martedì, Settembre 21

Salvini: se questo è un leader

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Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in uno dei suoi bellissimi film. Opere destinate a resistere nel tempo perché parlano di umanità profonda e lo fanno sempre cogliendo in pieno lo spirito del tempo, qualche volta addirittura centrando il bersaglio grosso, l’universalità.
Smarrire il senso delle parole è deleterio, per una società che aspiri a dirsi civile. E temo che qui in Italia questa strada sia stata imboccata ormai da un po’. Era difficile, una trentina d’anni fa, ascoltare leader politici, opinion maker, giornalisti, esprimersi in modo improprio. Si andava sopra le righe in casi eccezionali, quando, magari, l’indignazione per fatti ritenuti abnormi superava la capacità di autocontrollo, per poi rendersi conto di aver oltrepassato i limiti e magari, addirittura, scusarsi.
Oggi, invece, abbiamo Matteo Salvini, leader di un partito accreditato in potenza come la seconda forza politica del Paese, che blatera tranquillamente di «radere al suolo i campi Rom».

Una società che accetta un simile modo di esprimersi, pronta a obiettare che sì, ma in fondo è una provocazione che di base ha il merito di mettere sul piatto i problemi, senza tanti giri di parole, è una società malata e anche in modo grave.
E’ una società che ha subito per anni l’aggressione quasi fisica di cosiddetti leader politici e pretesi opinion maker, personaggi immondi dai volti congestionati e biechi, in fuoriuscita libera dagli schermi televisivi o sogghignanti  nelle sedi istituzionali, malversatori spudorati ma riveriti da media servili che lucrano sull’indignazione stessa del popolo, frastornato da fiumi di parole scorrette, illegali, violente.
E’ il mondo ultrà che, invece di essere respinto ai margini, ha conquistato il centro del palcoscenico nazionale, assumendo i comportamenti subculturali delle aree pseudo antagoniste, delinquenti che ammiccano all’interesse di cortile per pura frenesia di potere. Il campanile, una delle tante maledizioni del nostro disgraziato Paese. Una delle più subdole e infide, comodo rifugio dei peggiori istinti e feticcio da sventolare davanti a masse sempre più ignoranti e assuefatte al peggio.

Avanti così.

 

 

 

 

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