sabato, Aprile 10

Satira e politica: parla Carlo Gubitosa field_506ffb1d3dbe2

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La politica guardata dalla satira, un risultato ben diverso dalle cronache politiche che danno conto di questa o quella presa di posizione, di questa o quella replica. La satira guarda al sodo. Sa trarre l’anima del personaggio e su di essa costruisce ironia facendo allo stesso tempo informazione. L’autore satirico è giornalista, ma anche disegnatore e comico. E i politici, la politica non possono farci nulla. “E’ la satira bellezza” e non si può eccepire. Ma quali temi vive la satira ai tempi del governo Pd-Ndc? Quali sono i pericoli? Quali i segreti del mestiere? Vive e lavora con la satira Carlo Gubitosa, direttore di ‘Mamma‘, la coraggiosa rivista “autoprodotta dai fumettisti e dai giornalisti che ne realizzano i contenuti”. Una scommessa editoriale che punta su un popolo di affezionati abbonati.

Carlo Gubitosa, la satira al tempo delle “strette intese”, una impresa impossibile o uno stimolo in più?

La satira è sempre possibile, almeno fino a quando ci sarà un potere da smascherare, un imperatore del quale si potrà dire che è nudo mentre tutti applaudono i suoi meravigliosi vestiti. Le larghe intese tra potenti ci sono sempre state, anche quando non governavano assieme, e quello che a prima vista sembra un inedito inciucio per la satira è solo un modo più onesto di rappresentare un potere trasversale ai simboli di partito.

Per 20 anni Berlusconi ha offerto occasioni di satira, qual è l’episodio che ha dato maggiori ispirazioni?

Più che ispirazioni ci sono state aspirazioni, e come nel vortice di una cappa aspirante tutta la satira dell’ultimo decennio è stata risucchiata dal centro di gravità di questo uomo che da sempre è la parodia di se stesso. Per questa ragione abbiamo deciso di bandire dalle pagine della nostra rivista Mamma! l’ex premier dal “culo flaccido” quando ci siamo accorti che stava debordando anche sulle nostre pagine autoprodotte.

Anche nel centrosinistra sono stati molti i personaggi sotto il mirino degli autori satirici, tra questi D’Alema. Qual è stato anche in questo caso l’episodio di maggior richiamo?

L’episodio su D’Alema che ricordo con più nitidezza è quello accompagnato dalla reazione più feroce, quella querela da tre miliardi scagliata contro Giorgio Forattini dall’ex premier D’Alema, raffigurato mentre “sbianchettava” il fantomatico “archivio Mitrokhin”. Le polemiche scaturite da questo episodio furono talmente feroci che Forattini abbandonò “La Repubblica” sotto il peso di quelle pressioni, confermando che a volte una vignetta può colpire il potere in modo più efficace di una inchiesta. E infatti tra le malefatte di D’Alema questa querela (poi ritirata) si ricorda più facilmente della “guerra umanitaria” in Serbia di cui è stato il condottiero.

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Nuovi personaggi approdano nell’agone politico, Renzi, Salvini, Alfano. Come li accoglie la satira?

Alfano è la spalla senza protagonista che fa perdere brio alla comicità, Salvini cerca di sorpassare i padri fondatori del partito ma nonostante i suoi sforzi non potrà mai essere grottesco come Borghezio, volgare come Bossi ed eversivo come Calderoli, sembra che nell’evoluzione del leghismo la “generazione trota” sia tutta da buttar via. Il materiale umano più ghiotto è indubbiamente Renzi, che è riuscito a creare quella destra perbene e dalla faccia pulita di cui tutti sentivano il bisogno. Peccato che lo abbia fatto coi voti della sinistra, ma è proprio da contraddizioni come questa che la satira trae la sua linfa vitale.

Il pubblico italiano come accoglie l’opera satirica?

Il pubblico italiano ormai non è più spettatore della satira, ma la interpreta quotidianamente da protagonista. L’ignoranza, la volgarità, il pressapochismo, la cialtroneria e la presunzione che ci circondano sono una formidabile esasperazione satirica dell’italianità. Il segreto è saperne ridere, dall’interno, cercando il cialtrone che è in ognuno di noi per combatterlo a suon di pernacchie nonviolente.

Il motto di “Mamma” è “se ci leggi è giornalismo. Se ci quereli è satira”. Il filo è sottilissimo. Quali sono i segreti per non sfociare nel penale?

