sabato, Luglio 31

Santità e pazzia: c’è qualche regola? field_506ffb1d3dbe2

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Questa è la lista di cinque nomi messi in ordine cronologico dal meno al più recente per data di nascita: Luis Martin (1823-1894-2008), Pio da Pietralcina (1877-1968-2002), Gaspare Goggi (1877-1908), Giovanni Calabria (1873-1954-1999), Gemma Galgani (1878-1903-1940). Sono quattro maschi e una femmina di cui tra parentesi ho riportato la data di nascita, di morte e di canonizzazione e come vedete l’unico non canonizzato di cinque è Gaspare Goggi la cui causa di beatificazione dovrebbe essere stata aperta nel 1959.

Ho impiegato tanti anni a mettere assieme questa lista leggendo qui e là in modo disordinato e, tranne che per Giovanni Calabria, senza poter accedere ai documenti.

Quello che hanno in comune queste cinque persone è di essere state visitate in vita da un medico che ha posto diagnosi di disturbo psichico.

Vediamoli uno alla volta solo per cenni.

Luis Martin è il padre di Teresa di Lisieux ed è stato ricoverato in quelle che a quel tempo era l’ospedale psichiatrico per una sintomatologica che oggi definiremmo psicotica.

Gaspare Goggi, di cui è aperto il processo di beatificazione, è stato ricoverato anche lui in un ospedale psichiatrico dove è morto persitofobia‘, questa è la diagnosi fatta in quel 1908. Soffriva di anoressia e depressione.

Giovanni Calabria soffriva di nevrosi ossessiva e depressione maggiore, non è stato ricoverato in ospedale psichiatrico solo perché era un VIP e come terapia gli è stato applicato l’elettrochoc per tre volte e ne ha trovato giovamento. Il suo medico curante è stato chiamato a testimoniare al processo di beatificazione e c’è stato uno scontro duro che a tutt’oggi è seppellito nella Positio e di cui nessuno parla.

Anche Gemma Galgani è stata visita da un medico che ha posto diagnosi di isteria e siccome parliamo della fine dell’800 bisogna ammettere che si tratta di una diagnosi coraggiosa per quel tempo.

Per Pio da Pietralcina in effetti non c’è diagnosi psichiatrica e anzi sull’argomento regna il caos assoluto. Dopo aver letto la quarantina di pagine del libro di Agostino Gemelli dal titolo emblematico, ‘Contro Padre Pio‘, mi sono convinto del fatto che sono state fatte della autentiche ‘porcate’ proprio da Agostino Gemelli e siccome il libro è a disposizione ognuno potrà leggerlo e farsi la propria idea in proposito. Comunque del gruppetto di cinque santi matti, in effetti, Pio da Pietralcina è l’unico per il quale non è stata fatta una visita medica corretta.

Certo, avere accesso ai documenti permetterebbe di essere più precisi e forse proprio su questo vale la pena fare qualche considerazione.

L’accesso ai documenti è in effetti un bel problema. L’unica congregazione che mi ha fornito tutti i documenti è quella di Don Calabria. Il Don Orione mi ha fatto avere gentilmente le biografie e un documento sul ricovero in ospedale. I tentativi di contattare i Passionisti per Gemma Galgani e San Giovanni Rotondo per Padre Pio non hanno dato esito. Lo stesso vale per la Congregazione delle cause dei santi, che contattata, non risponde.
Mi sono a lungo chiesto come mai è così difficile accedere a questi documenti e ho fatto dei ragionamenti.
Su questo, sulla difficoltà ad accedere a questo tipo di documentazione, ho fatto diverse riflessioni. Ho pensato, per esempio, che il problema può essere che non appartengo ad alcun gruppo editoriale, non sono giornalista, non sono universitario, non sono legato ad alcun studio teologico o associazione culturale, sono un semplice cristiano, medico psichiatra che chiede di accedere a questo documenti.
Ho sentito dire che la Congregazione delle cause dei santi ha il copyright della sua documentazione ma non capisco cosa voglia dire, e comunque non sarebbe male se la Congregazione mettesse a disposizione un sito web con tutte le info. Così almeno le leggiamo e poi possiamo eventualmente fare dei commenti.

