Scalfari, fine di un mondo Quanto alla fine 'del' mondo si confida in una proroga. Magari Eugenio, che ha sempre avuto rapporti da pari a pari ai massimi livelli, ci mette una buona parola (anche se, ormai, senza di lui...)

Praticamente da ‘Italia, ultime notizie dal Paese più pazzo del mondo‘ 13 luglio 2022, passiamo senza soluzione di continuità alle ultime notizie della fine di un mondo. O almeno di un certo mondo. Ché andandosene Eugenio Scalfari davvero finisce un certo modo e mondo, e si allontana con lui anche il ricordo vivente di Italo Calvino, Mario Pannunzio, Giulio ‘Arrigo’ Benedetti, Livio Zanetti, Indro Montanelli e tanti altri. Talmente tanti che non cominciamo neppure ad enumerare certi delle omissioni certe. Come quelle dei suoi tanti maestri, sodali, avversari, da Benedetto Croce a Silvio Berlusconi. Che comunque, intanto, tomo tomo cacchio cacchio ne saluta un altro da relativamente vivo, ma in ogni caso meglio relativamente che niente. E son soddisfazioni.

E, certo, quando ti arriva la notizia che se ne è andato pure Eugenio Scalfari, capisci che davvero un mondo sta finendo. In fondo aveva ‘solo’ novantotto anni. Nato a Civitavecchia, Roma, il 6 aprile 1924. Fondatore, assieme a Giulio ‘Arrigo’ Benedetti, del settimanale L’Espresso, 2 ottobre 1955, ne fu Direttore dal 1963 al 1968. Fondatore del quotidiano la Repubblica, 14 gennaio 1976, ne fu Direttore dal 1976 al 1996. Politicamente ‘radicale‘, assieme a quelli de ‘Il Mondo‘ di Pannunzio, divenne anche deputato del Psi dal 1968 al 1972. «Si sostiene che io sia stato fascista, monarchico, liberale, radicale, socialista, comunista e alla fine democristiano. Ed è tutto vero» ha avuto modo di dire provocatoriamente. In realtà è stato sempre e solo scalfariano‘, nel senso di Eugenio. Nel bene e nel male. In ogni caso la sua principale creatura, la Repubblica appunto, beh quella se ne era andata da un pezzo, almeno secondo i criteri con cui l’aveva concepita ed era cresciuta. Ed era stata davvero la fine di un mondo.

E poi cosa possiamo dire di più a proposito di uno come Eugenio Scalfari che viene e verrà giustamente rievocato a ‘pagine’ spiegate da tutte le più rilevanti  testate di informazione. Dai commossi ricordi personali dei più grandi giornalisti morenti. Scalfari è stato uno dei grandi, autoproclamati, protagonisti di una cultura laica rimasta sostanzialmente minoritaria in Italia tra le due ‘Chiese’ popolari, quella Cattolica e quella Comunista. E che però poi quando usciva di casa dicendo «Passo un momento a salutare un amico» andava dal Papa, di cui non capiva nulla pretendendo di capire tutto. Ma almeno capiva che quello gli voleva bene (e non è poco). E comunque se Bergoglio parlava, con una certa umiltà, in nome di Dio, Scalfari si presentava orgogliosamente in nome di Io, e vuoi mettere…

Va bene, tutto passa. Forsanche il Governo Draghi (ma non crediamo, poi magari siamo smentiti tra una manciata di ore). Comunque intanto su la Repubblica che fu in tempi ormai davvero concettualmente remoti di Eugenio Scalfari possiamo leggere fresco fresco dal non sprovveduto Francesco Bei. «Il governo Draghi appare a fine corsa e in tanti, in queste ore, si stanno adoperando per non far precipitare il Paese verso un voto anticipato che potrebbe spalancare a Giorgia Meloni il portone di palazzo Chigi. Tra chi si sta dando da fare, racconta un’autorevole fonte M5S, ci sarebbe anche Massimo D’Alema. L’ex presidente del Consiglio avrebbe infatti sondato sia Giuseppe Conte che ambienti vicini al segretario leghista (se non direttamente Matteo Salvini) per verificare la praticabilità di un nuovo governo. A guidarlo, secondo quanto D’Alema avrebbe suggerito a Conte e Salvini, dovrebbe essere chiamato Giuliano Amato. Il professor Amato, del resto, ha quasi terminato il suo mandato alla Corte costituzionale (scadrà ai primi di settembre) di cui è diventato presidente a gennaio».

Giuliano Amato alla guida del Governo grazie alle manovre di Massimo D’Alema. Già che lo si possa ipotizzare è la dimostrazione certa che, come sempre da queste parti, la situazione è grave ma non è seria. E il futuro che ci aspetta è quello che ci spetta e comunque quello che ci meritiamo. Con Scalfari, dicevamo, finisce ‘un’ mondo. Quanto alla effettiva fine ‘del’ mondo si confida in una proroga. Magari Eugenio che ha sempre avuto rapporti da pari a pari ai massimi livelli, adesso ci mette direttamente una buona parola. Anche se, penserà, non è che abbia un gran senso che il mondo sussista ancora senza di lui. (Ma questo, in fondo, lo pensiamo tutti).

POLITICHE 2023: IL FUTURO CHE CI ASPETTA /16 (continua)