venerdì, Settembre 24

Sanremo: che fine ha fatto Kaligola?

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Ogni anno, il Festival di Sanremo sforna una decina di nuove proposte, artisti piazzati sul palco dell’Ariston come se fossero ‘divi. E a volte si tratta di ‘artistiper i soli 4 giorni dello show televisivo.

Giovani e meno giovani affondano l’ansia del palcoscenico, ma non solo. Le estenuanti prove, lo stress del produttore e della casa discografica, la voce tremolante e la bocca asciutta appena prima di salire sul famigerato palco. Le nuove proposte non devono però far trasparire niente di tutto questo, devono solo sfoggiare il sorriso migliore ed affrontare la platea, i giudici, le telecamere e i milioni di italiani sintonizzati su Rai Uno. E – come canta il cantautore Luciano Ligabue – “il tempo che ti danno è fino al ritornello.. e tante volte neanche fino a quello” nella celebre canzone “Caro il mio Francesco”, dedicata a Francesco Guccini.

‘L’indro’ intende guardare il Festival più famoso d’Italia con occhi diversi. Basta coi soliti toto-conduttoritoto-vallette e toto-abito. Vogliamo sapere che succede una volta spente le telecamere sul teatro della città dei fiori. Che fine fanno gli artisti lanciati nelle prime serate di Sanremo, ma che si classificano nelle ultime posizioni? Una volta calato il sipario, cosa avviene alla carriera di chi ha calcato il palco dell’Ariston? Cala il sipario anche sulla loro carriera?

Abbiamo intervistato Gabriele Rosciglione, in arte Kaligola, che ha ricevuto pochi voti nelle serate del Festival nella categoria ‘Nuove proposte’, ma ha vinto il premio Sergio Bardotti come miglior testo. Un giovane romano che a diciassette anni è riuscito a esibirsi sul palco di Sanremo nel 2015 con la canzone “Oltre il giardino”.

Ma “Oltre il giardino” verrebbe da chiedersi: oltre Sanremo?

Gabriele, l’anno scorso hai partecipato al Festival. Come ci si arriva a 17 anni sul palco? Sei stato raccomandato?

No [ride]. Io ho cominciato a scrivere canzoni a 14 anni, anzi diciamo dai 13 ai 14 anni, e piano piano ho cercato di migliorarmi. All’inizio lo facevo principalmente come forma di svago, per passare il tempo diciamo. Poi effettivamente vedevo che mi piaceva, ho iniziato a migliorarmi, a concentrarmi proprio dal punto di vista dei testi, a scrivere canzoni migliori.

Nell’estate del 2014 avevo finito un pezzo che era proprio “Oltre il giardino” e siccome mi sembrava un bel pezzo, rispetto anche a quelli che avevo composto precedentemente, pensavo di farlo sentire in qualche modo, di fargli avere un po’ di visibilità.. E ho pensato, abbiamo pensato, anche perché c’era già Antonio Rospini che è il mio produttore, che mi seguiva già da qualche mese, abbiamo pensato di mandarlo a Sanremo. Quindi abbiamo mandato la richiesta, la partecipazione, normalmente come tutti.. e su 500/600 persone che l’avevano mandata, mi hanno preso prima tra i primi 60, ho fatto l’audizione e a novembre mi hanno preso tra i sei che hanno partecipato.

Comunque è stato in effetti una cosa difficile arrivare a 17 anni a Sanremo, infatti ero un po’ la mascotte del gruppo, però devo dire che l’ho presa bene e sono molto contento di quello che mi è capitato, perché non è da tutti…

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