lunedì, Giugno 14

Samantha Cristoforetti, la prima donna europea al comando della SSI Per l’Italia è e resta un risultato importante perché ribadisce la qualità della formazione basica della sue élite e dà comunque vigore e visibilità ad un comparto che è importante, non sempre compreso e comunque vitale per l’economia del presente e del futuro del Paese

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«È un onore ritornare sulla Stazione Spaziale Internazionale per rappresentare l’Europa»; queste le parole –misurate e essenziali come suo stile- di Samantha Cristoforetti riportate da una nota dell’Agenzia Spaziale Europea quando è stata diffusa la notizia che Expedition 68 sarà sotto il suo comando. La squadra, composta dall’astronauta italiana, dal bio medico di origine asiatica Kjell Lindgren e dal pilota collaudatore Bob Hines si imbarcherà a bordo della navicella spaziale SpaceX Crew Dragon presumibilmente nella seconda metà del 2022. «La nomina di Samantha al ruolo di comandante della Stazione è un’ispirazione per un’intera generazione che sta attualmente facendo domanda per unirsi al corpo degli astronauti dell’ESA» ha commentato il suo direttore generale Josef Aschbacher.  

Ci associamo sicuramente alla soddisfazione per la nostra connazionale che prosegue un felice percorso professionale e umano, iniziato nel 2001 come pilota dell’Accademia Aeronautica e poi nel maggio 2009 quando fu selezionata per diventare astronauta. L’11 giugno 2015, con pochi minuti mancanti alla chiusura delle 200 giornate sulla SSI, AstroSamantha rientrava sulla Terra a bordo di un veicolo Sojuz concludendo Expedition 42/43 e consolidando un primato di permanenza importante in quota. Nel 2019 poi il congedo dall’Aeronautica Militare, in concomitanza col termine della ferma obbligatoria di 19 anni. La decisione aprì un gran parlare specie tra le pantere della tastiera che niente conoscono dell’ambiente oltre il proprio davanzale ma che ritengono di essere i detentori delle verità universali e giudici di ogni azione altrui, presente e futura. In realtà la Cristoforetti è un personaggio complesso, donna di estrema intelligenza e di altissime qualità interdisciplinari, coagulo di forti competenze, di gestione di una figura diventata pubblica se non mitica e di tanti affari di geopolitica e diplomazia che attraversano la sua persona. Non dimentichiamo che in uno dei momenti più bui della politica spaziale italiana, quando il tintinnio delle manette sovrastava ogni altro messaggio che avrebbe potuto qualificare i nostri impegni della ricerca ultra-atmosferica, l’allora ufficiale dell’AM sostenne l’immagine dell’intero settore e ne riqualificò la sostanza. 

La notizia che sarebbe tornata a bordo dell’avamposto a 400 km di distanza dal nostro pianeta ci era nota, perché la decisione era stata annunziata dallo scorso governo: l’esecutivo attuale non c’entra niente. A qualcuno non mancò di sottolineare che il sottosegretario Riccardo Fraccaro, che ne stabilì l’ingaggio e ne finanziò i costi, oltre che della capacità dell’astronauta, fu affascinato anche dalla comune regionalità e dal fatto che volesse dare un po’ di visibilità al suo mandato. Certo è che in questo modo l’ex responsabile delle politiche governative inerenti lo spazio così può essere ricordato almeno per qualcosa di buono. Perché a noi, la storia di aver mancato grossolanamente la nomina del direttore generale italiano in ESA e di aver abbandonato le principali scelte strategiche dello spazio europeo alle due nazioni più forti, Francia in primis e poi Germania, onestamente non è andato giù.  

Un altro elemento che ci fa guardare con gran soddisfazione ad alcune realtà dell’amministrazione pubblica al di fuori dei nostri perimetri geografici –e più ancora, verso le coste lambite degli oceani continentali- è il fatto che,  nonostante Samantha Cristoforetti avesse proseguito la formazione come taikonauta per partecipare a possibili missioni sulla futura stazione cinese Tiangong -secondo gli accordi del 2015 con l’agenzia spaziale di Pechino- la Nasa, sia pur in un momento di difficilissima crisi tra Stati Uniti e Cina, ha comunque accettato di proporle il comando di una missione, perché ha mostrato di essere brava. Ne siamo sicuri, nell’Europa dilaniata dalle partizioni territoriali non sarebbe potuto accadere e nemmeno in Italia ovviamente, dove come sempre contano più le tessere di appartenenza, le similitudini intellettuali e magari anche gli interessi sportivi.  

Lei sarà la prima donna europea al comando della Stazione. È un primato e lo annotiamo come tale ma siamo convinti che la scelta è assolutamente indipendente dal genere e riguarda la sua indiscussa professionalità. Se così non fosse, sarebbe una indelebile opacizzazione della sua immagine e solo un motivo di vanto per chi ha strumentalizzato a proprio tornaconto desideri che tutto contano tranne che la qualità delle capacità personali.  

Per l’Italia è e resta un risultato importante perché ribadisce la qualità della formazione basica della sue élite e dà comunque vigore e visibilità ad un comparto che è importante, non sempre compreso e comunque vitale per l’economia del presente e del futuro del Paese.

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