domenica, Ottobre 24

Sardegna: 'Presidenza' all'astensione field_506ffb1d3dbe2

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Francesco Pigliaru

 

48 per cento. Se il popolo dell’astensione avesse idealmente espresso un candidato Presidente il risultato sarebbe stato quasi di tipo ‘bulgaro’: 60% dei seggi. Rispetto a cinque anni fa coloro che non si sono recati alle urna sono stati il 15% in più. Rispettati, quindi, i pronostici del sondaggio di Datamedia ricerche di un mese fa, dove si prevedeva proprio che solo un sardo su due si sarebbe recato a votare. Un dato simile a quello registrato alle elezioni regionali della Basilicata dello scorso anno, dove il ‘partito dei non votanti’ ha sfiorato il 53%.

A questo dato bisogna aggiungere l’alto numero di schede bianche e nulle. Sostanzialmente l’esito di queste elezioni è maturato in unelettorato di minoranza’, esattamente come sta capitando da qualche anno per i quesiti referendari.

Diverse le cause che hanno tenuto lontani i cittadini dalle urne. Per la prima volta si votava in un solo giorno (e molti non lo sapevano) e nelle schede elettorali mancava il simbolo del Movimento 5 Stelle (con il 29% dei suffragi era stato il primo partito in Sardegna alle ultime elezioni politiche). Ma è stata la totale mancanza di politiche nazionali e regionali adatte a fronteggiare la crisi economica nella quale versa l’Isola ormai da troppo tempo (negli ultimi anni peggiorata ancora di più a causa di quella internazionale) che assieme allo scandalo sull’utilizzo dei fondi destinati ai gruppi consiliari (coinvolti la maggior parte degli onorevoli di questa e della passata legislatura) ha contribuito maggiormente a incrementare il dato dell’astensione. E la consueta e ormai sterile ‘sfilata’ di vip nazionali, in primis Silvio Berlusconi (due volte) e Matteo Renzi, non ha contribuito a scuotere più di tanto l’ormai deluso e rassegnato elettorato sardo. Come sempre i comizi (!) a sostegno dei candidati Governatore si sono limitati (oltre che a un mero sostegno di maniera) a slogan, battute, critiche all’avversario e discorsi vaghi che hanno solo sfiorato le tematiche all’ordine del giorno, denotando la scarsa conoscenza dei problemi della Sardegna e soprattutto delle ricette adatte ad aggredirli.   

Per non parlare delle scarse novità introdotte dalla recente consiliatura a proposito di riduzione dei costi della politica: 20 consiglieri regionali in meno (da 80 a 60) ed eliminazione dei cosiddetti vitalizi. Questi ultimi vere e proprie pensioni di cui i Consiglieri potevano godere al raggiungimento del 65° anno di età. Naturalmente il taglio partirà solo dalla legislatura che va a iniziare e non avrà, manco a dirlo, effetto retroattivo. La svolta in questo senso era attesa soprattutto sul fronte dell’abolizione delle Province. Ma nonostante l’esito del referendum del maggio 2012 (i sardi si pronunciarono per l’abolizione degli Enti intermedi con una percentuale del 68% in riferimento alle province storiche e del 97% per quelle di recente istituzione), i provvedimenti presi in materia dalla Commissione Autonomia e il commissariamento delle Province da parte della Giunta, in concreto i sardi non sanno ancora con certezza se l’anno prossimo dovranno ripresentarsi alle urna per l’elezione dei rappresentanti degli enti intermedi.    

È stato questo il contesto nel quale è maturata l’elezione di Francesco Pigliaru a nuovo Governatore della Sardegna. Il candidato del centrosinistra sardo si è aggiudicato il seggio più alto del Palazzo di Via Roma con il 42% dei voti contro il 39% del Presidente uscente Ugo Cappellacci. Staccata Michela Murgiala Grillo sarda, secondo gli indipendentisti funzionale a far vincere il centrodestra– con ‘Sardegna Possibile’ (10% dei voti), a seguire tutti gli altri: Mauro Pili di ‘Unidos’ (6%), Pier Franco Devias del ‘Fronte Indipendentista’ (1%) e Gigi Sanna del ‘Movimento Zona Franca’ (0,7%).

