mercoledì, Maggio 25

Sanremo, autobiografia di una nazione Da Piero Gobetti a Pippo Baudo, passando da Pier Paolo Pasolini, Umberto Eco e Sabrina Ferilli. In attesa della Fenomenologia di Amadeus

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Il Festival di Sanremo è l’autobiografia di una nazione. Ché se Piero Gobetti individuava il Fascismo come ‘autobiografia di una nazione‘ che di liberale aveva avuto ben poco, noi mutati i tempi ben possiamo definire tale il Festival di Sanremo. Se no, che altro? E comunque è già un bel passo in avanti.

Il Festival è giunto in questo inizio 2022 di forsefinepandemia alla sua settantaduesima edizione. La prima nel 1951, appena tre anni e qualche settimana dopo la entrata in vigore della Costituzione dell’Italia Repubblicana. E dall’intellettuale ed editore Gobetti si arriva per via diretta a Pippo Baudo, laureato siciliano di buona famiglia borghese che del Festival è il vero e massimo ideologo. Paragonabile a Giovanni Gentile che del fascismo stese la Carta di identità e tracciò di fatto la Carta dei valori con la celebre ‘voce‘ sul Movimento di Benito Mussolini per l’Enciclopedia Treccani.

Sia chiaro, per noi è evidente ma meglio chiarire a scanso di equivoci. Il parallelo con il Fascismo ha carattere solo storico, ché a noi Sanremo piace e piace molto. E continuiamo a ritenerlo un importante evento nazionalpopolare, in senso gramsciano ancor prima che baudiano. Senza dimenticare Sabrina Ferilli, Democrazia, Poteri forti ed altre questioni.

(Incidentalmente. Oltre che in generale ci piace proprio questa edizione. Serrata, dignitosa, divertente, di buon livello musicale. Poi, come per la Nazionale e la Virologia, ciascuno dice la sua).

Comunque Umberto Eco scrisse ‘Fenomenologia di Mike Bongiorno‘ nel 1961, un saggio all’interno del suo ‘Diario minimo‘. Raccontava ed anticipava quella e questa temperie. E la storia, anzi la Storia, di e attraverso Sanremo. Anche se, nella fattispecie, era anche una storia, o Storia, di donne, anzi di una, Enza Sampò. Quello fu anche uno dei primi casi di critica televisiva, oltre che del costume.

Ancora prima Pier Paolo Pasolini che nel 1960 su ‘Sorrisi e canzoni TV‘ (numero 47, 20 novembre) intervenne in una sorta di ‘Processo’ a Claudio Villa. «Mi piace il repertorio delle canzoni melodiche di Claudio Villa perché mi piace il pubblico che ama questo stile popolare e verace. Approvo che Villa scriva, musichi e interpreti le sue canzoni. Lui lo fa nel suo piccolo come Charlot ha fatto nel suo grande». La rivista da poco, dal numero 5 di inizio anno che segnava il passaggio di Direzione tra il creatore Agostino Campi e Tarquinio Maiorino, aveva aggiunto ‘TV’ al proprio nome. Conservato tale poi sino ad oggi.

Ne citiamo due per tutti, ché dovendo raggruppare tutto si riempirebbe del caso la Biblioteca di Alessandria, se non borgesianamente quella di Babele.
E, dunque… In ogni caso per seguire il benemerito Festival di Sanremo, boccata d’aria in mezzo a giorni di bocconi amari, e sapere tutto quello che c’è da sapere giorno per giorno, canzone per canzone, coconduttrice per coconduttrice, superospite per superospite, c’è la storicamente benemerita ‘Sorrisi e canzoni TV‘, appunto, praticamente La Bibbia di Sanremo. Che a differenza dell’altra si può consultare mentre gli eventi avvengono. E che a dirigerla, bene e con ordine didascalico, sia Aldo Vitali, già discepolo giornalistico di Indro Montanelli a ‘il Giornale’ prima e ‘La Voce’ dopo, qualcosa vorrà pur dire.

Più ampiamente per i rapporti tra ‘Sanremo e Mattarella, tra Prima e Seconda Serata, tra primo e secondo mandato‘ abbiamo già dato, ed è un approfondimento cui, volendo, rifarsi.

Quanto alla Fenomenologia di Amadeus: ci stiamo lavorando.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’

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