lunedì, Maggio 17

Scandalo del carbone, Singh non vuole guardare field_506ffb1d3dbe2

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Singh carbone India

C’è corruzione? Risolvere il problema è abbastanza facile, basta guardare da un’altra parte. E’ questo che deve aver pensato il Primo ministro, Manmohan Singh, riguardo alle aziende private che stanno depredando le risorse e le materie prime nazionali.

Una delle principali risorse del subcontinente indiano è il carbone. Il carbone è la principale fonte di energia per la generazione di energia elettrica in tutto il mondo, ma allo stesso tempo è anche uno dei fattori principali dell’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre, principale causa dell’effetto serra e del riscaldamento globale. E’ un combustibile fossile o roccia sedimentaria estratto da miniere sotterranee o a cielo aperto o prodotto artificialmente. Il più grande produttore al mondo di carbone è la Cina, seguita da Stati Uniti e India, al quarto posto viene l’Unione Europea.

E’ proprio la truffa sull’allocazione del carbone che ha fatto aprire in questi giorni un processo di fronte alla corte di giustizia di Dehli e che ha sollevato un vespaio alle Camere, dove è arrivata anche la questione, più generale, della ripartizione delle risorse naturali che ha tirato in ballo bustarelle, alti funzionari dell’amministrazione statale corrotti e aziende a cui premono solamente i loro interessi economici.

Dalla Corte Suprema al Sovrintendente e Uditore generale dell’India, un’autorità istituita dalla Costituzione indiana che controlla tutte le entrate e le spese del governo dell’India e dei governi statali, fino a gruppi anti-corruzione come il Team Anna, tutti hanno condannato l’UPA, United Progressive Alliance, una coalizione di partiti politici, di cui fa parte il Partito del Congresso, e che ha come presidentessa Sonia Gandhi, per l’assegnazione non solo del carbone ma anche di altre preziose risorse naturali come il 2G spettro, sali minerali e terre preziose, in mani private ad una frazione del loro prezzo di mercato.

Il fatto era già abbastanza noto, anche se non in questa forma e gravità: nel 2012 il Sovrintendente e Uditore generale dell’India aveva rilevato che sebbene il governo avesse l’autorità di assegnare l’estrazione  del carbone attraverso un’asta, aveva scelto di non farlo. Come risultato sia le imprese del settore pubblico che quelle del settore privato sono state facilitate e hanno pagato meno di quanto avrebbero dovuto se l’assegnazione fosse avvenuta sulla base di un’asta publica. Nell’indagine svolta, il Sovraintendente stimò che le “sopravvenienze attive” per le aziende erano di 170 miliardi di dollari Usa. La relazione finale presentata in Parlamento riportava la la cifra di 30 miliardi di dollari. E mentre il Bharatiya Janata Party, il principale partito di opposizione, aveva portato la protesta nelle strade di Dehli e in altri Stati, il Parlamento aveva rigettato la relazione sia sulla base della lettera della legge che per il presunto costo delle politiche del governo.

Durante il processo aperto a Nuova Delhi questa  settimana, è stato il Sovrintendente e Uditore generale dell’India a puntare i riflettori sul primo ministro Manmohan Singh per presunta corruzione politica e per aver causato un’ingente perdita di gettito, nell’ordine di decine di miliardi di rupie. Da notare che Manmohan Singh è stato il sottosegretario al Ministero del carbone pur conservando la carica di membro del Congresso. Politicamente, la truffa della ripartizione del carbone ha di gran lunga maggiori implicazioni per l’United Progressive Alliance che la truffa 2G.

Il Sovrintendente e Uditore generale dell’India ha anche messo in rilievo come come il settore delle telecomunicazioni sia stato manipolata per favorire la selezione delle imprese sacrificando l’interesse pubblico a quello privato.

Così ancora una volta, mentre la l’imbroglio sul carbone faceva il suo ingresso di fronte ai tribunali, il BJP ha pensato bene di portarlo per le strade: uno scandalo che cade per il partito d’opposizione come la manna inviata  dal cielo. Accuse sono state presentate contro la Navabharat Power Private Limited e i due suoi direttori. La Navabharat, insieme ad altre aziende, ha falsificato i fatti per ottenere l’assegnazione di importanti estrazioni di carbone. Secondo il pubblico ministero, Navabharat, insieme ad altre aziende, ha falsificato i fatti per ottenere l’assegnazione dello sfruttamento delle miniere. Il Central Bureau of Investigation ha detto che per perfezionare la sua richiesta per l’assegnazione del carbone, il Navabharat Power Pvt Ltd ha tenuto un comportamento  fraudolento, sostenendo che aveva il patrimonio netto richiesto per ottenere lo sfruttamento. L’ agenzia ha aggiunto che l’indagine ha anche rivelato che funzionari del Ministero del carbone si sono, volontariamente e volutamente, associati per delinquere e non hanno esaminato e vagliato i documenti relativi alla richiesta.

Lo scandalo vede 16 imprese indagate, anche di grande spessore come AMR Iron and Steel, JLD Yavatmal Energy, Vini Iron and Steel Udyog, JAS Infrastructure Capital Pvt Ltd, Grace Industries, Jindal Steel and Power, Rathi Steel and Power Ltd, Jharkhand Ispat, Green Infrastructure, Kamal Sponge, Pushp Steel, Hindalco, BLA Industries, Castron Technologies and Castron Mining and Nav Bharat Power Private Limited.  

Da tutto ciò ci si augura che gli indiani e, in particolar modo i loro politici, traggano diversi insegnamenti. La situazione di sicuro mostra come un leader indeciso e inefficace sia deleterio per il Paese come e in modo molto simile a una persona corrotta. Indica inoltre che il malessere, lo sciacallaggio e il capitalismo privato hanno messo  profonde radici nell’United Progressive Alliance, che anche un Primo Ministro con serie intenzioni può essere ‘preso’ da interessi privati e particolari e questi possono essere così ‘assillanti’ da farlo arrancare. Ogni volta possono sorgere occasioni dove la scelta è fra una presa di posizione ferma o guardare dall’altra parte: il guaio è che fra i due comportamenti il Primo Ministro ha scelto quello meno ‘proficuo’ per la sua Nazione.

 

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