mercoledì, Maggio 12

Sanremo: Equ anche dopo il Festival

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Chi, finito il Festival di Sanremo, è riuscito a fare della musica il proprio mestiere? Continua la ricerca del ‘che fine hanno fatto dopo Sanremo‘, la ‘caccia’ ai cantanti che -volenti o nolenti- sono usciti dalle scene, tornando alla vita lontana dai riflettori.

Le radio che trasmettono giorno e notte le hit del Festival costringendo chiunque a ricordarne almeno il ritornello, le prime pagine di ‘Chi’ e di ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ letteralmente intasate, Twitter stracolmo di cinguettii. Tutti impazziti per le Nuove proposte. E poi? Nulla. C’è chi riesce veramente a svoltare, inseguendo il sogno di diventare ‘artista’, e chi invece torna sconsolato alla propria routine, appeso a quell’unico successo, a quel momento di notorietà, di cui rimane solo l’estratto dell’esibizione in un video di YouTube.

Dopo Kaligola e Franco Tozzi, abbiamo intervistato Gabriele Graziani, la voce degli Equ, un gruppo di artisti che si sono presentati a Sanremo nel 2005, l’anno dei vestiti con paillettes di Antonella Clerici e delle battute di Paolo Bonolis.

 

Gabriele, ti conosciamo per la collaborazione con gli Equ. Come e quando nasce la vostra intesa?

Gli Equ nascono da una profonda amicizia, dal ’96, quindi eravamo proprio ragazzini, dei bambini. La passione per la musica, la voglia di fare, di esibirsi, la giusta dose di follia per fare delle cose assurde che magari dopo un po’ di tempo rinunci anche, quindi le origini me le ricordo anche molto bene, in maniera assolutamente indelebile. Dopo Sanremo, è stato una specie di spartiacque che in qualche modo c’ha condizionato sicuramente. Sanremo è arrivato nel 2005, e noi avevamo già cominciato, eravamo dal ’96 come Eku 28, ed è stato proprio il Festival a volerci cambiare il nome, perché era l’etichetta di una birra. Una birra in disuso perché era fortissima, ma quando siamo andati là, ci hanno cambiato il nome: invece della ‘k’ hanno messo la ‘q’ e poi ci siamo affezionati a quel nome e così siamo andati avanti…

E stiamo andando avanti naturalmente, cioè non è che il progetto ‘Equ’ si è fermato a quel festival lì. Chiaramente la visibilità si, da un punto di vista mediatico sicuramente, però stiamo facendo diverse cose da Sanremo in poi, che sono venute fuori anche in maniera molto bella, nella direzione teatrale sicuramente meno radiofonica. Però è quella che in qualche modo avevamo già scelto, probabilmente già al Festival. Quando eravamo al Festival avevamo già scritto quella canzone qualche anno prima. E sia chiaro, non rinnego nulla, anzi è stato un piacere e ci ha permesso di fare diverse cose quel Festival lì, soltanto che avevamo una.. ‘strada’ – e dire ‘strada’ è anche abbastanza ambizioso – però avevamo una direzione un pochino diversa rispetto alla radio, alla televisione, ma comunque in qualche modo abbiamo fatto altre cose, perché comunque abbiamo fatto tre dischi, pochi in realtà, però il secondo e il terzo sono andati sicuramente in una direzione diversa.

Nel 2005 hai partecipato al Festival di Sanremo. Quali emozioni ricordi delle serate?

Ricordo benissimo l’attesa, le prove, il fatto di fare quella passerella incredibile, quella scalinata, tutte quelle persone che in qualche modo ti chiedevano “cosa provi, qual è l’emozione” e mentre te lo chiedono magari capisci che effettivamente la domanda è anche la risposta, cioè tutto fa Festival, non soltanto l’esibizione in sé, ma è anche dentro alla domanda [ride]… e quindi era un’emozione che ti coinvolgeva proprio perché c’era un’energia tra chi ti fa la domanda e chi deve rispondere a quella domanda lì, quindi è un’emozione che coinvolge, dentro quella settimana, perché poi… rimangono sicuramente i bellissimi ricordi, rimane la canzone – se va -… ma è talmente intensa che si vive a 360 gradi, quindi scopri delle vie inesplorate: tu fai sempre la tua canzone, ma attraverso una canzone vengono fuori energie assurde, amicizie impensabili..

Lo ricordo con piacere il Festival, ricordo la scalinata, ricordo le luci in lontananza del teatro Ariston, che avevo visto da bambino solo in televisione -e invece mi ci ritrovavo dentro-, quindi insomma tutte cose che sicuramente mi hanno cambiato, sono immagini da ricordare, da memoria.

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