martedì, Settembre 28

Salvini e quel Governo di cui non gli importava un piffero, anzi, non voleva Il leader leghista ha giocato il primo tempo di una partita che ora si appresta a giocare sul campo delle elezioni

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Davvero la tensione su un nome ha fatto saltare il Governo Lega-5S? È evidente che non ci crede nessuno. E sono pochissimi a credere che i 5S abbiano loro compromesso la partita finale, dopo quasi tre mesi di trattative con tutti. Qualcosa fa pensare che Matteo Salvini (quello che ci aveva convinti del suo (non) coraggio) abbia giocato il primo tempo di una partita che ora si appresta a giocare sul campo delle elezioni, laddove ha come unico competitore se stesso. E al secondo tempo ci va con un giocatore, sempre lui stesso, che ha già guadagnato tre mesi di campagna elettorale atipicamente anticipata, che già ha premiato la sua squadra in Molise, Friuli e Valle d’Aosta. E che ha bocciato l’unico rivale in campo, Berlusconi e messo non poco in fuori gioco i 5S. Si, perché Salvini ha come avversario i 5S, i voti dei 5S e per come ha condotto le trattative tutti hanno capito che gli ordini li dava lui mentre Luigi Di Maio arrancava dietro di lui. Di Maio che aveva quasi il doppio dei voti di Salvini. E siccome queste trattative hanno messo in evidenza i tanti punti in comune tra 5S e Lega, annacquando quelli contrari, il ragionamento degli elettori è presto fatto: Salvini ha giocato meglio di Di Maio e si merita i voti degli elettori 5S notoriamente ondivaghi e pronti a seguire chi mostra più determinazione sui temi caldi dell’elettorato di confine tra 5S e Lega.

I punti in comune con i 5S Salvini li userà quando alle elezioni il suo partito avrà preso il 25-27% dei voti che, sommati a quelli dei 5S – 25-27%? – daranno alle due formazioni il quorum perfetto per governare, mettendo tutti i Savona del caso in ogni Ministero. A questo punto tutto diventerà chiaro e vedremo se ha ragione Salvini quando dice che lui pensa ai nuovi poveri italiani, se ha ragione a dire che fuori dall’Europa l’Italia starà meglio e sarà più ricca, se ha ragione quando dice che solo con il ritorno alla sovranità nazionale il lavoro tornerà a girare e le occasioni ad aumentare. Intanto, l’unico confronto che abbiamo sulle scelte sovraniste viene dall’Inghilterra: con la Brexit i suoi conti sono peggiorati. E non aveva l’euro. Noi ci aggiungeremo anche il ricalcolo del valore monetario. Vedremo alla fine se aveva ragione Salvini o torto marcio. È un rischio che l’Italia può correre? Ecco, viene in mente la distinzione di Aristotele tra il coraggioso e il temerario: il secondo si schianta perché non aveva saputo calcolare bene le conseguenze della sua azione. E tutto dice che in gioco ci siano solo temerari.

Andremo a votare con lo scenario del 5 Marzo, ma saranno rafforzati Lega e 5S, visto che sono le uniche due formazioni che fanno incetta di voti. E siccome ci arriveranno senza più i fastidi dei numeri ufficiali in Parlamento né un Berlusconi che richiama all’ordine Salvini, il gioco sarà bello che fatto.

Salvini guardava e guarda al voto e i giochi li ha fatti bene. Gli sono venuti ancora meglio per l’inconsistenza dell’opposizione, quel PD che ha perso perché Renzi parla solo alle èlite e ai poteri forti e che, come un pugile suonato, ha ribadito anche  in queste ore, dichiarando di votare a favore di Cottarelli, uomo gradito alle élite e ai poteri forti appunto. Così, il PD alle elezioni di settembre o gennaio, sparirà. Perché quel che resta del suo elettorato, quello che continua a tapparsi il naso e chiudere gli occhi, un elettorato riformista di sinistra, inizia a capire che il tempo è finito. Dove andrà quell’elettorato? Starà a casa. E più forte numericamente sarà la vittoria di Salvini e dei 5S, che nel frattempo avranno perso Di Maio visto che il loro regolamento non ammette più di due mandati per lo stesso candidato.  

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