sabato, Luglio 24

Sanità, la mannaia della Lorenzin field_506ffbaa4a8d4

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I tagli del governo ‘del fare’ continuano, mascherati sotto forma di necessità e cosa buona e giusta. Stavolta, come ogni volta del resto, è toccata alla Sanità con il decreto sull’ inappropriatezza delle prescrizioni mediche. Un elenco abbastanza lungo (208 prestazioni) che rientrano nella spending review sanitaria. Il fatto è che in Italia si prescrive troppo e si prescrivono esami ritenuti, in molti casi, inutili. E questo starebbe portando al collasso il sistema sanitario Nazionale. Oltretutto ci saranno delle sanzioni per i medici che prescrivono esami ritenuti non necessari rispetto alla patologia di partenza.

«Si vuole avere un’appropriatezza della prescrizione diagnostica», ha dichiarato il Ministro della Salute, «ovvero che le persone siano indirizzate a fare le diagnosi che servono e non quelle che non servono. In Italia l’eccesso di prestazioni costa allo Stato 13 miliardi di euro l’anno, soldi che potrebbero essere invece ridistribuiti nel Servizio sanitario nazionale per garantire un accesso migliore, ad esempio, alla diagnostica oncologica. Ci sono dei protocolli che definiscono come e quando fare le prestazioni diagnostiche. Sono definiti dalle società scientifiche e rivisti insieme al Consiglio superiore di sanità in base alle buone prassi. Per questo abbiamo avuto un confronto con i sindacati. Dopo, il medico che prende in carico il paziente può anche decidere di derogare quando ritiene necessario e fare più analisi, ma deve motivarlo»Poi ha aggiunto che «le sanzioni amministrative sul salario accessorio scatteranno dopo un eccesso reiterato di prescrizioni inappropriate e solo dopo un contraddittorio con il medico che dovrà giustificare scientificamente le sue scelte. Se non lo farà, solo allora scatterà la sanzione».

La categoria dei medici in generale ha sgranato gli occhi e considera la mossa della Ministra inaccettabile e senza senso. Già si parla di una mobilitazione nazionale della categoria intorno al 25 ottobre. A detta di Beatrice Lorenzin i tagli sono stati voluti dalle Regioni stesse, «hanno fortemente voluto queste norme, mi aspetterei che intervenissero per spiegare alle persone il perché dobbiamo fare questo salto culturale. Arrivare all’intesa è stato un lavoro complesso, e questo delle prescrizioni è stato un punto sicuramente controverso. Dell’appropriatezza io rivendico la necessità sul territorio italiano, come tutte le società scientifiche hanno richiesto a più riprese in Italia e come ampiamente ritenuto necessario anche all’estero».

Come è naturale i medici in generale (e le Associazioni di categoria) non ci stanno. “Il problema che pone il Ministro è serio, ed un problema comune a tutti sistemi sanitari complessi, evoluti. A fronte di risorse definite è sempre crescente la domanda di prestazioni. In effetti, in Italia, le prestazioni che vengono prescritte sono fuori misura, risultano inappropriate per la definizione della determinata patologia. Detto questo, lo si affronta nella maniera totalmente sbagliata” spiega a L’Indro Domenico Iscaro, presidente ANAAO-ASSOMED. Si pensa di risolvere il problema per via amministrativa. Una medicina amministrata con delle tabelle, delle note a margine e delle sanzioni per chi non rispetta quelle tabelle. Il modo di affrontare questo problema è assolutamente sbagliato per due motivi: uno perché colpisce i cittadini. Ad esempio, di fronte ad un dolore persistente il medico non può prescrivere la risonanza magnetica, il paziente (avendo molto ansia, e questo è naturale) si rivolgerà al privato. Chi ha le possibilità economiche ingrasserà le file delle strutture private. Chi, invece, non ha possibilità, rinuncerà alla cura o rinvierà il problema”.

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