martedì, Settembre 21

Sanità: è l'ora dell'aggiornamento dei LEA? false

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All’interno della “spending review”, nel capitolo dedicato alle regioni, si fa sentire con forza la parola tagli. La paura più grande? Che questi “disboscamenti”, inevitabilmente, vadano a sfoltire due settori vitali, come la sanità e i trasporti. Molto probabilmente si dovrebbe intendere “tagliare” l’inefficienza e lo spreco.  Nel dialogo complesso tra Stato e Regioni, rientra anche il  “Patto della Salute” , perno della discussione. Tra i punti, si legge anche la modifica, o meglio l’aggiornamento, dei LEA. Ossia «le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket)».

Il punto di partenza è il DPCM del 2001. Sono trascorsi circa tredici anni e queste prestazioni non sono state ancora aggiornate in concomitanza con l’evoluzione della società e della scienza, azione fondamentale per erogare servizi efficienti. Questa volta, sembra che la Lorenzin sia decisa a portare avanti questa linea d’azione, anche se al momento non si conosce un testo su cui discutere, ma solo dichiarazioni. Ad oggi sono sicuro che il Ministro vuole aggiornarli, si è lavorato intensamente per modificarli, sono state inserite ulteriori patologie, e questo è un aspetto importante”, ci spiega Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria presso l’università di Tor Vergata. “Sono fiducioso. I LEA  -continua –  devono essere pertinenti ed efficaci, soprattutto collegati all’appropriatezza clinica. Sono state introdotte nuove prestazioni che prima erano escluse, anche in termini di razionalizzazione delle risorse”.

Ma come mai in questi anni nessun Governo ha mai pensato di aggiornare i livelli essenziali di assistenza? Forse perché toccare questa porzione andrebbe a creare uno sbilanciamento ulteriore, non che questa sia una giustificazione, anzi. Polemiche a parte, adesso sembra che la situazione stia cambiando, anche perché fino ad ora la vita reale e le prestazioni sono state due rette parallele. “I LEA, così come sono oggi, non soddisfano i bisogni che hanno i pazienti e i cittadini per quanto riguarda l’assistenza sanitaria”, afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato . “Sono aumentate le patologie croniche – continua –  vengono diagnostiche nuove patologie anche rare, inoltre la tecnologia avanza. I LEA hanno al loro interno varie prestazioni, per esempio c’è il cosiddetto nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili, che è un ulteriore elenco di tutti quei dispositivi come protesi, carrozzine… che non è al passo con l’innovazione, e non rispecchia le nuove tecnologie”.

Rimodulare il livello delle prestazioni deve essere visto in un’ottica di miglioramento dell’efficienza e della qualità. Il problema sostanziale è che c’è un certo scostamento tra i LEA e il percorso diagnostico-terapeutico. – Ci spiega Mennini – Li vedrei meglio organizzati come Percorso diagnostico terapeutico, questo aiuterebbe moltissimo il Ministero a seguire una corretta programmazione, e a livello locale, in questo modo, si avrebbe una condivisione del  percorso terapeutico del paziente, e questo garantirebbe una migliore allocazione delle risorse nonché un controllo sull’appropriatezza delle prestazioni”. Il fatto di non aver aggiornato questi livelli di assistenza ha comportato l’esclusione di determinate patologie dalle esenzioni sanitarie, o la difficoltà di accedere a determinati servizi resi indispensabili dalla propria condizione medica. Per esempio “l’elenco delle patologie croniche esenti ticket – ci indica Aceti – Quest’elenco è fermo a molti anni fa, non aggiornandolo non è stato riconosciuto lo “status” di malato per alcune patologie che, al contrario, sono riconosciute da tutta le letteratura medica nazionale ed internazionale: come la BPCO (bronco pneumopatia  Cronica Ostruttiva ). Poi c’è anche un elenco di patologie rare. Anche questo elenco bisognava rinnovarlo e non è stato fatto, risale al 2001. Ci sono già 109 nuove patologie rare in attesa di essere inserite in quell’elenco”.

La paura di molti è che alla fine chi ci andrà di mezzo, come sempre, sarà il cittadino, colui che usufruisce dei servizi. Bisogna saper eliminare gli sprechi e reinvestire, “tutti i soldi che si possono ritagliare da inefficienze e sprechi vanno tenuti nel fondo sanitario e devono servire a finanziare tutte le prestazioni che oggi è difficile fornire ai cittadini. Penso ad una serie di prestazioni domiciliari e sul territorio, ad esempio ed alle terapie innovative”. Così Mennini spiega, in termini pratici, dove dovrebbe essere inserito il termine “taglio”. “Non devono toccare la sanità, lo sottolineo. Non parlo di risparmio netto, perché una volta che ho eliminato una voce della spesa, i soldi non vengono più reinseriti nel circuito. In realtà si devono rivedere i LEA, ridurre sprechi e inefficienze, e che le risorse si reimmettono nuovamente nel circuito della sanità per finanziare prestazioni e rendere efficace il sistema”.

Certo è che se si sapesse, con trasparenza, quali sono i punti (letteralmente) presi in esame e quelli già approvati (termini da prendere con le pinze) si potrebbe avere un’idea ancora più chiara. Come dichiara Aceti, si parla anche dei ticket, “un tema che incrocia l’equità del Sistema Sanitario Nazionale. Non vogliamo che sia un’azione peggiorativa, non solo per i cittadini ma anche per il sistema pubblico. In questa maniera puoi renderlo più o meno concorrenziale rispetto a quello privato. O lo smantelli o lo rilanci. Da una parte vogliono aggiornare i LEA, dall’altra stanno rivedendo i ticket, parametrato al reddito”. Una cosa è certa, “se le regioni metteranno mano agli sprechi” riuscendo a tagliare la spesa in maniera razionale “il Governo dovrà mantenere quegli impegni presi tramite il Patto della Salute”. Coinvolgere anche le associazioni, tramite consultazioni ad esempio, non sarebbe male, per evitare anche che si creino tensioni inutili.

 

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