mercoledì, Dicembre 1

Sanremo racconta la tradizione italiana Intervista a Dario Salvatori, giornalista e critico musicale

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Tra le donne si ricorda la freschezza di Simone Ventura e la conduzione sfavillante di Antonella Clerici. Ma non solo show, il festival è anche cronaca, come non ricordare il suicidio di Luigi Tenco e poi il tentato suicidio di un giovane che venne salvato dalla balconata da Pippo Baudo. Insomma il festival è storia e fa storia, ogni anno si innova, rivoluziona se stesso, a volte ritorna alle origini per trasformarle perché deve adeguarsi ai tempi che cambiano, perché deve al pubblico, anche il più scettico, il suo successo.

Per conoscere meglio cosa rappresenta il festival della canzone italiana per la nazione, abbiamo intervistato Dario Salvatori, giornalista e critico musicale, braccio destro di Renzo Arbore nella trasmissione ‘Quelli della notte’ e autore del testo Sanremo 50. La vicenda e i protagonisti di mezzo secolo di festival della canzone’ edito da Rai-Eri nel 2000.

Salvatori cosa rappresenta il Festival per la Rai?

Per la Rai è il prodotto di maggior lustro, l’impiego di uomini è mezzi non è indifferente, in sessantasei anni il festival ha sempre accentrato la sua attenzione tanto che per la Rai i vari festival sono uno sforzo economico non indifferente. Ma non solo il festival, una volta anche Miss Italia rappresentava un caposaldo dell’icona di Rai Uno, adesso non è più così ma il Festival di Sanremo resiste da anni anche quando ci sono state edizioni sciagurate.

A proposito di sciagure e sventure. Quest’anno la tragica morte della proprietaria della villetta dove alloggiava Gabriel Garko, spalla di Carlo Conti. Si è iniziato a parlare di sfortuna, edizione maledetta e quant’altro…

Guardi, in tutta onestà le dirò che gli italiani in generale sono un popolo di superstiziosi. Pensi che all’aereoporto di Catania è stato tolto il gate diciassette. Immagino quindi cosa l’italico popolo possa pensare ma questo episodio è puramente un fatto di cronaca dove purtroppo una donna ha perso la vita. Allora se dobbiamo guardare non al festival ma alla cittadina dobbiamo analizzare anche il dipendente assenteista che timbra il cartellino in mutande. Non è possibile guardare a queste cose, sono analogie che ci fanno solo ridere in alcuni casi e piangere in altri, come nel caso recente con la morte della proprietaria che, come ho detto, è un pur fatto di cronaca.

Torniamo al festival vero e proprio senza pensare ai dati auditel. Cosa rappresenta Sanremo per gli italiani è per l’Italia come nazione?

Per la nazione questo è un appuntamento irrinunciabile, magari non avrà dalla sua parte il pubblico dei giovanissimi ma sicuramente una schiera di fedeli che aspetta di vedere il festival esiste. E’ innegabile che Sanremo rappresenti un po’ la storia della canzone, dell’Italia, potremmo azzardare e dire che fa parte della nostra cultura.

Negli ultimi anni il festival ha visto all’apice non i cantanti storici i ‘big’ ma giovani ragazzi nati dai talent show. Mi riferisco in particolar modo ad Amici di Maria De Filippi che ha sdoganato a Sanremo tanti ragazzi che hanno avuto successo. Cosa è cambiato in questi anni? Il sistema del televoto permette ai questi ragazzi di emergere maggiormente?

Sicuramente il televoto favorisce un certo tipo di cantante. Diciamo che è molto probabile immaginare un giovane o un giovanissimo che digiti il numeretto dal suo cellulare per votare il suo idolo piuttosto che una persona di una certa età che ascolta le canzoni per quello che sono, perché guarda il festival per quello che è.

Nel 2011 vince Roberto Vecchioni con ‘Chiamami ancora amore’ ha segnato un passaggio decisivo, un ritorno alla musica d’autore? Una sorta di spartiacque con i festival passati?

No, fatto ne è che dopo Vecchioni i ragazzi dei talent sono tornati alla ribalta. Oggi viviamo in un mondo dove la visibilità è tutto e quindi un cantante anche famoso ma poco virale può perdere la lotta la televoto. Oggi comunque il festival è cambiato. Le faccio un esempio. Modugno ha vinto Sanremo per ben quattro volte ma, tante altre volte si è presentato al festival con canzoni non proprio belle ma per lui l’attaccamento al festival era qualcosa di viscerale. Oggi non è più così. Vanno a Sanremo i volti nuovi. Perchè in tanti, anche quelli che devono tanto a questo festival, in questa edizione sono solo superospiti e non hanno deciso di mettersi in gioco?

A chi si riferisce?

A Elisa per esempio, a Laura Pausini, ma anche ad Eros Ramazzotti o ai Pooh che festeggiano cinquant’anni di carriera ma arriveranno all’Ariston da star per cantare le loro canzoni, farsi pubblicità. Personalmente avrei preferito di gran lunga vederli in gara.

Secondo lei perché hanno fatto questa scelta?

Perché partecipare a Sanremo è sempre un rischio. Come tutte le competizioni c’è la possibilità di perdere e come dicevamo prima il televoto gioca un ruolo importante. Chi è in gara accetta questo rischio chi prima di salire sul palco si fa i conti con il commercialista prende decisioni diverse.

Se fra tutte le canzoni sanremesi dovesse sceglierne una che faccia da colonna sonora al festival quale sceglierebbe?

E’ una domanda difficile. In sessantasei anni le canzoni sono state tantissime. Se proprio devo scegliere qualcuna direi ‘Nel blu dipinto di blu’ perché ha fatto conoscere la musica italiana e l’Italia intera anche all’estero. Ma non dobbiamo dimenticare il talento di Bocelli e poi ‘Io che non vivo senza te’. Ma queste sono solo alcune sono tantissime le canzoni che potrebbero essere la colonna sonora di questo evento.

Il tempo dei commenti è finito, adesso bisogna solo lasciare spazio alla musica e al festival che da martedì nove fino a sabato tredici terrà compagnia gli italiani e diciamolo pure, anche i più scettici ne guarderanno anche solo cinque minuti perché alla fine, Sanremo è Sanremo.

 

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