venerdì, Settembre 24

Sanremo: ricordando Giancarlo Golzi

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Il carrozzone festivaliero porta con sé una marea di allegria  -e di mediocrità- in una Liguria alle prese con crisi economica e occupazionale, e funestata ancora dalle ferite aperte dalle alluvioni degli ultimi anni. Dimenticandosi, però  -l’unica ad averne fatto menzione in tv sino a oggi è stata la brava Elena Di Cioccio nei panni di Antonella Ruggiero proprio, ironia della sorte, a ‘Tale e Quale Show’ con Carlo Conti, su Raiuno- di chi la storia della musica italiana, pop e rock insieme, l’ha scritta davvero. Anche oltreconfine.
Di chi l’ha fatto con grande successo, ma sempre con umiltà sincera e in punta di piedi, osservando il mondo cambiare dietro i colori e i suoni di una batteria che per ben 50 anni ha scandito e accompagnato il ritmo e il tempo di un’esistenza interamente vissuta a pane e musica: Giancarlo Golzi, il ‘Capitanodei Matia Bazar, nonché anima del Museo Rosenbach, storica formazione ligure che ha scritto pagine indelebili del miglior prog-rock nel mondo. Dai primi anni Settanta a oggi.

Se n’è andato imprevedibilmente così, a soli 63 anni, in una sera d’estate del 12 agosto del 2015, cogliendo tutti di sorpresa. A Eboli (ove la tradizione vuole che anche Cristo si sia fermato), pochi giorni prima, l’8 dello stesso mese, tenne infatti l’ultimo concerto con gli indissolubilmente amati Matia Bazar, di cui era l’unico fondatore e componete storico a non aver mai abbandonato la line-up sin dalle origini, nonostante i vari avvicendamenti di musicisti e cantanti, da quel lontano 1975.

L’addio proprio nell’anno in cui il gruppo festeggiava i propri primi 40 anni di carriera.

Giancarlo Golzi  -proprio come il caro Pino Mango poco più di un semestre prima, a fine 2014- ha avuto per sé il finale migliore, entrando nel mito della storia musicale italiana di stampo internazionale in silenzio. Con la classe, l’eleganza e la compostezza che soli i veri grandi possiedono.

Tra l’altro, proprio a pochi giorni di distanza da quel 15 agosto che, se per tutti coincide con secchiate, falò e pranzi in spiaggia con gli amici, per chi scrive invece fa rima con la Solennità dell’Assunzione in Cielo di Maria: una fra le ricorrenze cardine della liturgia cattolica, specie in questo Anno Santo della Misericordia, sulle quali val la pena riflettere.
Un segno di elezione, certamente, per un uomo perbene e un signore autentico come pochissimi altri nel mondo delle sette note: Giancarlo Golzi -il ‘Capitano’ dei Matia Bazar, come tutti lo chiamano affettuosamente ancora oggi- possedeva infatti uno stile e un drumming unici.

Amato e stimato da tutti (Eros Ramazzotti, Silvia Mezzanotte, Antonella Ruggiero e i Pooh lo hanno ricordato in maniera davvero toccante su social network e media nazionali), lo considero  -e non sono il solo, fortunatamente- uno fra i dieci più grandi batteristi italiani: secondo solo all’impareggiabile Franz Di Cioccio, leader e colonna portante  -insieme al valente Patrick Djivas– della strepitosa Premiata Forneria Marconi, alias PFM, da sempre la rock-band italiana più famosa al mondo.

Golzi amava la musica, e le grandi voci: fu lui, nel 1999, a scoprire e a volere fortemente Silvia Mezzanotte quale vocalist dei Matia Bazar degli anni 2000. Ruolo che la virtuosa cantante, unica nella storia della band, ricoprì per ben due volte: in assoluto, con Antonella Ruggiero, la più conosciuta e amata da pubblico e critica.

Silvia stimava sinceramente Giancarlo: era il suo padre artistico, la sua guida sul palco e in sala d’incisione. L’amico vero che tutti vorrebbero ogni giorno accanto, al proprio fianco.
Partito lui, ha scelto con coraggio e consapevolmente di terminare la collaborazione con i Matia Bazar, con la compostezza e il buon senso che propriamente le si addicono. Senza Golzi, nulla sarebbe stato più come prima. E di andare avanti da sola, nel rispetto di quanto di buono condiviso e prodotto sia live che in studio con l’inseparabile batterista e autore di ‘Vacanze Romane’, ‘Brivido Caldo’, ‘Messaggio d’amore’ e molti altri successi, augurando di vero cuore tutto il meglio ai Matia Bazar che verranno.

A rendere omaggio prezioso alla memoria di Golzi, a parlarcene è Alberto Moreno, musicista rock di valore, nonché uomo garbato e perbene.

Amico fraterno di Giancarlo sin dall’infanzia, con lui collaborò in qualità di tastierista negli anni Sessanta prima ne La Quinta Strada, band da cui sarebbe nato di lì a poco il Museo Rosenbach (il cui nome significa, in tedesco, ‘ruscello di rose’), formazione prog nota in tutto il mondo per ‘Zarathustra’, disco pietra miliare destinato a fare più volte il giro del globo dal 1973 a oggi.

Un amore, quello per il Museo Rosenbach, che Golzi ha condiviso per l’intera sua parabola terrena con Alberto Moreno negli anni, parallelamente alla dimensione Matia Bazar. E che, nel 2012, è sfociato nell’incontro con una delle signore più competenti e corrette della musica italiana: Iaia De Capitani, manager di PFM e di Aereostella, casa discografica milanese specializzata in progressive rock. L’unica in Italia che vive di luce propria, e che non deve di certo dir grazie a Sanremo per i fatturati e i meriti conquistatisi sul campo negli anni. Un’azienda e una professionista coerenti e super partes, come pochi davvero.
Con Aereostella, Golzi e il Museo Rosenbach dal 2013 a oggi hanno pubblicato tre cd straordinari: ‘Barbarica’, convincente concept-album, ‘Zarathustra Live in studio‘ e ‘Live in Tokio’, in cui è possibile gustare tutta l’energia e la raffinatezza di uno fra i migliori interpreti e innovatori della batteria di sempre.

Alberto Moreno, chi era Giancarlo Golzi?

Soprattutto un grande amico, una persona leale e sincera nel mondo della musica: una rarità. Un grande musicista, genuino e istintivo. Ha sempre posto sullo strumento grinta ed entusiasmo rimasti immutati in 50 anni. L’ho conosciuto che suonava sui fustini del ‘Dixan’, prima di cimentarsi con batterie sempre più prestigiose a livello di marchi di fabbrica. Ma lo spirito con cui si esprimeva era lo stesso.

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