martedì, novembre 13

Piano Savona: il contrario del sovranismo, cioè l’Europa che vorremmo ‘Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa’: su questa e altre simili proposte si gioca davvero il futuro dell’Europa, la nostra stessa sopravvivenza

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Al momento della formazione di questo -peraltro pessimo- Governo, uno dei problemi più grossi fu quello se accettare o meno la presenza del Professor Paolo Savona nell’Esecutivo. Perché? Sostanzialmente perché il suo nome veniva proposto in funzione antieuropea e addirittura antieuro dai due dioscuri della futura maggioranza. Fosse o meno, badate bene, fosse o meno il Professor Savona ciò per cui era indicato, il Presidente Mattarella aveva l’obbligo assoluto di rifiutarlo, ripeto, l’obbligo assoluto. Credo di averlo già spiegato in un precedente intervento su questo giornale, e non credo sia per caso la dichiarazione durissima di Mario Draghi di ieri a proposito del fatto che l’atteggiamento insulso e aggressivo (Moscovici parla di ‘piccoli Mussolini’! dove la parola pesante è ‘piccoli’) del Governo italiano ha provocato un balzo dello spread e conclude ancora più duro: «… Il nostro mandato non è garantire che il deficit pubblico dei governi sia finanziato in qualsiasi condizione».

Comunque, l’obbligo deriva dal fatto che l’Italia fa parte della UE e dell’euro, e che la sua partecipazione è costituzionalmente garantita, ripeto costituzionalmente garantita, da almeno tre cose: il fatto che l’Italia ha sottoscritto i trattati europei, ivi compreso il ben noto Fiscal Compact introducendolo nella nostra Costituzione con la modifica dell’articolo 81; dal fatto per il quale in varie numerose e ripetute sentenze la Corte Costituzionale ha riconosciuto che le norme di diritto europeo prevalgono costituzionalmente sulle norme italiane, fino al punto (perfettamente coerente con quanto fin qui detto) che i giudici italiani debbono non applicare le norme italiane in contrasto con quelle comunitarie; infine il fatto, fondamentale come pochi, che il primo comma dell’articolo 117 della nostra Costituzione dice espressamente «La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali», ‘vincoli’, cioè obblighi inderogabili. Una limitazione della sovranità italiana, si dice spesso, in particolare da parte dei sovranisti oltranzisti e ignoranti (leggisi: ‘che ignorano’) tipo Matteo Salvini, e si afferma in varie sentenze della Corte Costituzionale; affermazione secondo me errata. Non c’è alcuna limitazione della sovranità italiana, come non c’è alcuna limitazione della sovranità di alcuno degli Stati membri dell’UE, ivi compresa la Germania che, nel timore che lo si possa pensare, sottopone ad un inutile controllo parlamentare le norme comunitarie. Non c’è limitazione, perché in realtà c’è solo un modo diverso, e infinitamente piùavanzato’, di esercitare la sovranità, che non è prerogativa dello Stato, come i nostri politicanti credono, ma del popolo (articolo 1 della Costituzione) che esercita la sovranità nei modi regolati dalla Costituzione. Il nostro, grazie a dio, è ancora uno Stato di diritto.

Ora, Savona, che fa parte, in posizione più defilata, per dir così, del Governo e, sostanzialmente ignorato da gran parte della stampa -e ora si vedrà perché- e del ceto dei nostri politicanti, ‘produceun documento, che invia a tutti i Paesi membri della UE e che si intitola: ‘Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa’.

Confesso che il solo titolo del documento mi ha dato l’itterizia: non sopporto il modo, purtroppo molto frequente ma che io definisco buffonesco, di usare parole difficili solo per fare vedere quanto sei bravo: che cavolo è la ‘politeia’, non si poteva dire semplicemente ‘repubblica’ o ‘bene comune’. E va bene, il professore ha il suo linguaggio e vuole farci sapere che ‘sa’ il greco. Ma, superato il problema del titolo un altro colpo basso: «With a courtesy translation in English»! L’itterizia è diventata violenta, pruriti in tutto il corpo: non sopporto questa mania, rozzamente provinciale e prona, di scrivere in inglese e poi, ma ci pensate: noi uno dei sei Paesi fondatori dell’Europa, la cui lingua è una delle lingue ‘ufficiali’ della UE e che, fino a quando grazie alla cortesia della Germania non è stata abolita, una delle ‘lingue di lavoro’ dell’UE, che traduciamo un documento! Ma che se lo traducano loro, in inglese, poi, quando ormai l’Inghilterra toglie il disturbo, e quindi la sua lingua sparisce da quelle ufficiali … E la rabbia è diventata funesta (non sono Achille ma nel mio piccolo mi arrabbio anche io) quando ho visto l’epigrafe: la solita frase di Machiavelli, ma poteva essere di Proust o di Marx, una di quelle frasi insulse che si trovano nei libri delle citazioni. Per di più, espressione di un tono un po’ sofferente dell’autore del documento, che sembra dire ‘eh lo so che mi tocca non essere capito o apprezzato, ma la colpa è vostra che non capite il mio genio’ o simili.

