mercoledì, Settembre 22

Satelliti spaziali: piccolo è bello?

0
1 2


Le turbolenze mediorientali e le pressioni di un continente asiatico che punta sempre più a ritagliarsi spazi vitali tra l’Europa geografica e l’America finanziaria, caratterizzano una fase storica di questo avvio di XXI secolo che impone presidi sempre più elevati per salvaguardare talune frange particolarmente vulnerabili dell’economia mondiale ma più ancora per la sicurezza dei cittadini e delle cose pubbliche; gli strumenti che rafforzano sempre più l’opera di una sorveglianza del territorio con la massima accuratezza ed il maggior risparmio possibile di investimenti rappresentano un elemento imprescindibile per la pacifica convivenza.

Lo spazio ha offerto sin dai suoi primordi le migliori aree di monitoraggio consentendo un’osservazione puntuale e al di fuori di un territorio diretto di scontro. La guerra fredda potrebbe ricalcare ogni sua fase con elementi che hanno osservato e sorvegliato i territori dei competitori, a est come a ovest costringendo le principali cancellerie ad una corsa per inseguire e superare le tecnologie disponibili. L’era delle grandi missioni, dove l’immaginario è ancora orientato al gigantismo però sta per essere doppiato dall’attenzione degli utilizzatori dei servizi spaziali che oggi sta confluendo sulla ridotta dimensione dei suoi prodotti. E se a prima impressione l’affermazione può apparire contraddittoria, proveremo in queste righe a dare un senso a talune scelte industriali che tra qualche decennio trasformeranno completamente la vita sulla terra.

 

Le missioni satellitari

Escludiamo le attività scientifiche e di ricerca che, rispondendo ad altri dettati e a diverse logiche di politica industriale, rappresentano un segmento a parte rispetto alle utilizzazioni istituzionali e a quelle per le attività commerciali, ovvero principalmente le telecomunicazioni dallo spazio. Queste missioni satellitari – che sono il focus di quanto stiamo ora narrando – sono per loro natura estremamente costose, laddove incorporano attività che si principiano con un design commerciale per poi giungere alla costruzione, al lancio ed alle operazioni che ne parcellizzano l’utilizzo. Se nel passato, le industrie aerospaziali hanno orientato la loro attenzione verso missioni in grado di imbarcare un maggior numero di satelliti sugli stessi lanciatori per restringere i costi generali, in questa logica si è accertato che inserendo nel carico utile anche progetti in miniatura (classificati con micro, nano e pico satelliti) per utilizzazioni scientifiche e accademiche, si è valutato che gli spazi occupati a bordo dei vettori convenzionali possono essere una valida opportunità con caratteristiche anche remunerative per i fornitori dei servizi. Infatti, la concretizzazione di nuove tecnologie nel dominio dei piccoli satelliti mostra di offrire opportunità assai significative per il loro impiego nell’ambito delle costellazioni, dei raggruppamenti e delle formazioni satellitari, così che anche i satelliti di più piccole dimensioni si confermeranno un vero affare e anche una grande opportunità per gli utilizzatori. La maturazione prevista delle tecnologie legate ai piccoli satelliti – necessaria per tenere bassi i prezzi proposti dal produttore – sposterà così l’interesse dei fruitori finali verso l’adozione dei mini satelliti anche in campi coperti fino ad oggi da applicazioni più quantitativamente significative, ovvero l’osservazione della Terra e le telecomunicazioni i cui domini applicativi rappresentano la maggior parte del mercato atteso.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->