giovedì, Settembre 23

Sardegna, duello Cappellacci – Pigliaru field_506ffb1d3dbe2

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cappellacci pigliaru

 

Un tempo si sarebbe detto che il candidato Presidente per le elezioni regionali, di questo o quel partito, per questa o quella Regione, era stato scelto a Roma. Adesso si potrebbe sbrigativamente dire che la scelta è stata fatta a Firenze. A causa di uno dei tanti effetti collaterali della rottamazione renziana, anche la geografia del potere politico è cambiata. Francesca Barracciu è dovuta volare nel regno di Matteo Renzi, qualche giorno fa, per essere ricevuta dal nuovo Segretario nazionale del Pd, durante una riunione della sua Segreteria, per scegliere il nome del suo successore come candidato Governatore alle imminenti elezioni regionali della Sardegna (si voterà il prossimo 16 febbraio).

L’europarlamentare del Pd e attuale Consigliere regionale, era uscita vincitrice dalle elezioni primarie e sarebbe potuta diventare il primo Presidente donna della Sardegna a più di 60 anni dall’istituzione del Consiglio regionale. Ma dopo il coinvolgimento nell’inchiesta sul dubbio utilizzo dei fondi ai gruppi regionali (la Barracciu ha ricevuto un invito a comparire davanti alla magistratura per dare spiegazioni sui 33 mila euro utilizzate a detta sua come rimborso spese viaggio) è stata costretta a fare un passo indietro in una recente Direzione regionale dei democratici. Avviso di garanzia anticipato all’eurodeputata in diretta tv, durante una puntata di ‘Ballarò‘, dal direttore de ‘Il Giornale Alessandro Sallusti, qualche giorno dopo le primarie del 29 settembre, giusto per festeggiarne la vittoria.

In quella Direzione regionale non è bastata neanche la presenza dell’emissario di Renzi, Stefano Bonaccini, nuovo responsabile per gli Enti Locali della Segreteria Pd, a fare da moderatore. A detta della stessa Barracciu, con il pretesto dell’avviso di garanzia, sono stati i capicorrente locali (Renato Soru su tutti) a farla fuori. Ma è stata forse la presenza di Bonaccini (in diretto contatto con Renzi) a convincere la Barracciu al passo indietro con la garanzia di avere l’ultima parola nella scelta del successore.

Non si capisce quanto quel viaggio a Firenze sia stato risolutivo visto che il nome del prescelto, Francesco Pigliaru (ex Assessore alla Programmazione della Giunta di Renato Soru), è stato designato nella Direzione regionale di ieri a Oristano, dopo la visita in Sardegna, tenutasi domenica, di Luca Lotti inviato da Renzi come suo ‘alter ego’.

La sensazione è che il nome di Pigliaru sia stato scelto effettivamente durante la segreteria fiorentina, non a caso ha iniziato a circolare più o meno in quelle ore, ma nel rispetto di una qualche forma di ‘federalismo partitico’ (più che altro di facciata) si è voluto dare parvenza che la scelta sia stata fatta in terra sarda, anche se in presenza delle due ‘badanti’. Bonaccini prima e Lotti poi.

Intanto il centrodestra (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Unione di centro, Unione dei sardi e Riformatori sardi) ha iniziato la campagna elettorale a sostegno di Ugo Cappellacci, Governatore uscente, già una settimana fa, all’insegna del 2.0 (neologismo di cui la politica sta facendo abbondantemente uso) a iniziare da Autonomia e Zona Franca.

Naturalmente anche in quest’area politica non sono mancati i mal di pancia degli alleati prima di confermare Cappellacci. E anche in questo caso si è reso necessario l’intervento esterno. Questa volta nel rispetto della tradizione … romana (!). Solo l’investitura suprema proveniente da Palazzo Grazioli per mano, manco a dirlo, di Silvio Berlusconi ha infatti definitivamente sedato le insofferenze degli altri componenti della coalizione centro destrorsa.

In pista da alcuni mesi anche la scrittrice Michela Murgia, vincitrice del Premio Campiello nel 2010, alla guida della sua ‘Sardegna Possibile’. La Murgia, di idee indipendentiste (è infatti sostenuta da ProgRes – Progetu Republica), è se si può dire, addirittura più avanti di Cappellacci, avendo già presentato la sua ipotetica squadra di assessori in caso di vittoria alle elezioni. La sua candidatura, o meglio dire autocandidatura, non ha in questo caso avuto bisogno di endorsement d’oltre Tirreno.

Nonostante si sia rivelato il primo partito in Sardegna in occasione delle elezioni politiche dell’anno scorso, non sarà invece della partita il ‘Movimento 5 Stelle’ di Beppe Grillo. Le lotte intestine tra le varie fazioni del movimento e il contenzioso aperto con Grillo sull’uso del simbolo ha impedito di arrivare in tempo utile per la presentazione delle liste.

Sempre più diviso, variegato e alla ricerca di un ‘centro di gravità permanente’ il fronte indipendentista, sovranista e autonomista che in Sardegna è rappresentato da una decina di sigle che sommate forse raggiungono il 5% dei consensi: Partito Sardo d’Azione, Rossomori, Indipendentzia Repubrica de Sardigna, Sardigna Natzione, Meris, a Manca pro s’Indipendentzia e Partito dei sardi (sovranisti). Una vera e propria giungla di nomi e sigle.

La modalità con la quale è stato selezionato il nuovo candidato Governatore non ha certamente entusiasmato questa articolata area politica che a vario titolo e in modo disordinato e confuso, si è cercato finora di coinvolgere nell’alleanza di centrosinistra assieme a Partito democratico e Sinistra ecologia e libertà. Tutti quei partiti insomma che vogliono che ogni scelta che riguardi la Sardegna, dai nomi dei candidati alle politiche economiche e sociali, siano fatte in assoluta autonomia da Roma (o da Firenze). Il Partito sardo d’azione si sta già defilando. Dopo cinque anni di Governo in alleanza con il centro destra di Cappellacci, pensava di tornare nella sua collocazione naturale, ma il defenestramento della Barracciu (suo primo sponsor per il rientro nell’ovile) ha costretto i suoi dirigenti all’ennesima piroetta e a strizzare di nuovo l’occhio al governatore uscente.

La candidatura di Francesco Pigliaru, professore ordinario di Economia politica e Prorettore dell’Università di Cagliari, è di taglio istituzionale’, esterna ai partiti, espressione della cosiddetta società civile. Molto spesso i partiti ricorrono a questa tipologia di candidati quando non riescono a mettersi d’accordo al loro interno e all’interno delle coalizioni di cui fanno parte. Giusto 20 anni fa il centrosinistra sardo decise di puntare su una candidatura ‘esterna’ (Federico Palomba, allora Presidente del Tribunale dei minori) e non si rivelò una scelta indovinata visto che furono sei le crisi di giunta che si trovò a gestire nei 5 anni di legislatura.

Forse la domanda è di tipo ‘pedagogico’ ma bisogna comunque farla. Una volta decaduta la candidatura della Barracciu non sarebbe stato più semplice, più onesto e politicamente corretto (anche nel rispetto della volontà espressa dagli elettori) riprendere in mano la ‘classifica’ delle primarie che hanno eletto la Barracciu? Al secondo posto si era classificato l’attuale Sindaco di Sassari (Gianfranco Ganau), non poteva essere lui il naturale candidato Governatore? No, troppo facile! Bisognava tornare nelle segrete stanze, a Firenze e a Cagliari, per scegliere e ratificare, un nome che fosse la sintesi più adatta per non irritare le varie anime del partito. Alla faccia della trasparenza e dello spirito delle primarie.

 

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