venerdì, dicembre 14

Savona già oltre la manovra: serve un Ministero dell’Economia dell’eurozona Il mercato e la moneta unici soffrono a causa di una «architettura istituzionale» inadeguata, dice Savona, ovvero bisogna centralizzare a Bruxelles molto di più di quanto non sia oggi

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In termini molto ‘soft’, come è sua abitudine, ma anche netti, come è altra sua abitudine, il professor Paolo Savona è tornato sul tema del bilancio e dello scontro con la UE. Dicendo due cose chiarissime.
La prima, che l’Europa è una costruzione che richiede un mercato e una moneta unici (avete letto bene: mercato unico e moneta unica, chiaro signori Matteo Salvini e Luigi Di Maio?) che allo stato soffrono a causa di una «architettura istituzionale» inadeguata, tanto che non è in grado di affrontare gli shock che arrivano dall’esterno -leggi la crisi internazionale di provenienza americana.

L’inadeguatezza della architettura significa una sola, semplice, e chiarissima cosa, che, purtroppo e qui il professor Savona a mio parere si illude, è agli antipodi di ciò che ‘pensano’ Di Maio e Salvini, così come Grillo e Dibba, da una parte, e Claudio Borghi & co., dall’altra; significa infatti: rafforzare la struttura istituzionale europea. Rafforzare, non indebolire e meno che mai smantellare. Rafforzare, significa centralizzare a Bruxelles molto di più di quanto non sia oggi. In altre parole, semplifica, un po’ brutalmente: creare a Bruxelles un Ministero dell’Economia, almeno dell’eurozona, che sostituisca i ministeri nazionali.
Come dire: non una, ma due dita negli occhi di Salvini. Ma anche, va detto con onestà e chiarezza, negli occhi di certi tedeschi teutonici, tipo il biondo Jens Weidmann, Presidente della Bundesbank (familiarmente Buba). Realizzare ciò, è ovvio a chiunque, salvo, temo, al nostro Governo, si può solo ed unicamente trattando, trattando, trattando, innanzitutto per una modifica della ‘architettura’ e, in questo ambito, per una diversa gestione dei nostri problemi specificamente italiani.

I temi, in altre parole, come ho già detto più volte, si tratta di negoziare due cose diverse e su due piani diversi, che però per essere credibili vanno gestite in maniera unitaria, coordinata: una modifica di prospettiva della struttura organizzava dell’UE, cosa molto delicata e difficile, da condurre ad altissimo livello di competenza, diplomazia e credibilità (non è, in altre parole, roba per l’ignoto Conte o, figuriamoci, i già troppo noti Salvini e Di Maio) e pertanto, forse, proprio da Savona, sempre che lo stesso riuscisse a ridurre talune asperità del suo modo di essere e a sopportare meglio le asperità altrui, compresi, tanto per dire, sia Sapelli, che Monti che … Mattarella! E, in secondo luogo trattare sul bilancio come dico avanti.

L’altra cosa fondamentale che il professor Savona dice con chiarezza, e che invero dicono anche altri come i predetti, sia pure con modi e toni diversi, e, nel mio piccolo io stesso, è che la manovra economica italiana non può non essere in deficit, e che quindi vanno combattuti gli atteggiamenti ragionieristici di taluni Stati, più che della Commissione -che non può non tenerne conto visto che alla fin sono gli Stati quelli che decidono e che sono molto ‘intimoriti’, e quindi poco propensi a cedere gran che dagli atteggiamenti bellicosi e anti-europei del duo Salvimaio- ma con la precisazione che quel deficit (Savona, in realtà non si pronuncia sulla sua entità, ma è chiaro che quella scelta dal Governo o una molto simile andrebbe bene) va utilizzato per investimenti produttivi, investimenti pubblici o privati produttivi, cioè capaci di determinare altri investimenti correlati e capaci di aumentare l’occupazione, cioè ridurre la disoccupazione. Cito testualmente: «Per affrontare questa congiuntura dobbiamo discostarci dal rientro nei parametri fiscali europei, concordati dai precedenti Governi, per garantire, d’accordo con le autorità europee, stabilità economica e politica; la proposta permetterebbe ragionevolmente di ritornare in un triennio sul sentiero del riaggiustamento del deficit di bilancio strutturale e della riduzione del debito pubblico sul Pil. Ma un passo indispensabile di questa strategia deve essere il rilancio degli investimenti pubblici e privati».
Questo significa semplicemente che sono da bandire completamente e interamente sia il reddito di cittadinanza, sia la follia della quota 100. Semmai, questo non lo dice Savona ma mi permetto di dirlo io, unificando e razionalizzando le infinite piccole prebende di cui è pieno il nostro bilancio a favore delle persone disagiate (si parla di decine di miliardi, se non sbaglio) in modo da venire incontro alle esigenze più urgenti delle persone.

Savona, infine, aggiunge una notazione, quasi di passaggio (ma non è di passaggio secondo me) e tutta da interpretare, che si riferisce agli italiani (cioè a noi cittadini) per dire: «In tal modo si rafforzerebbe la fiducia dei mercati sulla solvibilità del nostro debito pubblico, già di per sé solida per l’esistenza di un’ingente ricchezza finanziaria nelle disponibilità degli italiani (3.500 miliardi di euro netti) e di un flusso annuo di risparmi in eccesso (circa 160 miliardi nel triennio 2019-2021) testimoniato dal saldo positivo degli scambi con l’estero». Che ciò voglia o meno prefigurare una ‘patrimoniale’, Savona non lo dice, ma è come se una famiglia dicesse alla banca, cui chieda altri soldi: ‘si ho molti debiti, ma i soldi in più che ti chiedo li uso per costruire una azienda e comunque, male che vada, mio padre ha una casa di grande valore’.
Ciò accade e viene detto, non via facebook o Instagram o twitter o altre sciocchezze, ma con una bella lettera con tanto di firma, inviata ad un grande giornale, orrendo perché di proprietà “impura” (come dice Di Maio) e non credo che sia un caso! E per di più il giorno dopo che si è saputo che il nostro PIL è fermo, anzi retrocede.

Savona non ne parla. Ma in questi giorni anche commentatori autorevoli si sono sbracciati a dire che ‘non è tutta colpa di questo Governo’, per dire che, certo, ci sono colpe storiche, ma questo Governo ha fatto di tutto perché le cose continuassero come prima, anzi peggio. Cito solo a caso il professor Mario Monti, venerdì scorso a ‘81/2’! Parole, subito ripetute ‘a pappagallo’ senza capirne lo spessore a mio parere dal solito Di Maio, sempre più terrorizzato non solo dai suoi guai personali, ma dall’arrivo di Dibba: «È logico che l’economia si fermi se l’ultimo governo del Pd ha fatto una manovra insipida che non aveva alcun investimento» … sempre colpa degli altri, sembra la signora Virginia Raggi!
Poi, si legge (su facebook o non so dove) a stretto giro, un altro parto della saggezza di Di Maio: «Non fermiamoci ai numerini. Se l’economia rischia di fermarsi noi dobbiamo fare una manovra che mette soldi nell’economia», ma che bravo, ma poi, per essere sicuro che non si possa credere che sia cosciente di ciò che si deve fare, aggiunge: «nella trattativa, se non si chiede al Governo di tradire gli italiani, perché noi non tradiremo gli italiani, possiamo portare avanti tutti i punti di caduta (sic!) e compromessi che vogliamo», e ti cadono le braccia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.