sabato, Ottobre 16

Santa Sofia, un museo a rischio

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L’80° anniversario del Museo di Santa Sofia ad Istanbul, cade in un momento di forti tensioni sul suo destino. L’edificio costruito nel 360 dall’imperatore Costanzo II  come basilica in stile bizantino, in onore della Santa Sapienza, dedicata quindi a Santa Sofia, annovera nel corso della sua storia: un incendio che nel 404 la distrusse, la ricostruzione ad opera di Teodosio II,  un secondo incendio nel 532 e la relativa ricostruzione ad opera di Giustiniano  completata nel 537.

Fino al 1453 rimane la più grande basilica cristiano ortodossa fino a quando Mehmet II o Maometto II,  il settimo sultano dell’impero ottomano e conquistatore di Costantinopoli, la trasformò in moschea e tale rimase fino al 1935, quando Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della repubblica turca sorta sul disfacimento dell’impero ottomano, la adibì a museo.

L’architettura interna della basilica è a forma rettangolare, pur essendo molto vicina ad un quadrato, avendo una differenza dei lati di appena 6 metri (71m X 77m). Santa Sofia segue le linee delle basiliche romane, quelle degli edifici pubblici, che in seguito il cristianesimo replicò nelle sue chiese. Presenta tre navate, arcate divisorie in doppio ordine ed un’abside collocata in una posizione opposta rispetto all’ingresso, che esternamente ha una struttura poligonale. Un doppio nartece permette di giungere all’ingresso e di entrare nell’edificio. L’area della navata centrale ha una cupola di dimensioni gigantesche (31 metri di diametro) il cui peso è sostenuto da quattro pilastri realizzati con pietre lavorate, invece altri elementi strutturali, come gli archi e le pareti, sono fatti in mattoni.

Vicino all’abside è collocato il mihrab che indica la direzione della Mecca. Il piano superiore è decorato con mosaici che rappresentano veri capolavori dell’arte bizantina. Tra questi quello raffigurante la deesis dove la Vergine Maria e Giovanni Battista chiedono l’intercessione per l’umanità a Cristo. Sui parapetti della Basilica sono presenti anche dei graffiti in runico lasciati dai guerrieri vichinghi che formavano la Guardia Variega il corpo armato a servizio dell’Imperatore.

Oltre che dalla cupola centrale, la basilica è caratterizzata da due semicupole che interessano la zona dell’abside e quella dell’ingresso, dai matronei lungo le navate laterali e da due file di finestre di diverse dimensioni che si trovano alla base della grande cupola, aventi lo scopo di far entrare luce all’interno della chiesa.

Internamente il complesso è decorato con mosaici, marmi di pregio, colonne in porfido e capitelli scolpiti. I mosaici risalgono al periodo bizantino e a quello cristiano immediatamente successivo. Tra i mosaici più conosciuti è da ricordare quello della Porta Imperiale che rappresenta la Vergine Maria con il Bambino, accanto all’imperatore Costantino e Giustiniano e quello dell’abside che raffigura la Vergine con il bambino. Altrettanto famoso è anche il Cristo in trono davanti al quale si prostra un imperatore, che si trova nel nartece.

Nel passaggio da basilica a moschea tutte le immagini cristiane vennero ricoperte da pesanti strati di intonaco, per nascondere l’iconografia dell’Antico e Nuovo Testamento, oltre ai ricchi mosaici che raffiguravano le famiglie imperiali succedutesi sul trono di Costantinopoli, ritratti ai fianchi delle immagini di Cristo e della Vergine. La trasformazione in moschea fu curata dall’architetto del sultano Mimar Sinan  che conquistato dalla bellezza architettonica dell’edificio, in particolare della cupola centrale, cercò di riprodurla nelle moschee di Instanbul, consegnando così la basilica alla storia come la ‘Madre di tutte le Moschee’.

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