giovedì, Dicembre 2

Santa Sofia, un museo a rischio

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Nel passaggio da moschea a museo vennero rimossi i tappeti portando alla luce dopo cinquecento anni le magnifiche decorazioni in marmo del pavimento. La cupola fu quella che strutturalmente aveva risentito maggiormente delle vicissitudini e dell’incuria del tempo. Essa poggia su pennacchi ed archi che scaricano il loro peso su quattro enormi pilastri, grazie a società private furono stanziate una serie di sovvenzioni per il suo restauro che si svolse dal 1997 al 2002.

A distanza di ottant’anni, il Museo di Santa Sofia rischia di essere riconvertito in moschea, in quanto dal 2010 diverse associazioni islamiche e membri del governo turco hanno richiesto con crescente insistenza la riapertura di Hagia Sophia al culto islamico. Nella corsa politica dalla presidenza Recep Tayyip Erdoğan  ha più volte paventato il progetto della riconversione del museo in moschea, barattandolo con la riapertura della Scuola teologica greco-ortodossa di Halki, chiusa dal 1971 in seguito alla nazionalizzazione di tutte le scuole superiori ed università, compresa l’Accademia teologica ortodossa.

L’opposizione ferrea del Patriarca Bartolomeo ha finora reso di fatto incompiuto il progetto, ma se la conversione in moschea non è affatto difficile, potrebbe diventare difficile affrontare le reazioni dell’Occidente e del mondo intero. Attualmente è un museo, con il divieto di utilizzo come luogo di culto (moschea o chiesa), ed ha avuto illustri ospiti nelle figure degli ultimi papi. In occasione della sua visita, nel luglio 1967 Papa Paolo VI  disse una preghiera, provocando forti imbarazzi nei già difficili rapporti con i musulmani.

Prima della visita di Benedetto XVI  nel novembre 2006, è stato segnalato che il governo turco ha permesso di destinare una piccola stanza del complesso museale per essere utilizzata come sala di preghiera da chiunque lo voglia. In occasione della sua visita Papa Ratzinger lasciò sul Libro d’oro di Santa Sofia la frase: ‘Nella nostra diversità, ci troviamo davanti alla fede del Dio unico: che Dio ci illumini e ci faccia trovare la strada dell’amore e della pace’.

Le tensioni per le visite pastorali si sono riaccese nel sesto viaggio apostolico di Papa Francesco avvenuto nel novembre 2014 in Turchia, nel quale ha visitato la ‘Moschea blu’ di Istanbul e successivamente Santa Sofia. Si temeva da parte del pontefice qualche accenno all’eccidio del popolo armeno, negato dal governo di Erdogan. La volontà di Bergoglio è stata espressa con le parole: «È fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri». Per il Papa nessuna violenza può essere motivata con la fede: «La violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace».

La Basilica di Santa Sofia, per le vicissitudini di cui è stata muta testimone, ne fanno un documento culturale unico nella storia del mondo antico e paradigma di grande significato nel crocevia culturale di oggi.

 

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