lunedì, Giugno 27

Sanità: il volontariato deve entrare nella stanza dei bottoni È necessario che le associazioni dei volontari e dei pazienti entrino, in modo istituzionale, sia nei processi di costruzione dei PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) e sia come rappresentanti degli stakeholders nei Cda delle imprese sociali sanitarie

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In Italia la sanità risulta più efficace e percepita come più soddisfacente dai cittadini quando si attiva una collaborazione sussidiaria  fra strutture sanitarie pubbliche e private (Usl, Asl, Ospedale, Servizi territoriali, Cliniche private, RSA e nella nuova dizione Case di Comunità, Ospedali di Comunità ecc….) con il non profit ed il volontariato.

L’ attività di volontariato si caratterizza per   assenza di contropartite di natura economico – finanziaria ed è rapportata al ‘valore’ del servizio offerto.

Il lavoro volontario, prestato all’interno di una organizzazione, è lo svolgimento di compiti finalizzati, direttamente od indirettamente, alla produzione di un servizio, nell’ambito di una struttura ‘formalizzata’, quale è una struttura organizzata sanitaria.

La sanità ha esigenze di volontariato qualificato, professionalizzato ed a tempo continuativo.

Il paradosso di ‘lavorare gratuitamente’ in una società che ha regolato tutto il sistema delle attività organizzate in base al codice del denaro (il livello di remunerazione raggiunto ,assume anche la valenza di indicatore del proprio status sociale e dell’ importanza attribuita dall’ organizzazione all’ attività prestata) non può non influenzare sia gli aspetti soggettivi del lavoro volontario (motivazioni, aspettative, comportamenti, senso di appartenenza), che le modalità di direzione e gestione delle risorse umane non retribuite. Si tratta cioè di capire il paradigma per cui i volontari hanno un ‘comportamento organizzativo integrato’, pur nell’ impossibilità di far leva sugli strumenti tradizionali di controllo ed indirizzo delle performance individuali (sistema premiante palese – incentivi economici e carriera ).

Il volontariato svolge la propria attività di servizio in un contesto dell’evolversi del concetto di prestazione sanitaria in quello di servizio sanitario in logica di ’evidence based medicine’ che si integra con ‘human value based medicine’.

Questa evoluzione si basa sullo scambio che si struttura fra istituzioni che erogano servizi sanitari e cittadini pazienti/clienti. Infatti, in questo scambio di utilita’ sanitaria e sociale la prestazione tecnico specialistica sanitaria e’ la condizione necessaria del sinallagma virtuoso e non speculativo, ma non e’ piu’ sufficiente per far percepire il livello di efficacia del servizio erogato che attiene alle condizioni di fruizione del servizio (puntualità, gentilezza del personale, orientamento logistico, sollievo relazionale, spiegazione suppletiva rispetto alla prestazione, aiuto fisico per pazienti fragili, conforto dei famigliari in attesa e così via).

Tutto questo avviene mantenendo olisticamente il finalismo sociale e sanitario preminente, ma gestendo in modo altrettanto necessario l’assetto aziendale ed imprenditoriale.

Per esempio, strutture sanitarie e volontariatiato formano una ‘filiera sociale e sanitaria’ che si connota per una base di imprenditorialità sintonica/simmetrica e per una osmosi sociale che genera risultati di valore economico e valorialità per il contesto socio economico nel suo complesso.

Il focus è sul ruolo del volontariato che, a costo ZERO, integra e, in alcuni casi, sostituisce il lavoro del personale dipendente retribuito con un valore aggiunto non solo di tipo economico finanziario evidente, ma anche con una motivazione alla relazione decisamente superiore ad altro personale.

Si pensi al volontariato professionalizzato negli ospedali, nelle case di cura private, nei servizi di assistenza nelle RSA e nel territorio e così via.

Secondo l’ultimo censimento dell’Istat (2019), si contano 5,5 miioni di volontari e di essi una parte è protagonista nelle strutture sanitarie (circa 450.000) ed è apprezzata dai pazienti-degenti-clienti.

Affermazione non velleitaria perché suffragata dai dati della customer satisfaction di alcuni ospedali e di altre strutture sanitarie.

Ma ci si è mai domandati quanto vale economicamente il lavoro del volontariato in sanità e nell’assistenza? Ci sono studi e ricerche in questo senso che evidenziano ‘cifre da capogiro’.

Qualcuno, per un retaggio culturale antico e disinformato, pensa che il volontariato sia d’inciampo per l’attività sanitaria corrente salvo essere smentito dai dati raccolti fra i pazienti e degenti che invece ne apprezzano la capacità di dare servizi efficaci ed efficienti. Ovviamente parliamo di volontariato professionalizzato.

Con il crescere del ruolo del volontariato, in alcune realtà sanitarie è necessario che le associazioni dei volontari e dei pazienti entrino, in modo istituzionale, sia nei processi di costruzione dei PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali) e sia come rappresentanti degli stakeholders nei Cda delle imprese sociali sanitarie. Al pari anche del ruolo delle associazioni dei consumatori che a livello internazionale sono nei cda come anche i sindacati in Germania.

In una esperienza di accreditamento internazionale per una struttura ospedaliera italiana smart,la commissione dell’agenzia accreditante ha chiesto esplicitamente se ed in che misura le associazioni dei pazienti e dei volontari fossero rappresentate nella governance e nel cda.La risposta fu negativa e balbettante e quindi ciò ha generato uno dei rilievi negativi che hanno esplicitato come raccomandazione rimediale da implementare.

La governance delle strutture sanitarie pubbliche e private offre grandi elogi verbali alle associazioni di volontariato però non bisogna chiedere ad essa di avere un riconoscimento strutturale e di snodo attivo nel processo.Richieste di questo tipo sono considerate un disturbo per la governance -manovratore senza accorgersi,forse o volutamente ,che i volontari danno il plus di servizio rispetto all’offerta di prestazioni.E questo sarà sempre più un differenziale competitivo che le strutture sanitarie dovranno adottare.Perchè i pazienti –degenti sono sempre più esigenti ed acculturati dalle esperienze e dal confronto che fanno fra varie offerte sanitarie ed apprezzano anche tutte le espressioni di servizio che rendono le prestazioni sanitarie più efficaci in termini di facilità di fruizione e di depotenziamento dell’ansia che esse generano.

Quindi IL VOLONTARIATO IN SANITA’ DEVE ENTRARE NELLA “ STANZA DEI BOTTONI”.

Per esempio ,nel PNRR, non si capisce come si potrà presidiare il sociale ed il sanitario senza il Terzo Settore ed il volontariato: solo il pubblico? solo il privato profit? Se così fosse la storia ci dice che,purtroppo, le percentuali di fallimento sono alte e quindi vale la pena rivedere le strategie operative coinvolgendo le “imprese sociali non profit” del Terzo Settore ed i volontari ,che non sono “utili idioti”.

Nel processo di cambiamento dal welfare state al welfare society e quindi al welfare community(specificazione territoriale del well being)lo stato assume un funzione di “regolatore” dell’attività di agenti misti(aziende pubbliche,aziende private non profit e aziende profit). Fra essi, ovviamente, il volontariato organizzato in una dimensione di partenariato funzionale e di salute per i pazienti e degenti.Il ruolo del volontariato è” una virtù che è più contagiosa del vizio,a patto che venga fatta conoscere”.Questa massima di Aristotele(oltre 2300 anni fa)vale ancor più oggi nella nostra società dell’informazione dove si pratica una proporzione diretta fra la rilevanza dei fatti e la rappresentazione o visibilità.Anche il volontariato non sfugge a questa massima.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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