Francesco Pigliaru, professore ordinario di Economia politica e Prorettore dell’Università di Cagliari, ha vinto nonostante tutto. A iniziare dal pasticciaccio brutto delle elezioni primarie. La consultazione elettorale promossa dal Partito democratico nel settembre scorso per scegliere il candidato Governatore, aveva indicato l’eurodeputata Francesca Barracciu che solo qualche giorno dopo però, è stata ‘avvisata in garanzia’ per il suo coinvolgimento nell’inchiesta sui fondi destinati ai gruppi consiliari. Costretta a fare un passo indietro dal suo partito è stata sostituita proprio da Pigliaru che ha dovuto inventarsi una campagna elettorale in soli 40 giorni.
Ha vinto nonostante la mancanza di una coalizione vera e propria che lo sostenesse. Escluso Pd e Sel che hanno raccolto rispettivamente il 22 e il 6% dei voti circa, gli altri partiti del raggruppamento (Rossomori, Partito dei sardi, Rifondazione-Comunisti italiani-Sinistra sarda, Centro Democratico, Unione popolare cristiana, Partito socialista italiano, La Base, Italia dei valori-Verdi, Indipendentzia Repubrica de Sardigna) hanno intercettato tra lo 0.6 e il 2,8% dei voti.       
Nonostante Michela Murgia. La lista della scrittrice sarda (Premio Campiello 2006 con S’Accabadora) vista la matrice politica della stessa, sinistra e indipendentista, avrebbe dovuto pescare i suoi voti proprio nel ‘bacino di utenza’ del Professor Pigliaru. Se così ha fatto, come sicuramente ha fatto, il successo del candidato del centrosinistra ha contorni ancora più rilevanti.

Da sottolineare che Pigliaru viene eletto Governatore nel giorno in cui Matteo Renzi viene nominato Presidente del Consiglio incaricato dal Capo dello Stato Napolitano. L’ascesa di Renzi prima alla Segreteria nazionale del Pd, poi alla carica di Premier sono stati sicuramente una sinergia positiva per il successo del Prorettore. Dalla sua nomina in sostituzione della Barracciu (la posizione di Renzi è stata determinante) alla sua elezione a Governatore.
Determinante nella sconfitta di Ugo Cappellacci, staccato da Pigliaru da 3 punti percentuali, la ‘concorrenza’ di Mauro Pili suo ex compagno di partito ed ex Presidente della Regione, che si è presentato con la sua lista Unidos andando a prelevare voti nello stesso elettorato del Governatore uscente. Non è bastata la rinata Forza Italia (20% dei voti) e la coalizione che lo sosteneva (Unione di centro, Riformatori sardi, Partito sardo d’azione, Fratelli d’Italia – Ncd e Unione dei sardi hanno intercettato percentuali tra il 2 e l’8% dei voti) a spingerlo verso la riconferma.

Sicuramente non l’hanno aiutato né le vicende giudiziarie dove è rimasto coinvolto, né i tanti indagati presenti nelle varie liste che lo sostenevano (molti coinvolti nello scandalo fondi consiliari). E il ‘colpo di mano’ di qualche giorno fa che ha visto l’approvazione in Giunta del nuovo Piano Paesaggistico regionale, allo scopo di presentarsi agli elettori con lo strumento che doveva allentare i vincoli ambientali troppo rigidi previsti dal Ppr di Renato Soru piano che in occasione dell’ultima alluvione era stato al centro delle polemiche-, non è stato lo stesso sufficiente per garantirgli la riconferma.

Cosa chiedono i sardi al nuovo Presidente e alla maggioranza di centrosinistra che dovrebbe sostenerlo? Almeno due cose. Sicuramente di non essere nuovamente sottoposti a manovre ‘lacrime e sangue’ in onore dell’ennesimo risanamento selvaggio dei conti pubblici, come capitò in passato con la Giunta di Renato Soru, ma vorrebbero vedere una volta per tutte politiche di governo che favoriscano anche la produttività e lo sviluppo.

Allo stesso tempo, in una terra la cui economia ha anche bisogno del ‘mattone’ per risollevarsi, i sardi chiedono alla nuova classe dirigente di trovare una terza via che permetta una pianificazione urbanistica adatta sia allo sviluppo sostenibile che alla messa in sicurezza del territorio. In modo che le future politiche di sviluppo sostenibile escano una volta per tutte dai due estremi visti finora: i vincoli troppo rigidi previsti dagli strumenti di Renato Soru e l’allentamento eccessivo di questi presente nel Pps approvato in fretta e furia da Cappellacci.   

 

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