venerdì, Luglio 30

Santa Maria Capua Vetere non è un caso isolato La ‘macelleria messicana’ non è stato un episodio isolato. Le inchieste aperte su episodi di pestaggi o di torture in carcere, sempre nel periodo in cui Bonafede è stato Ministro, sono almeno dieci

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L’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si lamenta per la cattiva stampa di cui gode da quando è scoppiato lo scandalo della macelleria messicana nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Il fatto è che al tempo di quel massacro era lui al vertice del ministero di Giustizia; e le carceri, la loro amministrazione, nel bene e nel male, dipendono dal ministero della Giustizia. Se poi nell’ottobre scorso, il ministero risponde a un’interpellanza del deputato di ‘Più Europa’ Riccardo Magi dicendo che si tratta di “perquisizione straordinaria…di doverosa azione di ripristino della legalità e dell’agibilità dell’intero reparto”, si capisce che Bonafede dovrebbe innanzitutto chiedere scusa (cosa che non risulta abbia intenzione di fare).

  Gran parlare di ‘mele marce’, che non giustificano la condanna indiscriminata di tutto il corpo degli agenti della polizia penitenziaria. Giusto, anche perché non si deve mai dimenticare che uno dei fondamenti del diritto è che la responsabilità è individuale. Tuttavia…

  Alcune centinaia di agenti di polizia penitenziaria vengono prelevati e trasferiti dagli abituali penitenziari dove operano, e ‘trasferiti’ a Santa Maria Capua Venere. Sono bardati di tutto punto, organizzati in ‘squadrette’, Ricevono specifiche istruzioni, a cui obbediscono con zelo. Fanno, insomma, quello che hanno fatto, perché si vuole che lo facciano; e glielo si fa fare. Se i cosiddetti vertici non ‘sanno’, sono inadeguati (e limitiamoci a ‘inadeguati’ per non dire di peggio); se invece ‘sanno’ e ‘sapevano’ sono complici di quello che l’attuale ministro Marta Cartabia bolla come ‘tradimento della Costituzione’. Tertium non datur.

  All’ignaro ex Ministro Bonafede va comunque ricordato un qualcosa che, almeno da avvocato, dovrebbe ben saoere: ignorantia iuris non excusat, l’ignoranza non discolpa.

  La ‘macelleria messicana’ non è stato un episodio isolato. Le inchieste aperte su episodi di pestaggi o di torture in carcere, sempre nel periodo in cui Bonafede è stato Ministro, sono almeno dieci. L’uso della violenza nelle prigioni italiane è una pratica frequente. Le carceri sulle quali sono state aperte inchieste per pestaggi e torture tra il 2019 e il 2020: Viterbo, Monza, Siena, Torino, Palermo, Milano Opera, Melfi, Pavia e Ascoli… Certo, occorre attendere l’esito dei processi; nessuna preventiva condanna. E tuttavia, quando ci sono filmati e testimonianze circostanziate, si può parlare di ragionevole certezze. Soprattutto non si può liquidare questa sconcertante serie di episodi con la rassicurante espressione ‘mele marce’.

  Denuncia accorata e più che condivisibile, quella del Ministro Cartabia sulla ‘Costituzione tradita’; ma dopo le parole, quali concreti provvedimenti perché questo ‘tradimento’ abbia fine? Si ripete: non si tratta di episodi che vedono per protagonisti gruppi di agenti penitenziari sadici e violenti, che operano di loro iniziativa.

  C’è un aspetto che prima o poi andrà chiarito. Nei giorni della rivolta, ci sono state una decina di morti tra i detenuti, tutte ‘giustificate’ come dovute ad abuso di metadone sottratto dai rivoltosi alle infermerie delle carceri. Non va dimenticato che il Governo di Giuseppe Conte ed il Ministro di Giustizia Bonafede si sono assunti la responsabilità di rifiutare sostanzialmente ogni plausibile e rigorosa istruttoria su quanto accaduto.

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