domenica, Giugno 20

Scala – Expo: occasione persa field_506ffb1d3dbe2

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Una breve vacanza per riconciliarsi con il mondo, qualche giorno di sole, bagni, ‘Settimana Enigmistica‘, e tutto il resto del solito rituale estivo. Scusate, ma sono per pochi giorni al mare! La Scala, però, mi raggiunge anche qui, con le notizie che la riguardano, e tra un ‘infradito’ (che brutto termine) ed uno ‘spaghetto a vongole’ (come dicono a Capri), tali notizie non consentono di esimermi dall’affrontare l’argomento.

In effetti, sono successe diverse cose da quando parlammo degli allestimenti acquistati da Alexander Pereira a se stesso a Salisburgo, con successiva, ‘punitiva’ riduzione del suo incarico, da parte del Consiglio di Amministrazione, che ne ha anticipato la conclusione, rispetto a quella prevista per il 2017, alle ore 24 del 31 dicembre 2015, fine dell’anno dell’Expo.

Per esempio, è stato anticipato di un mese l’arrivo ufficiale del sovrintendente austriaco, perché altrimenti il Teatro sarebbe rimasto un mese senza guida   -come mai? non si sapeva già da prima la data in cui Lissner avrebbe terminato il suo mandato?. Si è poi detto che si sarebbero dovuti adeguare gli stipendi dei dirigenti, creando un tetto al trattamento economico, come da decreto Franceschini, arrivando ad un massimo di 240.000 euro lordi l’anno: come noto, alla Scala più di qualcuno sfora … -ricordo che Lissner, da dati del Ministero, avrebbe percepito 817.338,82 lordi l’anno, comprensivi di tutto e che per Pereira, si mormora, fosse previsto, dal suo insediamento, un compenso di poco inferiore al mezzo milione l’anno.

 Eccoci, dunque, allo sciopero alla prima del ‘Così fan tutte‘, determinato sempre dal decreto Franceschini, che prevede, per i dipendenti delle Fondazioni lirico-sinfoniche, una decurtazione dello stipendio tra il 30 e il 40% per i primi 10 giorni di malattia (incidono soprattutto gli ‘integrativi’), decreto che, attualmente, sta subendo modifiche in Parlamento e che prevede, inoltre, una misura superburocratica che vieta ai professori d’orchestra (alla Scala ce ne sono soltanto cinque!) pena il licenziamento, di cumulare, con l’attività orchestrale, un insegnamento all’estero (anche se effettuato fuori dall’orario di lavoro!). Lo sciopero, che si sarebbe dovuto estendere anche a ‘Le Comte Ory‘, è stato interrotto per l’intervento del Sindaco Pisapia che ha fatto sospendere i provvedimenti messi in atto dalla dirigenza del Teatro, in attesa del testo definitivo, proveniente dalla conversione in legge del decreto.

È stata, poi, presentata la nuova stagione 2015, quella attesa per l’epoca dell’Expo, quella per la quale tutto il mondo dovrebbe stare a guardare cosa si fa a Milano.
Naturalmente Pereira ne ha detto tutto il bene possibile, definendola la migliore in assoluto. Ha poi messo ancora una volta le mani avanti per la faccenda relativa al pubblico, che se non la smette di fischiare e di contestare, non farà venire i migliori cantanti del mondo alla Scala, stando alle telefonate (10 su una presunta trentina di star del canto: questo quanto dichiarato!) da lui personalmente ricevute.

Noi rispondiamo semplicemente che quegli artisti che hanno timore del pubblico, non sono certi della verità delle loro capacità, perché, forse, non  sono stati selezionati secondo i criteri dell’eccellenza ma per strade ‘parallele’ come oggi avviene, purtroppo, sempre più spesso. Possono, quindi, rimanere tranquillamente a casa loro, lasciando che il pubblico eserciti quel momento di somma libertà che è il contestare ciò che non gradisce (anche se per Pereira è la cosa migliore del mondo).

Lodi alla programmazione sono arrivate anche dal  maestro Riccardo Chailly, che sarà il prossimo direttore musicale del Teatro, che l’ha definita tra le migliori degli ultimi 50 anni.  Anche in questo caso possiamo capire come mai, visto il ruolo che sta per assumere e per il quale, pare, sia stato voluto personalmente da Pereira.

Ma cosa prevede la stagione prossima? Intanto si divide in due parti, quella che inizia normalmente a dicembre e quella che parte da maggio e che fornirà almeno 100 spettacoli per il periodo dell’Expo. Si tratta, in totale di 17 opere e di 7 balletti, più una serie di concerti ed un festival di orchestre sinfoniche.
Questi in sintesi i titoli delle opere: ‘Fidelio‘ diretto da Barenboim con la regia di Deborah Warner, ‘Die Soldaten‘ di Zimmermann in coproduzione con Salisburgo, ‘L’Incoronazione di Poppea‘ con la regia di Robert Wilson, poi ‘Aida‘ (regia di Peter Stein e diretta da Lorin Maazel) cui seguirà il ‘Lucio Silla‘ acquistato da Salisburgo. Successivamente sarà la volta della ‘Carmen‘ prodotta dal Teatro nel 2008.
A maggio si aprirà la sezione dedicata all’Expo con la ‘Turandot‘ diretta da Chailly con il finale completato da Berio (asfittico, stilisticamente diverso, teatralmente errato, malriuscito, da dimenticare), poi l’opera contemporanea ‘Co2‘ espressamente commissionata a Battistelli con la regia di Robert Carsen, Lucia di Lammermoor, ‘Cavalleria e Pagliacci‘, ‘Tosca‘, ‘Otello‘ di Rossini, ‘Barbiere di Siviglia‘ con i giovani, ‘Bohème‘ di Zeffirelli, ‘Elisir d’amore‘, ‘Falstaff‘ (altra produzione proveniente da Salisburgo) e il Finale di partita di ‘Kurtag‘, anch’esso proveniente da Salisburgo.

Si tratta di una programmazione veramente banale: titoli  scontatissimi (con esclusione del solo Otello di Rossini) come se La Scala dovesse celebrare i dieci più noti al mondo, e come se il pubblico internazionale aspettasse o potesse aspirare solo a quelli, con l’aggiunta di qualche opera contemporanea o barocca: o Incoronazione di Poppea o Bohème, o opera contemporanea o Aida. Il tutto condito dai soliti nomi del teatro di regia per dare quel tocco alla moda o di presunta trasgressione che salva, giustifica, distrae, compensa, e consente, anche a chi non se ne intende, di dire qualcosa sull’opera nelle conversazioni salottiere.
In buona sostanza sembra la programmazione congiunta di un festival e di un teatro impresariale: programmazione di nicchia più super-repertorio! Senza considerare quanti sono i titoli provenienti da Salisburgo: il teatro d’opera più celebre al mondo ne sembra ormai la succursale …

Giudichiamo la nuova stagione inadeguata, inopportuna,  insignificante, contraria alla storia del Teatro ed alla sua immagine, basata su un tatticismo programmatico che mostra la totale assenza di una strategia culturale e nessuna approfondita frequentazione del repertorio, e tradisce, sostanzialmente, una scarsa o nessuna conoscenza della cultura italiana. Insomma, una stagione che ha poco o niente della sbandierata grandezza, a parte, forse, i costi. Una vera occasione perduta.

 

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