lunedì, Agosto 2

Sblocca Italia: No di 6 Regioni Pd alle trivelle di Renzi Sblocca Italia

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L’elettrico venerdì politico di fine luglio si apre con le giustificazioni strappalacrime di Nichi Vendola, l’ex governatore della Puglia, rinviato ieri a giudizio per concussione aggravata nell’ambito dell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’ sui veleni prodotti dall’Ilva di Taranto. Intanto, il parlamento approva in via definitiva il dl fallimenti, definito da molti come l’ottavo provvedimento ‘Salva Ilva’ varato dagli ultimi governi. L’Esecutivo, denunciano i grillini, si rifiuta anche di riferire in aula sul sottosegretario Claudio De Vincenti, coinvolto nell’inchiesta sui presunti disastri provocati dalla centrale Enel di Vado Ligure. Legata al tema ambientale anche la protesta dei No trivelle: 6 governatori regionali del Pd si incontrano oggi a Termoli, in Molise, per rispedire al mittente Renzi il decreto Sblocca Italia.

Dopo l’abbandono di Forza Italia da parte di Denis Verdini, il cosiddetto Verdinexit, l’ex AN Maurizio Gasparri ci consegna la sua analisi politica: «Ma ‘ndo va!». E, infatti, i numeri per formare un nuovo Gruppo di appoggio alle riforme renziane in Senato ancora non ci sono. Contro le norme sulle intercettazioni contenute nel ddl di riforma del processo penale, il M5S, contrario al bavaglio per la libera stampa, mette in scena una opposizione non solo politica, ma anche fisica in commissione Giustizia di Montecitorio accusando i partiti di avere «paura» di essere scoperti. Tutto inutile: testo in aula da lunedì, con tanto di emendamento «porcata a danno della libera informazione» presentato, ça va sans dire, dal deputato Ncd (partito di tribunale e di governo) Alessandro Pagano. Ma il ministro della Giustizia Andrea Orlando è costretto ad una marcia indietro preventiva sul carcere per i giornalisti previsto nel testo. Accordo Whirlpool merito del governo, secondo il ministro Federica Guidi. Ma per Maurizio Landini ha pagato la «lotta dei lavoratori».

I 44 rinvii a giudizio per il disastro ambientale ed umano provocato dall’acciaieria Ilva di Taranto sono notizia di ieri. Si dà il caso che tra questi 44 presunti inquinatori ci sia Nichi Vendola, leader del partito liquido chiamato Sel ed ex presidente della Regione Puglia. Del gaio Nichi rimarranno impresse nella storia politica italiana non le coraggiose battaglie per la parità dei diritti per gli omosessuali, ma la vile telefonata intercettata in cui il Nostro se la ride insieme a Girolamo Archinà, ex ad del colosso siderurgico,  tra i (presunti) responsabili del gioco corruttivo che ha causato l’avvelenamento e la morte di migliaia di tarantini. Oggi uno spaesato Vendola prova a difendersi con una triplice intervista contemporanea a ‘Corriere della Sera’, ‘Repubblica’ e ‘Manifesto’, con tanto di maxi rilancio sulle agenzie di stampa. Non si sa mai a qualcuno dovessero sfuggire le sue puerili giustificazioni. «Questa volta la vivo davvero come una ingiustizia. Io mi sono sempre battuto per l’ambiente. Per 50 anni nessuno si era mai occupato dell’Ilva», balbetta Vendola che poi sottolinea «la fumosità di un’accusa che è stramba: perché avrei dovuto agevolare i Riva? È vero che tengo molto alla mia storia di pacifista ed ecologista. Mi sono sempre sentito in debito con i bimbi di Taranto. E ora invece sono accusato di aver chinato la testa davanti al potente che li avvelenava». Motivazioni talmente accorate da sembrare convincenti. E chi sa che Vendola non riesca a dimostrare la sua innocenza. A spezzare una lancia in favore di Nichi ci pensa chi meno vorresti: l’alfaniano Fabrizio Cicchitto che, con lingua biforcuta, scagiona Vendola dai sospetti corruttivi, ma condanna Sel, considerato da sempre un partito di manettari.

Il tema ambientale collega Taranto a Termoli passando per Vado Ligure (SV) dove anche il sottosegretario Claudio De Vincenti è coinvolto (non indagato) nell’inchiesta sui veleni della centrale Enel a causa delle solite, scomode, intercettazioni (di cui sotto). Nella cittadina molisana di Termoli, invece, si è tenuto il summit delle regioni adriatiche sulle trivellazioni in mare previste dal decreto Sblocca Italia. Presenti i governatori Luciano D’Alfonso (Abruzzo), Paolo di Laura Frattura (Molise), Marcello Pittella (Basilicata), Michele Emiliano (Puglia) e il vicepresidente delle Marche Anna Casini. Assente, ma solidale, anche la Calabria di Mario Oliverio. I presidenti regionali, tutti del Pd ma nessuno renziano doc, hanno confermato la loro «contrarietà unanime» alle trivellazioni previste dallo Sblocca Italia. Un bel guaio per Matteo Renzi, costretto ora a trattare. Un primo incontro è fissato a Palazzo Chigi già per il 29 luglio prossimo.

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