martedì, Agosto 3

Sanzioni a perdere field_506ffb1d3dbe2

0

putin russia

Non saranno gli accordi commerciali bilaterali dei singoli Paesi a bloccare la volontà dei Ventotto Stati Ue  di porre un freno all’avanzata e alle pretese in Ucraina del Presidente Vladimir Putin che minaccia di riuscire a conquistare Kiev in due settimane. Sono attese per la fine di questa settimana le nuove misure per contrastare l’occupazione sovietica nei confronti delle quali la risposta è univoca: stop alle importazioni di prodotti e manufatti europei ed italiani in una bilancia commerciale che pende a favore della Russia per gli ingenti investimenti avvenuti negli ultimi dieci anni, alcuni dei quali strategici. Situazione paradossale se paragonata al quadro che si delineava appena un anno fa quando, al culmine degli accordi del Governo Letta con il Presidente russo con il vertice 2013 di Trieste, le relazioni tra l’Italia e la Russia erano al culmine della loro intensità con ben 22 accordi bilaterali e 7 intese per attirare quegli investimenti russi che, secondo Romano Prodi, avrebbero aiutato la ripresa economica del nostro Paese.  

L’Italia, secondo più importante partner commerciale della Federazione russa nell’Ue dopo la Germania, è il sesto fornitore della Russia con una quota di mercato del 4,4% e il quarto cliente, soprattutto di energia (gas e petrolio), con il 6,6%.  Fino ad oggi la crisi e la fase delle sanzioni e contro-sanzioni non ha frenato la marcia dei capitali di Mosca verso il nostro Paese che spaziano dall’energia al calcio fino ai vini con la storica azienda vinicola Gancia passata in mano al gruppo Russkij Standart del magnate Rustam Tariko nel 2013, anno in cui la Rosneft, uno dei colossi moscoviti dell’energia, è entrata con il 13% in Pirelli e Renova Group in Octo Telematics per un valore complessivo che supera il miliardo di euro. Rosneft stessa, il gigante russo del petrolio che controlla anche il 21% della Saras, le raffinerie della famiglia Moratti, ha stretto da anni alleanze con i colossi italiani dell’energia, quali Enel ed Eni, uno dei maggiori acquirenti di greggio da Rosneft, con la quale ha dato vita a una joint venture per l’esplorazione nel Mar Nero e nel Mare di Barents. Eni, inoltre, è anche il maggiore acquirente di gas da Gazprom nonché partner di Gazprom nel mega gasdotto South Stream. Dal canto suo Enel, primo operatore estero a entrare nel mercato russo dell’energia elettrica, possiede il 56% di Ogk-5, gruppo con quattro centrali termoelettriche partecipando al 49,5% a RusEnergoSbyt con una quota del 4% della domanda del mercato russo, mentre nel settore nucleare ha firmato un accordo di collaborazione con RosAtom. Sempre nel campo petrolifero, il colosso russo Lukoil ha rilevato la raffineria Isab dalla Erg (la compagnia della famiglia Garrone), mentre in Russia l’italiana Saipem (gruppo Eni) si è aggiudicata importanti contratti, i più recenti dei quali da parte proprio di Lukoil. Anche il business del carbone vede nel sodalizio italo-sovietico attiva la genovese Coeclerici che opera in Russia da 60 anni e che nel 2008 ha acquistato la miniera di carbone di Korkchakol. Ben posizionata è anche Technimont, che ha iniziato il 2014 con due contratti per la realizzazione di impianti di fertilizzanti mentre la Fiat opera nella regione di San Pietrobrugo con impianti a Tartstan e Nizhny Novgorod.

Tutti i nomi di rilievo dell’industria italiana, come pure i grandi nomi della moda e dell’alimentare (Ferrero, Perfetti, De Cecco), sono attivi nel Paese guidato da Putin: nel settore siderurgia – metallurgia la Techint, Danieli, Dalmine, Ansaldo, Marcegaglia;  nella ceramica Marazzi; nella gomma Pirelli e Comozzi; negli elettrodomestici Merloni, Indesit e De Longhi; nella farmaceutica Menarini, Soren ed Esaote. Non manca la finanza che conta con il fondo lussemburghese di domicilio Pamplona riconducibile al banchiere russo Alexander Knaster che possiede anche il 5% di UniCredit, la banca milanese attiva in Russia come anche Intesa Sanpaolo, UBI Banca, Mps e Bnl.

