domenica, Novembre 28

Sanità, la mannaia della Lorenzin field_506ffbaa4a8d4

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Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale del malato Cittadinanzattiva ci spiega che “non c’è una politica di investimento reale nei confronti della sanità pubblica e dei cittadini in questo momento. Vedo, al contrario, un disinvestimento, a poco più di un anno di distanza dal Patto per la Salute 2014-2016, sottoscritto a luglio 2014. Rispetto al finanziamento alla sanità pubblica fissato in quel patto e poi travasato nella Legge di Stabilità 2015, c’è un taglio netto di cinque miliardi di euro. In un anno il Governo ha cambiato idea sull’investimento sulla Sanità pubblica per gli anni 2015 – 2016 tagliando 5 miliardi di euro. Dobbiamo considerare, oltretutto, le condizioni delle famiglie. Anziché impegnarsi per garantire una maggiore efficienza ed accesso alle prestazioni garantite dal pubblico, si riduce quello che viene dato. E’ un approccio che non va bene. Oggi si pensa al front office del SSN, quindi tutto quello che è emergenza/urgenza, interventi chirurgici. Tutto quello che è back office, ossia che implica una presa in carico da parte del Servizio Pubblico, è abbandonato. Ad esempio le persone affette da Alzheimer. Il piano nazionale per i malati di Alzheimer non ha fondi, sono solo frasi fatte”.

“Noi rendiamo ancora più iniquo il Sistema – continua Iscaro – Dall’altra parte si interviene sul medico limitando la sua autonomia professionale. Quello che noi contestiamo è che si continua ad intervenire sul Servizio Sanitario o con i tagli e riducendo le prestazioni. Questa è una maniera recessiva, e non è più tollerabile. Il tema dell’appropriatezza si deve affrontare sicuramente, ma devono essere affrontati dalle società scientifiche, associazioni di professionisti, l’Ordine dei medici. Questa è la strada. C’è bisogno di pazienza e fiducia nella professione. Non si può imporre dall’alto un sistema sanzionatorio. E’ fallimentare”.

La salute come una “mera operazione contabile”, ha dichiarato Aceti. “L’inappropriatezza va contrastata sicuramente. Ma non tramite decreto o non garantendo tutta una serie di prestazioni. No. Le prestazioni devono essere garantite, bisogna lavorare, al contrario, sul fatto che quella determinata prestazione sia erogata in maniera corretta, questo è il nodo della questione. Succederà che il medico, con la ghigliottina sulla testa della sanzione pecuniaria, sarà incentivato a non prescrivere”.

Ritorniamo al discorso di sanità privatizzata? “Certo. Quando diciamo che in questo modi si favorisce la medicina privata è perché ogni prestazione eliminata dal Servizio Nazionale va dall’altra parte”, continua Domenico Iscaro, “è ovvio che il flusso di persone (che economicamente se lo potrà permettere) confluirà nel privato. I dati Istat del 2014 segnano l’11% di popolazione che abbandona le cure. Non si cura o perché ha difficoltà di accesso o perché non ha le risorse economiche. Questo è un dato grave. Se non riusciamo più a garantire la salute dei cittadini in maniera uniforme, il Sistema ha qualcosa che non va. Continuano a governare il sistema pubblico ugualitario tagliando. Il problema vero è che le cause dell’inappropriatezza sono molteplici, e in primis inserirei il contenzioso medico-legale. Il medico ha paura. Si prescrive più del necessario per tutelarsi. Noi stiamo ancora aspettando una legge sulla responsabilità professionale. Non si può pensare di amministrare politicamente un problema come quello dell’indicazione terapeutica”.  A questo punto “il privato si specializzare su tutte quelle fattispecie non garantite dal Servizio Sanitario Nazionale”, conclude Tonino Aceti. 

Ecco qui l’elenco degli esami ‘non necessari’ a pagamento

 

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