martedì, Ottobre 19

Sarkozy rivuole la poltrona field_506ffbaa4a8d4

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Parigi – Con le recenti primarie svoltesi il 29 novembre, Nicolas Sarkozy ha riconquistato la presidenza dell’Union pour un Mouvement populaire (UMP), imponendosi con il 64,5% dei voti davanti a Bruno Le Maire (29,18%) e Hervé Mariton (6,32%). Il prossimo passo del leader del centrodestra francese sarà la candidatura alle primarie del 2016, che designeranno il candidato da presentare per le presidenziali del 2017

Abbiamo intervistato il prof. Eddy Fougier per avere un’opinione sul ritorno di Sarkozy nella scena politica francese e su come questo influenzerà l’assetto politico nazionale

Sarkozy ha recentemente dichiarato di voler aumentare il numero di iscritti al partito, arrivando a 500 000 entro il 2017. Come giudica questa prima mossa come presidente dell’UMP?

L’idea è quella di allargare il più possibile la base del partito, avendo dei militanti che rappresentino le differenti classi sociali del paese. È una strategia proiettata verso il futuro, in vista delle prossime primarie del partito che si terranno nel 2016. Anche se i militanti dell’UMP si sono mostrati favorevoli al ritorno di Sarkozy, guardando i recenti sondaggi ci accorgiamo che non si può dire lo stesso del resto dell’elettorato francese, che non sembra aver accolto calorosamente il suo vecchio Presidente della Repubblica.

Il prossimo passo saranno le primarie del 2016. Perché l’UMP ha deciso di passare attraverso questa ulteriore tappa?

Ci sono differenti aspetti da considerare quando si parla delle primarie dell’UMP. Guardando quelle del Parti Socialiste (PS) nel 2011, il centrodestra ha capito che il modo migliore per mettere in evidenza le idee dei propri candidati è quello di organizzare delle elezioni interne, dando così spazio a tutti. In secondo luogo, la figura di Sarkozy non è forte come nel 2004, quando divenne per la prima volta presidente dell’UMP con l’85,09% dei voti. Avendo perso terreno rispetto ai suoi colleghi di partito, Sarkozy è stato costretto a passare per queste elezioni per imporre la sua leadership.

 L’UMP non è abituato a organizzare delle primarie per scegliere il suo candidato. Siamo dinnanzi a una novità che potrebbe diventare un’abitudine per il centrodestra francese?

I partiti francesi di destra non hanno questa tradizione, in quanto vengono quasi sempre creati attorno alla figura di un leader “naturale” da presentare alle presidenziali. È il caso dell’Union de la démocratie française (UDF) con Giscard d’Estaing nel 1978, del Rassemblement pour la Rèpublique (RPR) con Jacques Chirac nel 1976 e il Mouvement démocrate (MoDem) con François Bayrou nel 2007. Le ultime primarie dell’UMP sono nate soprattutto per risolvere le tensioni interne al partito, che dal 2012 stanno lacerando il centrodestra francese con conflitti tra differenti correnti. È ancora troppo presto per sapere se questo sistema diverrà la norma per scegliere il presidente come lo è già nel PS.

Il nuovo presidente dell’UMP riuscirà a gestire queste dispute interne?

Sarkozy ha già dichiarato che vuole un partito compatto, senza gruppuscoli che si fanno la guerra tra loro. La sua idea è quella di creare nuove dinamiche con una nuova compagine politica, un nuovo nome e nuovi militanti, abbassando possibilmente l’età media degli iscritti. Non so se questa strategia sarà sufficiente a calmare le tensioni interne, soprattutto quando si avvicineranno le primarie. Ogni corrente è legata a un candidato, per questo sarà difficile gestire le tensioni senza farle scoppiare.

 Attualmente Alain Juppé è considerato come il principale rivale di Sarkozy alle prossime primarie. Quale è il rapporto tra questi due politici?

Hanno due visioni completamente differenti della destra francese. Se da un lato Sarkozy mira a conquistare una parte del pubblico del FN, Juppé interessa gli elettori più moderati, delusi dalle politiche di Hollande e dai centristi del MoDem e dell’Union des démocrates et independants (UDI). Tra i due ci sono poi alcuni attriti personali che risalgono a vent’anni fa: Juppé non ha ancora digerito il tradimento di Sarkozy durante le presidenziali del 1995, quando l’attuale leader del centrodestra si schierò a fianco di Edouard Balladur nelle elezioni che si conclusero con la vittoria di Jacques Chirac. Più Alain Juppé salirà nei sondaggi, più si accentueranno le tensioni tra i due. È comunque ancora troppo presto per fare previsioni sul risultato delle primarie.

 Come sarà il rapporto tra l’UMP e l’UDI? Il partito centrista riuscirà ad avere un reale peso politico o continuerà a essere utilizzato dal centro-destra come un serbatoio di voti?