Ho letto il documento. Mi aspettavo strafasci, promesse di uscire dall’euro, dall’Europa, dal mondo. E invece esattamente tutto il contrario (vuoi vedere che è per questo che oggi non ne parla nessuno?), un documento in un linguaggio tecnico irto e difficile, tutto da addetti ai lavori, quasi incomprensibile almeno per me e completato da due studi ancora più tecnici, pieni di formule, grafici, ascisse e che so io.

E invece -a pagina 3- le prime parole del documento: «L’Europa unita trova il suo fondamento nel principio affermatosi nella convivenza civile tra i popoli che se si muovono le merci non si muovono le armi», quasi le stesse parole, che ho usato anche io qualche tempo fa, e poi: « Il Governo italiano riconosce che il mercato comune, di cui l’euro è parte indispensabile, è componente essenziale del suo modello di sviluppo, ma ritiene che l’assetto istituzionale dell’Unione Europea e le politiche seguite, non corrispondano pienamente agli scopi concordati nei Trattati». Eh, no, ma qui si dicono cose serie, altro che, e allora si legge. Leggetelo, ne vale la pena.

Eh sì, perché, in una sintesi rozza, si dice: che l’euro è cosa buona e giusta, ma che è stato fatto senza tenere conto adeguatamente delle differenze strutturali tra i vari Paesi, che andavano corrette prima, ma che ora vanno corrette non con una attenzione esclusiva ai pareggi di bilancio, ma alle realtà economiche e alle esigenze di sviluppo; che la Banca centrale europea, è stata costruita senza adeguati poteri e mezzi, ma che Draghi è stato bravissimo a farle fare cose fondamentali, che ci hanno aiutato eccome; che un mercato comune, come quello europeo, non può esistere senza una moneta comune. Altro che uscire dall’euro! Principalmente si dice che un sistema come quello non può funzionare se i poteri della UE non si ampliano ancora rispetto agli Stati, fino alla costituzione di un vero e proprio Ministero europeo delle finanze (o dell’economia o chiamatelo come volete). Che in un mercato del genere una politica dei surplus, danneggia tutti, perfino chi ne è titolare, cara Signora Angela Merkel! Che il mercato unico europeo è per i popoli, per le persone, e che sono i popoli e le persone che lo devono governare … qui forse forzo un po’ il pensiero di chi lo ha scritto, ma a me sembra di leggere l’articolo 1 della nostra Costituzione: la sovranità appartiene al popolo, che, però, la esercita nei limiti e con le modalità espresse nella Costituzione stessa.

Forse non ho capito nulla, ma è il contrario del sovranismo e, per di più, è una proposta operativa e pratica per fare ciò che il Professor Carlo Galli giudica impossibile se non con un bagno di sangue. Trasferire la sovranità all’UE? Eh no, lo ripeto, non è questo il tema: la nostra sovranità va esercitata attraverso la UE e non più (progressivamente, come ovvio) attraverso i piccoli governi nazionali.

Questa idea, questo progetto (purtroppo, lo ripeto, reso astruso e difficilissimo, mentre invece avrebbe dovuto essere semplice chiaro e piano, accessibile a tutti, specialmente i singoli cittadini) viene portato all’Europa, con la proposta formale di costituire un gruppo di lavoro, che entro la prossima riunione del Consiglio, prima delle elezioni e quindi molto a breve, elabori una proposta operativa, che, e mi pare il senso più forte della proposta, non richiede e non richieda modifiche ai trattati, ma scelte operative possibili alla luce e nell’ambito del trattato, così come è: per interpretazione, quindi subito! Speriamo solo che questo gruppo sia composto tutto da persone serie e competenti … a Beppe Grillo e Luigi Di Maio non piacerà, ma ce ne faremo una ragione.

Siamo, permettetemi di aggiungere, secoli luce lontano dal condominiale incontro tra il, nostro Salvini e Horst Seehofer, per tenerci ognuno i propri migranti. La politica europea, la politica di 500 milioni di persone, la politica della seconda o terza più grande potenza economica del mondo, ridotta a contendersi qualche centinaio di disgraziati … ‘palestrati’ e vaccinati, certo,

Ancora una volta lo ripeto: forse non ne ho capito nulla, ma su questa e altre simili proposte si gioca davvero il futuro dell’Europa, ma quindi anche, bisogna dirlo chiaro, della nostra stessa sopravvivenza.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.