mercoledì, Maggio 12

Salvini. Progetto e rischi

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Dietro Matteo Salvini c’è Matteo Salvini. Il che è bella e brutta cosa al tempo stesso. Il leader della Lega (Nord) e di Noi con Salvini, direttamente, ed il leader indotto di Fratelli d’Italia e di Casa PoundSovranità, ha la forza di andare per la propria strada e di proporre all’Italia ed ai suoi cittadini un progetto.

E’ stato il, felice, strumento di Umberto Bossi prima di lui. Avere un piano, non necessariamente invocato dalla popolazione e dai tempi, e perseguirlo. Nel caso del primo leader lumbard, si trattava di desclerotizzare il funzionamento delle cose politiche italiane, a partire dal grimaldello del federalismo. Da allievo degli autonomisti valdostani Bruno Salvadori e Bruno Favre. E’ il 1979, si  tengono le prime elezioni del Parlamento Europeo e l’Union Valdôtaine decide di presentarsi in tutto il territorio della Repubblica Italiana e di diffondere in pianura (la Padania) il pensiero autonomista e federalista. Salvadori, all’Università di Pavia, mentre affigge un manifesto, incontra per caso uno studente di Medicina fuoricorso. E’ Bossi. Salvadori poi uscirà di scena, vittima, nel giugno 1980, di un incidente stradale. L’Umberto proseguirà per la propria strada. Facendo di quelle suggestioni lo strumento di un progetto in gran parte differente. Dietro Bossi, c’è sempre, e davvero, stato solo Bossi.

E’ stata qui la forza della nascente Lega. Un progetto in proprio. Ed ora il soggetto politico di Salvini segue le stesse modalità. Intercettando la vera necessità di sicurezza, in primo luogo economica, del Paese. E le praterie politiche lasciate aperte dal Partito (semi)unico del centro destra, quello personale di Silvio Berlusconi, che ha assunto negli anni varie diciture, ma è sostanzialmente sempre stato ‘cosa sua’. Bollando addirittura come lesa maestà chi ha provato a metterne in discussione, anche tra gli alleati, la totale autorità.

E da qui partiamo, e se vogliamo, qui finiamo. Cercando di aggiungere un tassello alle tante analisi originate dal successo, piaccia o meno, del romano Renzi a casa! del 28 Febbraio 2015. In realtà in tutto e per tutto Salvini Day, imprinting della sua leadership politica. Perché la sua forza è la stessa di Matteo Renzi. Avere un proprio progetto, ribadiamo il termine, e lavorare per imporlo. E’ la stessa dinamica che hanno avuto, nel corso della storia d’Italia degli ultimi due secoli, i protagonisti che l’hanno segnata. Da Camillo Benso Conte di Cavour a Benito Mussolini, da Bettino Craxi a Berlusconi, ai due Matteo. E se Cavour ancora aveva il senso di una dimensione collettiva, di una costruzione comune, gli altri sono partiti da una propria autoreferenziale monadità. Il singolo che costruisce e forgia la storia. Da questo punto di vista Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, ed Aldo Moro con Enrico Berlinguer, ed il loro unico, vero successore quanto a volontà di immaginare un percorso comune condiviso, Romano Prodi, hanno invece provato a costruire un noi che fosse realmente tale. Segnati, in maniera diversa, da quella formidabile esperienza collettiva che fu la ricostruzione del dopoguerra e l’Assemblea Costituente.

Qui, ed ora, tocca ai singoli che hanno la capacità di ideare un percorso, perseguirlo, imporlo. Ai Salvini, ai Renzi, appunto. Molto più simili tra loro, ed ai loro ricordati predecessori, di quanto si ammetta, e di quanto essi stessi vogliano ammettere.

Un fatto gioca a loro favore. Ed a favore di chiunque oggi abbia una visione. La situazione, nazionale ed internazionale, è di tale movimento che quello che sino ad ieri poteva parere impensabile, può essere pensato come possibile. Salvini l’ha capito, e gioca su questo registro. La spettacolare ascesa nell’aspettativa da parte della popolazione che ha portato dal faticoso, per quanto eccezionale, 6,2 per cento delle Elezioni Europee del maggio 2014, ad un, già ora, almeno 16 per cento unanimente indicato, lo dimostra. E questo rischia di essere solo lo zoccolo duro di partenza. Quali traguardi elettorali possa raggiungere, tanto più in presenza dello sfaldamento di Forza Italia e dello sbandamento (quanto strutturale e quanto temporaneo si vedrà) del Movimento Cinque Stelle, pure si vedrà. L’incredibile affermazione elettorale di quest’ultimo, che a mani nude alle Politiche del Febbraio 2013 ha conquistato la maggioranza relativa con oltre il 25,6 per cento, e la speculare affermazione del quasi fu Partito Democratico di Renzi alle Europee del maggio 2014, con il 40,8, dimostrano che ci può essere spazio per rivoluzioni elettorali straordinarie.

Con due annotazioni finali. La prima. Che quello che vale per i Giano (o Matteo) bifronte della politica italiana attuale, vale per chiunque abbia il coraggio, e la forza di fare altrettanto. Invertendo la massima manzoniana, a volte il coraggio chi non ce l’ha può darselo. La seconda. Grave ed inquietante. Per fare questo, i protagonisti stanno giocando con il fuoco. Delle aspettative popolari, Salvini. Delle aspettative popolari e del funzionamento delle Istituzioni, cioè del fondamento delle regole del gioco, Renzi. Le strade dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni, se poi non sono granché neanche le intenzioni… E, soprattutto, sono uomini volutamente soli nella propria dimensione ultima. E quando si è soli, in genere si è anche male accompagnati.

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