussur Abrar, Governatrice della Banca Centrale della Somalia. Oggetto: Dimissioni.

«Combattere la corruzione era un obiettivo vitale per conquistare la fiducia della Comunità Internazionale necessaria per la ricostruzione economica, sociale e politica della Somalia. Al contrario sono stata continuamente sottoposta a forti pressioni per avvallare accordi e transazioni finanziarie contrari ai miei principi morali che compromettono la fiducia datami dal popolo somalo».

Con le sue dimissioni, dopo solo sette settimane dalla nomina di Governatrice della Banca Centrale, Madame Abrar ha rivelato uno scandalo finanziario dalle dimensioni internazionali concentrato sul recupero delle finanze e dei beni immobiliari che il defunto Presidente Siad Barre aveva capitalizzato all’estero durante il suo lungo periodo di dittatura (1991). Ricchezze sistematicamente rubate al Paese e al Popolo Somalo. Si parla di almeno 8 miliardi di euro vitali per la ricostruzione della Somalia sconvolta da 23 anni di guerra civile.

Un duro colpo alla credibilità del Presidente Mohamud già posta in questione da tentativi sotterranei di trasformare la Somalia in uno Stato Islamico, aprendo seri interrogativi anche sulla trasparenza e gli obiettivi del supporto internazionale al Paese del Corno d’Africa.  

La credibilità e la reputazione di Yussur Abrar sono fuori discussione. Con oltre vent’anni di esperienza, Abrar ha prestato servizio in diverse Istituzioni finanziarie internazionali. La sua nomina a prima donna alla guida della Banca Centrale della Somalia è stata vivamente consigliata dalle Nazioni Unite, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.

Svezia, Norvegia, Stati Uniti e Unione Europea hanno espresso costernazione ed indignazione sull’accaduto sottolineando che la fiducia rivolta al Governo Somalo é stata profondamente scossa.

«Le dimissioni del Governatore della Banca Centrale della Somalia, Yussur Abrar, è un colpo mortale alla confidenza dei Donor internazionali ed evidenzia la necessità di un corretta e rigida gestione delle finanze pubbliche della Somalia», dichiara Nicholas Kay il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per la Somalia.  

«Non sono venuto a conoscenza di alcuna pressione rivolta alla Governatrice della Banca Centrale. Il Governo Somalo è basato sulla massima trasparenza da quanto ho assunto le funzione Presidenziali», dichiara il Presidente Mohamud alla Reuters.

La lettera di dimissioni di Abrar coinvolge non solo il Governo Somalo ma istituti finanziari della Arabia Saudita e potentati dell’alta finanza americana, obbligando il Gruppo di Monitoraggio per la Somalia delle Nazioni Unite ad aprire una inchiesta ufficiale sotto esplicita richiesta del Consiglio di Sicurezza.

Qual è l’intrigo internazionale che si cela dietro a queste dimissioni?

Tutto verte sui beni e conti correnti del ex dittatore Siad Barre che il Governo Somalo sta tentando di recuperare.

Il precedente Governo Somalo ad Interim quattro anni fa affidò il compito di rintracciare e ricuperare tutti i beni del dittatore Somalo e dei ministri che componevano il suo Governo ad un prestigioso studio legale americano: Shulman Rogers. Il Presidente Mohamud ha rinnovato il contratto a questo studio legale.

I conti correnti del dittatore somalo già individuati non vengono direttamente trasferiti alla Banca Centrale della Somalia  ma depositati in conti presso banche intermediarie di Dubai. Stesso meccanismo è utilizzato per i profitti provenienti dalla vendita di proprietà immobiliari di Siad Barre.

La Banca Centrale della Somalia non riesce ad accedere direttamente a questi conti bancari di Dubai controllati dalla Shulman Rogers e dal Presidente Mohamud e si deve accontentare dei trasferimenti che giungono sulla base di resoconti finanziari non provenienti dagli istituti finanziari arabi ma dallo studio legale americano.

