martedì, Ottobre 19

Indipendenza della Sardegna: da Cossiga a Pili, obiettivo ricostruire i rapporti tra l’isola e la terraferma Mauro Pili ha presentato oggi la proposta di legge costituzionale per il riconoscimento del principio di autodeterminazione del popolo sardo in linea con quella che nel 2006 presentò Francesco Cossiga

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Al di là di tutto questo, Mauro Pili e Francesco Cossiga (pure non distanti da alcune visioni politico-ideali), nelle loro proposte sono partiti dal considerare il caso della Sardegna da una prospettiva di tipoetno-nazionale‘. Poco importa sapere se Mauro Pili conosca la proposta di Cossiga, perché, in ogni caso, avrebbe comunque ribadito la matrice comune di tale proposta: la differenza etno-nazionale del popolo sardo. E, dal punto di vista di chi la propone, è questo un elemento di forza, assolutamente. L’autonomia sarda, nel suo effettivo dispiegarsi nella duplice matrice storico-istituzionale e ideologico-politica, è in profonda crisi soprattutto perché gli elementi, che dovrebbero essere scontati, o comunque ‘basici’, non sono assolutamente presi in considerazione dal dettato nello Statuto speciale. La proposta di Pili, da questo punto di vista, punta proprio sulla identità di popolo e gli elementi etnoculturali e linguistici. Ovvero, è come se il contenitore e il contenuto, finalmente dal punto di vista di chi aspira ad avere un nuovo rapporto tra l’isola e l’Italia, ricombaciassero di nuovo.
Anche senza dover arrivare alle posizioni indipendentiste, anche quelle autenticamente autonomiste, oggi in crisi, avrebbero dovuto riferirsi molto più a questi elementi, spesso, troppo spesso, visti come accessori, inutili, persino folcloristici. Ma che non sono mai scomparsi. Alcuni magari in crisi, come la trasmissione della lingua sarda verso le nuovissime generazioni, ma non completamente -ancora- scomparsi. All’elemento di popolo c’è anche l’elemento geografico. Anch’esso, in teoria, come dato di fatto. Ma che invece non lo è. E quindi il principio di insularità finisce, da condizione oggettiva, a bisogno di essere riconosciuto. E tutelato. A questo si riferisce l’ambito dei trasporti, dell’energia, dell’ambiente, del territorio (soprattutto di quello deprivato all’utilizzo civile, determinato dalle servitù militari, che ne fanno la terra maggiormente gravata in Europa da queste fenomeno, non a casa elemento richiamato nella logica della proposta) e sono ancora oggi tra i problemi irrisolti dallo stato centrale.
L’idea di porre il tema dell’autodeterminazione, con tale proposta di legge, si riferisce al principio tutelato dalla dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. E si riferisce anche alla possibilità di utilizzare questo strumento come strumento dicontrattazione‘. Ovvero, la possibilità di trattare con lo Stato centrale. E per arrivare a trattarvi (e dunque richiedere il referendum), occorre la richiesta della maggioranza del Consiglio regionale o di centomila sardi. Ecco perché vuole assumere la forma di referendum costituzionale, con una forza cogente, e non solo di carattere consultivo.

In questo le due proposte, quella di Cossiga e di Pili, si incrociano e si rafforzano vicendevolmente. Quelli che, in termini calcistici, si chiamerebbero ‘preliminari’ per ogni buon giocatore, sono stati a lungo dimenticati da quanti abbiano avuto idea di normare i rapporti costituzionali tra la Sardegna e lo stato centrale.  Questa proposta, lo si può dire senza infingimenti, toglie un velo all’evidenza e prova a smascherare un atteggiamento con il suo vero nome. L’indipendenza della Sardegna, a questo punto, può far parte centrale di un discorso che ricostruisce i rapporti tra l’isola e la terraferma. Diverso è il caso in cui, come sempre, queste tematiche restano solo ancorate a principi ideologici, politici, e politici tout court, istituzionali, ma non sociali. E quindi non estesi ai cittadini. Forse in questo la proposta può fare di più. Proprio per non contraddire le giuste premesse dalle quali è essa stessa partita, che richiamano l’essenza di un popolo.

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Sull'autore

Politologo docente presso l'Università di Sassari, esperto di indipendentismo, di partiti etnoregionalisti europei, soprattutto sardo e bretone, anche in prospettiva comparata, autore di svariate pubblicazioni con attenzione particolare per l'indipendentismo sardo.

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