La ricetta è molto semplice: un 5 per cento di mestiere, per sapere con esattezza fin dove si spingono i tuoi diritti e scrivere con tutte le accortezze del caso. Un 5 per cento di fortuna, perché anche articoli impeccabili possono essere trascinati in tribunale se il diretto interessato si sveglia con la luna storta. E un 90 per cento di anonimato: quando non hai i riflettori puntati addosso e dialoghi col tuo pubblico anziché arringare le masse, puoi permetterti di dare voce liberamente e senza freni al sentimento popolare, come abbiamo fatto noi sulla nostra rivista trascinando l’ex ministra Gelmini nel mondo dei comics per coinvolgerla con nostra grande soddisfazione in una innocua e liberatori sparatoria a fumetti.

Chi, tra i politici non sopporta proprio la caricatura e la satira?

Non saprei proprio dirlo, non sono abbastanza introdotto in quel mondo. Ovviamente il nostro auspicio è quello di dare il massimo fastidio al maggior numero di capetti, leaderini e unti dal signore.

La vostra casa editrice, Altrainformazione, si occupa anche di fumetti, di attualità, come quello la “R-esistenza Precaria” dell’operaio Nicola, disegnato da Marco “MP” Pinna, quali lavori privilegiate?

Ci piacciono tutti i fumetti che oltre a far ridere, fanno anche pensare, e siamo convinti che oggi la microeditoria a fumetti puo’ svolgere un ruolo di emancipazione sociale simile a quello che hanno svolto in passato altri strumenti di ribellione comunicativa come il ciclostile, le radio libere, le telestreet e le paleocomunita’ virtuali pre-facebook che si aggregavano agli albori del web.

Quanto è difficile “campare” di satira?

In Italia è semplicemente impossibile. Quei pochi che lo fanno sono l’eccezione che conferma la regola. Ormai la satira è una missione, una delle ultime vocazioni pure rimaste assieme a quella del missionario in zone malariche. E in fin dei conti rispetto alla malaria il rischio dell’indigenza è un male minore. Chi si getta in questo girone infernale sa bene che ha una probabilità su un milione di sbarcare il lunario con quello che fa, ma si aggrappa a quella probabilità come una scusa per farlo comunque, e il “non si sa mai” diventa il pretesto per dare sfogo alla propria passione narrativa descrivendola come una potenziale fonte di reddito.

Arte e satira convergono?

Non sempre, ma quando lo fanno c’è davvero di che restare affascinati. Me ne sono convinto guardando le illustrazioni di Mauro Biani, che di recente abbiamo voluto stampare in grande formato in una tiratura limitatissima e gia’ esaurita, proprio per toglierci lo sfizio di dimostrare che l’arte Pop non si è fermata a Warhol.

Come è cambiata secondo te nel tempo e qual è il rapporto con i committenti di un tempo, ovvero le grandi testate giornalistiche?

Ormai sui grandi quotidiani, a parte le grandi firme con tariffari invidiabili, la vignetta satirica è un prodotto dal valore sempre piu’ spinto verso lo zero, e te lo dico per esperienza diretta: la nostra rivista di giornalismo a fumetti è nata proprio perchè il quotidiano dove ho mosso i miei primi passi come autore satirico (Liberazione) aveva proposto al nostro gruppo di continuare a lavorare gratis. E a quel punto tanto valeva diventare editori di noi stessi.

Con Gazebo, la striscia di informazione politica di Diego Bianchi, la satira disegnata sembra essere approdata in Rai. Come vedi questo tentativo?

Lo vedo benissimo perché è stato affidato alle matite di Makkox, al quale sono molto affezionato sia come lettore dei suoi fumetti che come amico. Marco ha quella capacità di parlare al pubblico dei grandi media, dal web alla tv senza mai venir meno al patto con i suoi lettori della prima ora. Sta dimostrando che per un autore di satira la TV può smettere di essere una vetrina per diventare un nuovo terreno da esplorare, e in questo gli auguro ogni fortuna, anche perché spero che prima o poi il successo gli regali il tempo libero necessario per raccontarci a fumetti come vanno a finire le storie di Don Mimi’, il suo personaggio che amo di più.

Anche la satira ha il tabù della presidenza della Repubblica?

No di certo. Questo tabù lo abbiamo infranto sin da subito io e Mauro Biani, con questa vignetta del 2006 alla quale sono molto affezionato: http://www.scomunicazione.it/gallery/img_gallery/mauro_biani/turco-napolitano.jpg

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Satira è anche donna?

La satira può essere donna, uomo, gay, lesbica, transgender e bisessuale, perchè è il linguaggio dei deboli e degli oppressi, che non conoscono distinzioni di genere. Sono contentissimo che su Mamma! anche molte donne siano riuscite a ritagliarsi degli spazi, e sarei contento di essere rimpiazzato da una donna quando ci sarà un cambio alla direzione della rivista, condizione indispensabile per la sopravvivenza di qualunque progetto editoriale.

 

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