L’avanzata sovietica ha riguardato la scorsa estate anche la storica maison di moda Roberto Cavalli, finita nel mirino della banca d’investimento russa Vtb Capital mentre le competenze offerte dal  nostro Paese piacciono ai sovietici anche nel settore dei sistemi di comunicazione ad alta distanza che ha visto la siberiana Micran avviare ad Agrate Brianza una start-up di con 21 ingegneri italiani. Secondo Infomercatiesteri, portale del Ministero degli Esteri, oggi sono 93 i gruppi russi che hanno investito nel nostro Paese (il 44% in Lombardia). Se Severstal ha rilevato il 100% del Gruppo Redaelli Tecna e la totalità dell’azienda siderurgica Lucchini, il colosso dell’alluminio RusAl ha acquistato Eurallumina firmando contestualmente  un Memorandum per la riapertura dello stabilimento di Portovesme in Sardegna.  La lista prosegue con  il gruppo Evraz che controlla Palini & Bertoli (azienda friulana produttrice di lamiere in acciaio) e la joint-venture tra Nlmk e Duferco che controlla Verona Steel, sempre nella produzione di lamiere.  La partecipazione di Lukoil nella Società Isab Raffinerie Mediterranee, proprietaria del polo di raffinerie sito nella zona di Siracusa,  è salita all’80% mentre Renova ha esteso il proprio controllo su Energetic Source (vendita di gas naturale ed energia elettrica) avviando un partenariato industriale con Kerself dal quale è nata una nuova entità societaria con partecipazione paritetica nel settore delle energie rinnovabili (fotovoltaico). Gazprom, a seguito dell’accordo di partenariato strategico con Eni, ha acquisito l’accesso al mercato italiano della distribuzione del gas, concludendo un accordo con le compagnie italiane A2A ed Iride mentre Gazprom Neft Italia ha acquistato la Chevron Italia nel 2009, con una presenza nel mercato dell’autotrazione e nel settore industriale.

 

Il primo dei settori a risentire in negativo delle ulteriori misure sanzionatorie nei confronti di Mosca sarà quindi l’export italiano con una possibile riduzione nel biennio 2014-2015 compreso tra 0,9 e 2,4 miliardi di euro (stima Sace) a seconda dell`evoluzione dello scenario.
Una lenta de-escalation delle violenze in Ucraina con la fine degli scontri armati tra Esercito governativo e separatisti eviterebbe un intervento armato russo a supporto dei separatisti ma manterrebbe un`ingerenza latente attraverso il controllo della Crimea e il supporto politico alle minoranze filorusse. In questo caso il quadro sanzionatorio di USA e UE verrebbe mantenuto o progressivamente limitato a colpire singoli soggetti. In questa ipotesi, la Russia registrerebbe una performance economica debole (con una crescita negativa stimata a -0,5% nel 2014 e una leggera ripresa a 0,8% nel 2015) principalmente a causa della riduzione degli investimenti. Scenario che porterebbe l`export italiano a subire una contrazione di circa il 9% nel 2014 e un recupero dello 0,5% nel 2015 per una perdita totale di esportazioni pari a 938 milioni di euro nel biennio. La riduzione sarebbe più marcata nel settore della meccanica strumentale con una potenziale perdita di almeno  500 milioni di euro nel biennio 2014-2015.
Lo scenario pessimistico prevede un`escalation delle violenze con l`intervento militare russo in territorio ucraino a supporto dei separatisti per un periodo limitato (3 mesi), la chiusura delle pipeline russe che attraversano l`Ucraina, la fuga dei capitali dalla Russia e l`aumento dei tassi di interesse. Un quadro che comporterebbe l`inasprimento del quadro sanzionatorio da parte degli USA e UE. In questo scenario il rallentamento dell`export italiano sarebbe pari al 12% nel 2014 e dell`11% nel 2015, esteso a più settori anche alla luce del probabile inasprimento del quadro sanzionatorio. E l`Italia registrerebbe una perdita totale di esportazioni pari a 2,4 miliardi di euro nel biennio 2014-2015, di cui 1 miliardo nel settore della meccanica strumentale buttando in fumo non solo un sodalizio sugellato da 4 governi ma anche i risparmi legati al prezzo al consumo del gas.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->