Una spiegazione diversa l’ho trovata proprio leggendo la Positio di Giovanni Calabria. Si fa fatica ad accedere a questi documenti perché sono troppo prossimali, ci riguardano troppo da vicino e questo diventa fonte d’imbarazzo perché emergono i nostri estremi, sia quelli piacevoli che quelli spiacevoli.

Dalla lettura dei documenti del processo di beatificazione di Giovanni Calabria risulta chiaro uno scontro senza esclusione di colpi tra Valentino Macca, relatore della causa, e Cherubino Trabucchi il medico che ha curato Giovanni Calabria. Se le sono date di santa ragione ed è tutto lì, nero su bianco. Ma nessuno legge quel documento.
Ma su questa battaglia Trabucchi/Macca torniamo dopo. Ora affrontiamo un altro argomento.

Mi ci sono voluti anni di letture a volte fatte a pezzi a volte intere e alla fine sono riuscito a comporre una lista di una quindicina di documenti nei quali direttamente o indirettamente si parla della santità e della follia. Si tratta per lo più di documenti introvabili da chi non è topo di biblioteca e anche quando li trovassimo non saremmo in grado di capirci molto. Spesso si tratta di testi teologici che non sono comprensibili senza una formazione specifica.

Ne cito solo uno di questa lista. Si tratta del testo di Paolo Lungo dal titolo, ‘Ricerca di Dio e rinnovamento di sé. Il percorso umano e teologale di santa Caterina De Ricci‘ 2005, Studio Domenicano. Ma questo è uno dei pochi comprensibili.
Mettendo in fila in senso cronologico questi documenti sono riuscito a capire alcune cose che mi sembrano importanti.

Il processo di beatificazione di Giovanni Calabria, iniziato nel 1959, tre anni dopo la porte del 1954, si chiude nell’ottobre 1984 e il decreto sulle virtù eroiche è dell’anno successivo, 1985. La beatificazione di tre anni dopo, 1988.
Il contrasto che tra Cherubino Trabucchi e Valentino Macca va interpretato all’interno del rapporto scienza e fede che negli anni successivi, dopo la fine del processo di beatificazione di Giovanni Calabria, ha avuto almeno due tappe fondamentali: la riabilitazione di Galileo Galilei è del 1992 e la ‘Fides e ratio‘ è del 1998.

Cosa voglio dire con questo? Semplicemente che sono stati fatti dei passi avanti e che la Chiesa che ha beatificato Giovanni Calabria alla fine degli anni ’80 non aveva gli strumenti che ci sono invece oggi.
Tra avere gli strumenti e usarli ce ne passa, lo sappiamo bene, e può ben darsi che anche oggi prevalga quell’imbarazzo e quel timore che nel processo di beatificazione di Giovanni Calabria c’è stato anche se mai ammesso, mai descritto, sempre taciuto. S’è consumato solo all’interno e là è rimasto grazie ad un sapiente e efficace silenzio che, in effetti, dobbiamo ringraziare.

Riprendiamo un attimo il contrasto Trabucchi/Macca. Dobbiamo riconoscere che in quegli anni, 1959-1984, non c’erano le condizioni per dibattere pubblicamente su un tema così delicato e se si fosse scelto di rendere pubblico quel dibattito anche con buone intenzioni, con tutta probabilità il processo avrebbe avuto un altro esito e ora non avremmo questo santo.
Bisogna riconoscere al postulatore Luigi Piovan e da tutta l’Opera Don Calabria di quegli anni, di aver perfettamente gestito gli eventi portando a casa l’obiettivo. Se si voleva arrivare alla beatificazione non c’erano altre strade, bisogna fare quello che è stato fatto, rimanere sotto traccia, lasciare che il contrasto si consumasse all’interno delle mura casalinghe esaurendosi lì come è accaduto. Poi si chiude la porta.
L’alternativa qual è?
Aprire le porte e parlarne apertamente raccontando come questi santi abbiano vissuto santamente la condizione di malati psichici convinti che questo sia un kairos, anzi sia il kairos di questo secolo.

Magari ne parleremmo.

 

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