domenica, Settembre 26

(San) Guido Bertolaso Rispettoso ritratto del ‘candidato’ a Sindaco di Roma, tra miracoli ed umiltà

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Sarà che a forza di trafficare tra Santi (a cominciare dall’organizzazione del Giubileo 2000 di Wojtyla) per normale spirito di emulazione sono quelli i livelli cui ormai si ambisce. Sarà che da medico è abituato a vita e morte. Sarà una naturale propensione all’eccessiva autostima. Sarà, sarà quel che sarà, fatto sta che Guido Bertolaso, incautamente candidato a rappresentante del centrodestra per la poltrona di Sindaco di Roma, la butta sul trascendente. Nel senso che sta facendo di tutto pur di non essere eletto e che a questo punto se già compisse anche solo il miracolo di arrivare al secondo turno, sarebbe veramente una cosa trascendentale.

Così ha esordito subito ricordando di «Non avere mai votato per Berlusconi», e se per questo «neppure per Alemanno», di essere «un vecchio democristiano», di avere «organizzato le campagne elettorali del mio amico Francesco Rutelli», «e naturalmente sarò tra qualche giorno alla sua iniziativa pubblica», poi per andare proprio sul sicuro ha difeso «immigrati e Rom, soggetti deboli e maltrattati». Quando, alla fine ha anche espresso il suo eventuale dispiacere di doversi confrontare al ballottaggio con Roberto Giachetti come rappresentante del Partito DemocraticoDifficile sfidare un amico come lui»), lo hanno subito rassicurato. Tranquillo, comunque vada Giachetti tu non ci sarai. Insomma ha già fatto nel giro di poche ore tutto il possibile per farsi rimbalzare da gran parte dei suoi già abbastanza riottosi sponsor. A cominciare anzitutto dai ‘padroni di Roma’ di Fratelli d’Italia e dai locali rappresentanti, sotto diverse sigle, di Matteo Salvini.

Ma ben più, e antecedentemente, aveva fatto San Guido. ‘Miracolando’ in vita la nipotina che a Londra stava combattendo un qualche misterioso male, e che lui ha pensato bene di tirare in mezzo alla ‘questione romana’. Prima utilizzandola come pretesto per una temporanea rinuncia all’investitura che non volevano più dargli, poi facendoci tremare di angoscia per delle decisive analisi che dovevano arrivare, infine risanandola in quattro e quattr’otto nel giro di poche ore quando la ‘patria’ ha davvero chiamato. Un po’ ignobilmente, dice qualcuno, pur considerando che pure nelle pagine di vita dei Santi già conclamati c’è spesso stato qualcosa di men che nobile. Ma non è così, piuttosto sottolineiamo come dinnanzi alla necessità insuperabile di salvare la Capitale abbia evidentemente deciso di intervenire taumaturgicamente sull’incolpevole piccina che di ciò si è felicemente giovata, peraltro imparando a futura memoria che sul campo di battaglia della politica ogni ‘corpo’ può ben essere buttato e speso. Anche quello dei più estranei ed incolpevoli, per l’appunto.

E così l’unico in tutto questo trambusto a non aver perso la calma continuando a sfidare la pazienza degli alleati, è proprio Bertolaso. Tornato subito dopo a ristrizzare l’occhio al centrosinistra: «Se dovessi scegliere fra Marchini, Storace e Giachetti voterei il meno peggio che è Giachetti» ha sentenziato. Per poi declamare sicuro: «Io non sono abituato a perdere», infine tagliando corto. «Roma è stata completamente commissariata da un presidente del Consiglio che sta facendo il sindaco. I romani si devono riappropriare della loro città». Banalità. Di cui godono Marchini e Storace, legati da uno strano ma non cervellotico patto strategico e beneficiari di ‘consensi d’area’ che si muovono su di loro e verranno diversamente utilizzati.

Su altri versanti si preparano ancor diversi epigoni del rodomontesco ex responsabile della Protezione civile. Il formidabile Michele Anzaldi del PD e la sua demenziale ‘battaglia’ (si fa per dire) contro la Rai, Roberto Formigoni del PDF (Partito di Formigoni, «Alla fin fine mica posso confondermi con partiti così meno ‘eleganti’ di me») e le sue scheccate antigay, Diego Armando Maradona che se non ha detto o fatto nulla di improponibile nell’ultime ventiquattro ore certamente lo starà per fare. Ogni sparata eccessiva sta lì a rivelare che occorre urlare urlare, o almeno parlare parlare, dirla il più grossa possibile per coprire quello che sta per succederci. Che è una bella ed utile chiave per interpretare la politica. E non solo.

 

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