La posizione dell’UDI dipenderà dal candidato che presenterà l’UMP per la corsa all’Eliseo. Nel caso di Sarkozy, il centro proporrà un suo nome, molto probabilmente in un’alleanza con il MoDem. L’ex presidente della Repubblica utilizza toni troppo estremi per essere accettato dai centristi, che rifiuteranno così qualsiasi legame. La situazione cambierebbe con Alain Juppé, che già riscuote le simpatie dei moderati. In questo secondo caso ci sarebbe una coalizione in cui l’UDI sosterrebbe il candidato di centrodestra alle presidenziali.

 Le alleanze saranno fondamentali per conquistare l’Eliseo?

Non tanto le alleanze quanto il fatto di convincere i leader dei partiti minori a non presentare la loro candidatura. Sia l’UMP che il PS dovranno ricorrere a ogni mezzo per evitare la dispersione di voti, per questo avranno bisogno di creare alleanze. Per la sinistra sarà più difficile visto il malcontento generale causato dalla linea politica di Hollande.

 Sarkozy ha negato qualsiasi futura alleanza con il Front National (FN). Come si posizionerà l’UMP nei confronti dell’estrema destra francese?

Anche se non ci saranno alleanze tra i due partiti, Sarkozy sta assumendo toni sempre più simili a quelli di Marine Le Pen per “catturare” il pubblico del Front National. Soprattutto sul tema dell’emigrazione, il neo-presidente del centrodestra ha inasprito i toni rispetto la campagna del 2012.

 Quindi le future elezioni potrebbero essere monopolizzate dalle tematiche populiste e demagogiche della destra?

È ancora troppo presto per fare delle previsioni sulla prossima campagna elettorale, ma la figura di Marine Le Pen avrà certamente un ruolo centrale nei dibattiti, sia a destra che a sinistra. Immigrazione, sicurezza e identità nazionale saranno temi chiave che riempiranno le tribune politiche, a scapito di altri argomenti, come ad esempio l’economia o la situazione sociale, che potrebbero essere accantonati. A questi poi si aggiungeranno altri soggetti di carattere morale che in questi ultimi messi hanno riempito le prime pagine dei quotidiani nazionali, come il matrimonio omosessuale e l’eutanasia.

 Questo porterà a un nuovo modo di far politica in Francia?

Già durante la campagna del 2012 Sarkozy si presentò con lo slogan “I miei valori per la Francia”. Alcuni esperti di comunicazione stimarono che su temi economici e sociali non c’era molta differenza con il centro-sinistra, così il leader dell’UMP optò per una campagna centrata sui valori morali ed etici. Anche Hollande, per mostrarsi legato alle tradizioni di sinistra, pose l’accento su argomenti cari all’elettorato socialista.

Già da tempo, quindi, sia a destra che a sinistra si cerca di evitare discorsi che potrebbero mettere in difficoltà i partiti.

Il modo di fare comunicazione politica in Francia è cambiato in questi ultimi anni?

Non ho notato grandi mutamenti. Nicolas Sarkozy, ad esempio, è tornato utilizzando le stesse espressioni, facendo addirittura le stesse battute del 2012. In compenso, se i partiti vorranno aumentare il numero di iscritti saranno obbligato a fare dei passi avanti in questo campo per tornare a riacquistare la popolarità persa in questo periodo. Non parlo solamente di comunicazione; si tratta di riguadagnare la fiducia e il contatto diretto con i francesi.

Marine Le Pen ha puntato molto sulla comunicazione fatta direttamente sul territorio. Si tratta di una novità per la Francia?

L’idea di andare a bussare porta a porta nei piccoli comuni francesi è un sistema costoso che richiede molto tempo, ma che ha già dimostrato di dare buoni frutti. Nel 2013 Marine Le Pen si è recata nelle zone più rurali della Francia per incontrare contadini e allevatori, riscuotendo così un grande successo in termini elettorali senza apparire troppo in televisione. Anche se in passato questa strategia è già stata attuata da altri partiti, la leader dell’estrema destra ha saputo sfruttarla al meglio. Vedremo se in futuro anche l’UMP e il PS cominceranno ad adottare questo sistema.

Quale sarà l’elemento marcante delle prossime presidenzali?

Le elezioni del 2017 rischiano di avere dei candidati non voluti dai francesi. Controllando i sondaggi di questi ultimi mesi, Hollande e Sarkozy non suscitano troppo interesse nell’elettorato francese, e anche Marine Le Pen non gode di particolare ammirazione presso una buona fetta della società civile. Le prossime elezioni potrebbero quindi essere caratterizzate da questo disinteresse nei confronti dei candidati dei principali partiti.

 

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