lunedì, Aprile 19

Sanremo, Tozzi: dal '66 non ti conosco

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Prosegue -dopo Kaligola– la nostra ‘caccia’ agli artisti che hanno calcato il palco del Festival di Sanremo ma dei quali poi si sono perse le tracce. Artisti che si sono esibiti sul palco più famoso d’Italia, ma che poi sono ritornati alla loro routine, alla vita quotidiana, come se fosse stato tutto un sogno… E altri invece –artisti per davvero– che dopo la fama, hanno scelto di loro spontanea volontà di tornare alle origini, alla famiglia, preferendo una vita lontana dai riflettori.

Questo è il caso di Franco Tozzi. Classe ’44, fratello di Umberto, superati gli ‘anta’, dopo una vita trascorsa tra famiglia e lavoro lontano dalla musica, e si è rimesso in gioco. Lo abbiamo intervistato mentre è al lavoro sul suo nuovo minialbum ‘Cinquanta’, con il quale festeggia, appunto, i cinquant’anni di carriera.
Ha partecipato anche lui al Festival di Sanremo negli anni ’65 e ’66, e gli abbiamo chiesto se per lui ad oggi il Festival della canzone italiana è “tutto è un ricordo, nient’altro che un ricordo“.

 

Come arrivò dalla Lancia di Chivasso al Festival di Sanremo?

Dalla Lancia di Chivasso ho fatto un percorso di un paio d’anni.  Mi aveva trovato un posto mio padre, lì alla Lancia, tutte le mattina -avevo 18/19 anni- andavo da Torino a Chivasso con il pullman, nel reparto di verniciatura… Nel frattempo avevo iniziato a fare delle gare di canto, in questi dancing che c’erano, dove facevano anche le selezioni per Castrocaro,  chi vinceva era quello che portava più gente. Durante una di queste serate un capo orchestra  mi ha sentito e mi ha chiesto se volessi cantare nel suo complesso. Io avevo studiato il violino, mi chiese se potessi suonare il basso, e così ho iniziato anche a suonare il contrabbasso. In quei due anni ho lavorato con lui, ho suonato con lui. Intanto avevo lasciato la Lancia di Chivasso e  ancora un po’ mio papà mi riempiva di bastonate [ride]. Ho girato  i dancing della Liguria. Questo maestro, che si chiamava Pier Benito Greco, aveva fatto una canzone che si chiamava ‘Due case, due finestre‘ che cantavamo tutte le sere nei locali. In una di queste sere arrivo a vederci un venditore di dischi della Fonit Cetra di Torino. Ci chiese di fare un provino di questa canzone per l’incisione. L’abbiamo fatto. Alla Fonit Cetra è piaciuto, e mi hanno mandato al Festival di Castrocaro, cioè a far le selezioni. E’ venuto anche Gianni Ravera ad ascoltare la canzone, probabilmente gli è piaciuta pure a lui.. Quindi ho fatto tutte le selezioni di Castrocaro, sono arrivato in finale, ho vinto, insieme a Vittorio Insania, con questa canzone. Dopo di che, chiaramente quelli che vincevano allora il Festival di Castrocaro (l’anno prima  aveva vinto Gigliola Cinquetti con Bruno Filippini), avevano diritto di fare il Festival di Sanremo, e io ho fatto il primo festival nel 1965, con una canzone di Carlo Alberto Rossi, ‘Non a caso il destino c’ha fatto incontrare’ (…un titolo cortissimo, tra l’altro [ride]..). Non sono arrivato in finale e a marzo, invece che fare serate per il dopo Festival, sono andato a fare il militare, a Spoleto. Quindi niente carriera, niente. Due anni prima l’aveva fatto Morandi, la stessa cosa anche a lui. Mentre ero a Spoleto, mi sono iscritto al Festival ‘Un disco per l’estate’ con la canzone ‘I tuoi occhi verdi‘, e fortunatamente il Comandante di compagnia mi ha dato la possibilità di andare al Festival di Saint Vincent. Alle finali e sono arrivato secondo, dopo Orietta Berti. Ricordo  che quando uscivo dalla caserma per andare a fare le esercitazioni sentivo le radio che trasmettevano attorno a me, ‘I tuoi occhi verdi’, sparata ad alto volume, e quindi mi arrabbiavo, perché non potevo fare niente, dovevo fare il servizio militare…

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