sabato, ottobre 20

Savona: e se fosse lui a salvare la tenuta dell’Italia nella UE? Mentre Salvini straparla contro l’Europa e contro il Presidente della BCE Mario Dragi, Savona elogia Draghi e produce un documento a favore dell’Europa contro il quale forze del Governo lavorano

0

Come già detto in passato, e non posso che confermarlo oggi, nei confronti di un Governo come il nostro, tutto intento a permettere ai due dioscuri in concorrenza spietata fra di loro a chi è più presente sui ‘social’, la cosa più sbagliata, anzi, stupida, che si possa fare è impartire lezioni sussiegose o peggio minacce. Mi sembra semplicemente banale, ovvio al livello di un bambino di tre anni. E invece, i nostripoliticanti brussellesi non perdono una occasione che sia una per fare esattamente ciò che non si deve: aggredire verbalmente e in maniera didascalica se non minacciosa.
È un invito a nozze per gente come Matteo Salvini e Luigi Di Maio, poco avvezzi ai congiuntivi, non precisamente cime di cultura (l’uomo fatto per il 90% di acqua è solo la cosa più comica, ma certo non sarà l’ultima), anzi ostili ad essa che, infatti, sulle orme del comico, chiamano istruzione, per cui essi non perdono l’occasione per lanciare insulti in risposta, incaponirsi nelle proprie proposte bolse e millantare strafasci, compresa la proposta di fare dimettere il Ministro delle Finanze. Che ciò porterebbe in pochi giorni al fallimento del nostro Paese è talmente evidente che non occorre dirlo, ma proprio per questo è ciò che i due fanno allegramente per puro spirito di ripicca, di rivalsa, di affermazioni del proprio sterminato ego, travestito da sovranismo, di mania da proscenio.

Fin tanto che ciò accade con riferimento a gente come Pierre Moscovici e Günther Öttinger, la cosa non è importante, sono personaggi fini a se stessi, che credono di potere ‘imporre’ e non governare: mutatis mutandis sono la copia conforme dei due nostrani di cui sopra. Per cui, sparargli addosso, per dir così, ‘non leva e non mette’.
Ben diversa è la situazione per quanto riguarda Mario Draghi, che dall’alto della sua competenza, nel salvare (letteralmente e molti lo dimenticano ingenerosamente) l’Europa, in essa ha salvato l’Italia, che non ha saputo apprezzare la mano tesa e ha lasciato che le cose andassero male egualmente. Ma la colpa è solo nostra: gli altri Paesi, che infatti crescono il doppio di noi, se ne sono avvantaggiati. Ben diversa, dicevo, perché?
Per due motivi, l’autorevolezza indiscussa del personaggio, e l’incomprensione assoluta del senso di ciò che ha detto. A parte la prima ragione, la seconda merita un piccolo approfondimento. Che Draghi abbia espresso quel giudizio, anche per rendere ben chiaro che non avrebbe aiutato il nostro Paese a controllare il proprio debito e deficit, come più o meno nascostamente gli era stato chiesto (parliamoci chiaro: i nostri orgogliosi sovranisti glielo hanno chiesto eccome! Di nascosto naturalmente), è molto probabile e del tutto logico: Draghi agisce per l’Europa non per l’Italia. E in questo senso il messaggio rozzo come pochi di Salvini (ingrato per ciò che finora Draghi ha fatto per noi!) per cui gli italiani nelle istituzioni europee e mondiali devono prima di tutto ricordare di essere italiani, è non solo rozzo, ma autolesionistico e dannosissimo proprio per quegli italiani che in un colpo hanno perso ogni credibilità. Ma c’è di più. Il messaggio di Draghi è certamente rivolto a quei buffoncelli dei nostrigovernantiperché stiano attenti a quello che dicono, ma è rivolto molto di più all’esterno: è un modo per dire, infatti, agli investitori stranieri (fortemente calati negli ultimi mesi, calati come numero e ciò è pericolosissimo, perché attesta della sfiducia crescente nel nostro Paese) di non curarsi troppo di ciò che dicono i nostri governanti, perché non sanno quello che dicono e quindi possono tranquillamente investire nel nostro debito pubblico. Forse lo ha detto in maniera un po’ ‘brusca’, ma a me pare chiaro che il senso del suo messaggio sia almeno anche questo. E di ciò i due dioscuri. poco istruiti come vuole il comico (lo ricordate, l’anatema contro gli ‘istruiti stupidi’?) dovrebbero, se magari qualcuno glielo spiega, ringraziare Draghi, invece di insultarlo, facendo ‘cadere un altro tabu’, l’attacco mai visto al Governatore della Banca Centrale Europea. A parte che di questo tabu non sapevo nulla, attaccare chi ti aiuta e ti difende è stupido e quindi in questo senso violare il tabu è stupido due volte.

