domenica, Settembre 26

Sanzioni alla Russia, rischi in Ucraina Ferita dalle sanzioni occidentali, la Russia potrebbe diventare più aggressiva

0

putin normandia

L’Occidente ha colpito con durezza, e il presidente russo Vladimir Putin non è riuscito a schivare il fendente. Incoraggiata dagli Stati Uniti, l’Unione Europea ha finalmente messo in atto – contro Mosca – le sanzioni collegate alla crisi ucraina, puntando contro interi settori dell’economia russa: finanza, energia e difesa. Diversamente dalle altre volte, quando le sanzioni erano state rivolte contro alcuni funzionari del Cremlino e certi uomini d’affari amici di Putin, stavolta il danno economico – significativo – lo sentiranno tutti i cittadini russi.

Il divieto di ricevere prestiti a lungo termine nei mercati finanziari europei, che ha già colpito diverse grandi banche, peserà sulla loro capacità di concedere prestiti e si ripercuoterà sul complesso dell’economia nazionale; i crediti ad altre banche e alle imprese saranno meno accessibili. È probabile che questo possa esacerbare i problemi dell’indebitamento, portando alla successiva paralisi dell’economia russa, già in bilico e sull’orlo della recessione.

Il valore del rublo, già notevolmente indebolito dall’impatto della crisi ucraina, probabilmente continuerà a precipitare, nell’incertezza politica. L’inflazione riceverà un impulso, e con il calo del cambio valutario della moneta nazionale i costi delle importazioni invece cresceranno (è una grande fetta del mercato consumer della Russia).

Questo è uno scenario che Putin ha cercato di evitare, cercando di incoraggiare il dialogo tra il governo e i ribelli ucraini filo-russi, in modo che (così sperava il presidente) Mosca potesse proteggere i propri interessi in Ucraina, ma senza rimetterci la faccia e senza incorrere in maggiori sanzioni occidentali. Tuttavia, il governo ucraino, basandosi sul forte sostegno degli Stati Uniti, ha cercato di schiacciare i ribelli con la forza, intensificando la sua campagna militare nella parte orientale, già dall’inizio del mese di luglio.

E poi un fatto ha decisamente cambiato le carte in tavola: l’abbattimento del volo 17 della Malaysian Airlines, il 17 luglio in Ucraina orientale, ha scatenato l’indignazione di tutto il mondo, stringendo Putin in un angolo. Nonostante le smentite russe, esistono molte prove che indicano il ruolo attivo dei ribelli nel disastro; la Casa Bianca ne ritiene il leader russo direttamente responsabile. Abbandonando le sue precedenti esitazioni, dunque, l’UE ha rapidamente messo insieme un nuovo pacchetto di sanzioni, che è stato annunciato pochi giorni fa.

L’abbattimento del Boeing di Malaysian ha inflitto un danno colossale all’immagine del Paese, più o meno come la distruzione – avvenuta nel 1983, per mano dei stessi sovietici – di un aereo Korean Airlines. Risultato: 269 vittime. I tentativi dei russi di presentare gli insorti come vittime della campagna militare ucraina e di incoraggiare i colloqui di pace sono ormai completamente falliti, e le rivendicazioni del governo ucraino – sul fatto che i ribelli dell’est fossero “terroristi” – suonano ora più solide che mai.

Putin può infine rammaricarsi di aver lanciato quello che probabilmente aveva immaginato come un conflitto a combustione lenta, nella parte orientale dell’Ucraina. Invece di servire al suo apparente obiettivo di mantenere l’area in un caos controllabile, però, i combattimenti hanno assunto una tale ferocia e dimensione da consegnare Putin in ostaggio ai suoi stessi progetti. Non importa se il sistema missilistico utilizzato per abbattere l’aereo della Malaysian sia stato spedito dalla Russia attraverso il confine o se sia stato sequestrato ai militari ucraini dai ribelli. I legami con i separatisti fanno apparire Mosca come colpevole della tragedia aerea, agli occhi del mondo. Non c’era nemmeno una vera logica militare che giustificasse l’uso del potente sistema di difesa aerea ‘Buk’. I militari avevano già abbattuto numerosi aerei da combattimento ed elicotteri ucraini, servendosi di semplici missili con lanciatore a spalla, perciò utilizzare il sistema ‘Buk’ era evidentemente eccessivo.

Putin si deve essere infuriato, dopo che gli insorti sono riusciti a trascinarlo nella condizione di diventare un ‘paria’ sulla scena internazionale. Poteva anche pensare di rompere tutti i legami con l’eterogenea accolita degli ufficiali militari in pensione, e dei consulenti politici di Mosca che hanno contribuito a lanciare la rivolta a est, ma adesso l’operazione gli risulta difficile, visto che tutti i canali tv statali presentano gli insorti come di un manipolo di eroi da almeno quattro mesi.

Pubblicazioni nazionaliste e relativi forum online sono già pieni di critiche feroci a Putin, per non aver inviato truppe in Ucraina orientale a sostenere i ribelli. Qualsiasi critica contro la rivolta filo-russa o contro i suoi capi, offuscherebbe l’immagine di Putin come leader forte, capace di resistere all’Occidente. E ora, dopo una nuova ondata di sanzioni occidentali, sarebbe ancora più difficile per lui pensare di fare un passo indietro e sconfessare i ribelli.

In una raccolta di memorie pubblicate dai suoi amici qualche anno fa, un compagno di scuola racconta di quando, da ragazzino, dopo aver inseguito un ratto, il giovane Vladimir lo mise all’angolo. Il ratto reagì, e iniziò a corrergli dietro per le scale, e infine lui riuscì a fuggire. Morale: mai mettere un ratto con le spalle al muro. Ora è lui che sembra sempre più alle strette, e disperato. Ma anche l’Occidente sta giocando un gioco molto rischioso, nella speranza che le sanzioni incoraggino le élite russe – e le masse – a rivoltarsi contro il regime. La realtà potrebbe essere dolorosamente diversa. Le difficoltà economiche causate provocate dalle sanzioni rischiano solo di alimentare sentimenti anti-occidentali, approfondendo le tendenze isolazioniste che già prevalgono nelle politiche del Cremlino e lasciando ai pochi liberali rimasti il ruolo dei tirapiedi occidentali.

Cercando di sostenere la propria immagine, Putin dovrà, dal canto suo, mantenere un atteggiamento sempre più conflittuale. Spinto al muro, potrebbe perfino inviare le truppe in Ucraina, in futuro. I nazionalisti diventeranno sempre più assertivi, e se i problemi economici persisteranno e gli standard di vita dovessero precipitare, potrebbero spingere verso nuovi disordini.

L’Occidente sembra sperare che i suoi sforzi per indebolire Putin portino al potere le forze democratiche filo-occidentali. Ma l’attuale sequenza degli sviluppi liberali lascia ancora aperte alcune possibilità. Forse vinceranno le forze nazionaliste più estreme;  se dovessero prendere il controllo di un paese con migliaia di testate nucleari, si potrebbero creare le basi per una serie di eventi apocalittici. Purtroppo, sembra che non molti in Occidente stiano considerando questo scenario.

 

Traduzione Valeria Noli @valeria_noli

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->