martedì, Aprile 20

Sappiamo davvero cosa sono terrorismo e terroristi? field_506ffbaa4a8d4

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Prima dell’11 settembre 2001 gli studi sul terrorismo erano poco più che carta straccia, relegati ad ambienti di nicchia puramente accademiciGli studi sulla guerra e sulla sua conduzione con mezzi non convenzionali erano appannaggio quasi esclusivo del personale militare, mentre ai civili rimanevano le briciole geopolitiche, quasi sempre ignorate. Dopo lo schianto del primo aereo, sulla prima torre, qualcosa nel mondo è cambiato: abbiamo voluto sapere, conoscere, approfondire. Il nostro desiderio di dedicarci spasmodicamente all’analisi del terrorismo ha prodotto una polveriera di dati senza precedenti, tutti si sono sentiti in dovere di scrivere sul questo delicatissimo tema, persino chi non ne aveva la competenza.

Da quattordici anni, dunque, si producono testi, articoli, saggi e compendi, ma se qualcuno ci dovesse chiedere cos’è il terrorismo e chi sono i terroristi, noi cosa diremmo? In sostanza farfuglieremo qualcosa sulla connotazione negativa del termine, citeremo le Twin Tower e Osama Bin Laden, ma non daremmo nessuna vera definizione di terrorismo o di terrorista. Il perché è presto detto: non esiste una definizione universale, non è ancora stata coniata e forse mai lo sarà.

Una caratteristica importante che distingue il terrorismo da una forma qualsiasi di violenza contro una la persona è indiscutibilmente la dimensione politicaI movimenti terroristici potrebbero essere definiti, in via generale, gruppi parzialmente clandestini, nella maggior parte dei casi di piccole dimensioni, che si fondano su ideologie sociopolitiche non conformi o su ideologie religiose. Lo scopo di tali movimenti è soprattutto riconducibile a un progetto di lungo periodo che prevede di rovesciare o influenzare un regime politico, democratico o meno, attraverso l’uso mirato della violenza o la minaccia della stessa. La violenza ha lo scopo di mettere sotto pressione il regime contro cui si lotta perché attraverso di essa si diffonderà la paura nella popolazione e nelle istituzioni stesse. Il senso di insicurezza e il continuo stato di allarme dovrebbero portare a una modificazione sostanziale delle abitudini dei cittadini, ledendo l’economia e l’apparato sociale del Paese. Quella che viene chiamata ‘opinione pubblica’ sarà quindi costretta, per tornare alla vita di prima, a fare pressione sul centro del potere decisionale perché instauri una relazione con il gruppo terroristico e magari lo assecondi. Il terrorismo -dunque l’uso del terrore- è strumentale a uno scopo politico che i terroristi si prefiggono.

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