sabato, Luglio 24

Sarri-Mancini: l’affare si ingrossa ‘La Gazzetta dello Sport’, l’allenatore ‘notoriamente eterosessuale’ e tutto il resto..

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Come era chiaro sin dall’inizio, l’affare delle polemiche per gli insulti omofobi rivolti da Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, a Roberto Mancini, omologo dell’Inter, durante la partita di Coppa Italia di Martedì 19 Gennaio 2016 si va progressivamente ingrossando. E non sbagliavamo quando ne ‘il Contrappunto’ di Mercoledì 20 Gennaio 2016, ‘Frocio democristiano. Sarri, Mancini, la depenalizzazione dell’ingiuria e l’arte di insultare, abbiamo scritto che l’evento va considerato «per quanto riguarda la cronaca, o forse ormai per la storia, anzi ‘la Storia’ visto il peso epocale che l’episodio si avvia a rivestire».

Con l’aggiunta che lo stesso ‘buon Mancini’ viene incriminato ora da ‘La Gazzetta dello Sport’ per avere apostrofato (Dicembre 2001, quando allenava la Fiorentina) proprio un giornalista dello stessa testata, Alessio Da Ronch, con il non bellissimo «Sei un frocio di merda». Che, a rigore, dovrebbe essere peggio di ‘frocio’ semplice e anche del composito «Frocio democristiano», forse anche con l’aggiunta della variabile «finocchio», detto da Sarri. (Mancini ha replicato con un più modesto «Vecchio cazzone»). Su questo il dibattito si è aperto, e via via ampliato. Tra i tanti interventi, vogliamo segnalare per acutezza sofistica proprio quello del più autorevole, e venduto, quotidiano sportivo italiano, che apre inediti, vastissimi orizzonti, per questo caso e per altri consimili che dovessero verificarsi sui campi di calcio, e non solo.

Dunque ‘la rosea ha anzitutto titolato e sottotitolato nella giornata di Mercoledì 20: “Napoli, uno o due turni di squalifica a Sarri, improbabile la discriminazione. (…) molto difficile che il tecnico possa essere punito per discriminazione omofona“. Proseguendo quindi: «La situazione disciplinare di Sarri, l’allenatore del Napoli che si è rivolto al collega Mancini chiamandolo ‘frocio’, in realtà non dovrebbe pesante quanto sembrava in un primo momento. (…) è probabile che la decisione della giustizia sportiva non qualifichi infatti l’episodio come un esempio di discriminazione omofoba, ma come una offesa generica, punibile dunque con una o due giornate di squalifica. (…) C’è un esempio emblematico che spiega l’alta probabilità della prima ipotesi: come una curva viene chiusa solo quando epiteti razzisti sono rivolti contro giocatori di colore, così essendo l’esternazione di Sarri rivolta a Mancini, notoriamente eterosessuale, l’episodio non viene classificato come razzista, ma soltanto offensivo».

E così può esultare, Giovedì 21, alla notizia che nei confronti dell’allenatore napoletano sono stati inflitti solo due turni di squalifica, da scontarsi sempre in Coppa Italia, più 20.000 Euro di ammenda, perché secondo il giudice sportivo (sempre per ‘la Storia’, Gianpaolo Tosel) «Al 47° del secondo tempo ha rivolto all’allenatore della squadra avversaria epiteti pesantemente insultanti». Bene, chiosa il quotidiano: «Sarri ha insultato Mancini, l’offesa c’è stata». Ma «come anticipato dalla Gazzetta, non ha creduto che gli epiteti usati dal tecnico azzurro avessero l’intento di discriminare sessualmente il collega, anche perché, fino ad outing contrario, Mancini non è omosessuale».

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