In questo ragionamento si inserisce, a mio parere, il tema Paolo Savona. Il Ministro era temuto senza vera ragione, ma in parte per sua colpa: se avesse spiegato meglio, forse il problema sarebbe stato superato. Chi non ricorda l’attesa quasi spasmodica della sua ‘dichiarazione’ che venne anodina e poco chiara. Ma tant’è. Il tema è, o potrebbe essere, proprio lui, e questa volta non ad opera di Sergio Mattarella.

Mi spiego. L’altro giorno il professor Savona ha prodotto, nella sua qualità di Ministro della UE, un complesso documento che, diversamente da ciò che ci si sarebbe potuto attendere, non solo non era contro l’UE, ma ne era fortemente a favore e, non solo non era unacritica a Draghi’ (come molti giornali hanno titolato), ma ne era a favore, tanto che il 15 Settembre, lo ha ribadito e precisato puntigliosamente (che fatica farsi capire da chi non sa e non vuole capire!): «La sua (di Mario Draghi) abilità ha consentito di superare i vincoli della sua azione di fronte alle carenze statutarie, come ha confermato la Corte di giustizia investita del problema da parte della Germania. Ma ciò ha richiesto tempo e trascinato polemiche non ancora sopitesi. Meglio incorporare i poteri nelle norme statutarie, affinché si affermi la volontà democratica propriamente definita e non quella puramente giurisdizionale. … Draghi è stato un valente Presidente che ha operato in una condizione di grandi difficoltà. Il problema è che le istituzioni devono essere ben regolate per ogni circostanza, cosa che attualmente manca».
Esattamente l’opposto di ciò che hanno capito e di ciò che vogliono Salvini e Di Maio, che perseguono il fine, illegittimo (lo ripeterò finché avrò fiato, illegittimo), di rompere l’UE o almeno di uscirne. E infatti, Savona lo ha ripetuto, con paziente stanchezza (c’è un bellissimo filmato che lo evidenzia) quando ha detto, notate la finezza e l’ironia (cose ignote a ‘Salvimaio’ e ovviamente al comico): «Guardi, è ciò che spiego a mia moglie ogni giorno. C’è una risposta che mi ha insegnato l’ex governatore Menichella: ‘chest so’ ‘e carte e cu chest s’adda jucà».
Da giurista so bene (lo impariamo al primo mese nelle Facoltà di Giurisprudenza, è un concetto basilare) che più parole ci sono in una disposizione di legge, maggiore è la probabilità che quella norma venga applicata in maniera diversa dalle intenzioni di chi la ha scritta. Ma questo è un altro discorso.
Pare, riferisco notizie di stampa, che Savona sia molto irritato perché il suo documento non è stato immediatamente trasmesso a Jean-Claude Juncker (altri dicono che in realtà è Juncker che non lo ha voluto … il che mi sembra francamente improbabile, anzi impossibile, alcoolici inclusi) e che, dunque, Savona sia arrabbiatissimo con l’ambasciatore italiano. Io non so come stanno le cose. Ma credo sia molto improbabile che un ambasciatore alla UE rifiuti di trasmettere un documento che viene dal suo Ministro di riferimento (tutto è possibile, ma la nostra diplomazia ha ancora un minimo di senso dello Stato … credo) a meno che … a meno che l’ordine di non trasmettere sia venuto da un ministro ‘più importante’, che so Salvini (ma di nuovo ci credo poco) o direttamente da quello che Mattarella presume sia il Presidente del Consiglio dei Ministri, e che pensa di essere avvocato del popolo e premier, ovviamente su sollecitazione di altri. O forse, viste certe odierne vicende … autonomamente?

Al di là della verosimiglianza dell’una o dell’altra ipotesi, a me pare evidente che questi treSalvini, Di Maio e Savonaabbiano urgente bisogno di vedersi e parlarsi a quattr’occhi per decidere quale sia la politica italiana, se non altro per non aggiungere alla diffidenza anche la risata.

Direte, ma manca l’avvocato del popolo. No, a che serve, lui poi è tutto preso dalla lettura di un Bignami di storia patria (una ventina di pagine e ce ne metterà di tempo!) per scoprire che lo 8 Settembre 1943 è la data della resa della resa chiaro?italiana nella guerra infame, fatta in alleanza con i tedeschi, dopo la fuga ignobile del re, mentre il 25 Aprile 1945 (due anni dopo, avvocato!) è la data della così detta liberazione, e più precisamente (giusto per ricordarlo ove mai debba andare a fare lezioni a Roma Sapienza … hai visto mai!) il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, presieduto da Luigi LongoEmilio SereniSandro Pertini Leo Valiani, proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai tedeschi alleati della Repubblica di Salò, ordinando a tutte le forze partigiane  di chiedere la resa ai tedeschi e ai ‘repubblichini’ prima ancora dell’arrivo delle truppe degli ‘alleati’.

Ma ne vale la pena di spiegarglielo?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.