Nell’email di dimissioni, la ex Governatrice Abrar evoca chiaramente la mancanza di trasparenza e il rischio che gran parte dei fondi siano sottratti dal controllo della Banca Centrale Somala. Abrar informa inoltre del suo rifiuto di firmare strane transizioni finanziarie proposte dalla Shulman Rogers ed preventivamente approvate dal Presidente Mohamud.

Nella ricerche e recupero dei beni somali rubati dal regime di Siad Barre sarebbe coinvolto un imprenditore somalo, Musa Ganjab senza aver ricevuto nessun mandato ufficiale. Per il suo aiuto l’imprenditore riceverebbe una alta percentuale di commissione valutata attorno al 8% dei fondi recuperati.

Durante questi anni la Shulman Rogers e Ganjab avrebbero rintracciato e recuperato vari milioni di euro presso banche Americane, Arabe, Italiane e Svizzere oltre che entrare in possesso di vari beni immobiliari in Europa tutti regolarmente rivenduti. Di gran parte di questo denaro la Banca Centrale Somala avrebbe perduto le tracce.

A seguito di questa mancata collaborazione Abrar avrebbe ricevuto informazioni da fonti diplomatiche occidentali che la sua sicurezza personale iniziava ad essere ad alto rischio.

Lo studio legale Shulman Rogers nega le accuse rivolte affermando che il compito affidatogli dal Governo somalo viene eseguito nella assoluta trasparenza e nel pieno rispetto delle regole finanziarie internazionali. Lo studio legale americano ha ammesso la collaborazione con Musa Ganjab negando però che l’imprenditore riceva dei compensi. La collaborazione sarebbe basata solo sul profondo senso patriottico di Ganjab.

Un ex alto finanziario del istituto bancario internazionale Citigroup ha rivelato alle Nazioni Unite sotto copertura di anonimato che possiede le prove di un raggiro finanziario ai danni della Somalia organizzato dallo studio legale  Shulman Rogers, il Presidente Mohamud, il “patriottico” Musa Ganjab e dal ex Governatore della Banca Centrale Somala Abdusalam Omer.

Questo gruppo d’affari occulto sta mettendo a rischio il recupero dei beni, secondo l’anonimo alto funzionario della Citigroup. Dalle sue rivelazioni la Shulman Rogers avrebbe attuato queste non chiare operazioni fin dall’inizio del suo incarico, dividendo i profitti anche con il precedente Presidente Somalo…

Dubbi gravano sull’indignazione della Comunità Internazionale alle rivelazioni contenute nella lettera di dimissioni della ex Governatrice Yussur Abrar.

Fughe di notizie dal Palazzo di Vetro di New York giunte alla Reuters, rivelano che l’ex Governatore della Banca Centrale Somala, Abdusalam Omer, nel settembre 2013 fu costretto a dimettersi dal Presidente Mohamud a seguito di forti pressioni ricevute dalle Nazioni Unite che nutrivano sospetti di attività criminali in associazione con lo studio legale americano. All’epoca le Nazioni Unite avevano valutato che il 80% dei fondi recuperati erano spariti nel nulla.

Nonostante le forti evidenze  che il Palazzo di Vetro fosse a conoscenza dello scandalo finanziario internazionale in cui lo stesso Presidente Somalo sarebbe coinvolto, le Nazioni Unite sono state le principali fautrici (assieme agli Stati Uniti) del prestito di 2,5 miliardi di dollari per la ricostruzione del Paese recentemente concesso.

Dodici diplomatici occidentali hanno rivelato alla Reuters che lo scandalo finanziario internazionale era noto da tempo e coinvolgerebbe un più ampio spettro di personalità politiche e istituti finanziari internazionali. Yussur Abrar avrebbe avuto il merito di scoperchiare il vado di Pandora di una vasta rete criminale a vantaggio di potentati finanziari e a danno della popolazione somala.

La lettera di dimissioni sarebbe rimasta confidenziale se Yussur Abrar avesse seguito i normali canali gerarchici. Purtroppo per molti, Abrar inviò l’email per conoscenza ai principali uffici diplomatici occidentali, Banca Mondiale, Nazioni Unite, Casa Bianca, Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e a vari organi di stampa, impedendo il prevedibile insabbiamento del caso.

 

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