giovedì, Giugno 24

Salvini e la ‘scuola di furbizia’ italiana Evidentemente lo Stato crede di più agli umori delle viscere che allo stato della cultura e della coscienza

0

Si scrive contra qualcuno e pro qualcuno; dipende da quale parte, colui che scrive, si colloca. Così, si è contra Salvini o pro Salvini, ma a che serve?

Matteo Salvini, o chi per lui, si colloca dalla parte di chi esprime delle priorità (no ai migranti, ecc.) e lui, che vuole governare, cavalca le loro priorità, che evidentemente sono anche sue, altrimenti non le cavalcherebbe. Ma il problema è davvero un Salvini qualsiasi?

E se si iniziasse, invece, a dubitare non delle responsabilità dei vari Salvini ma piuttosto di chi è contro i migranti, ecc.? La politica non è più in grado di far crescere le ragioni tra i cittadini, ma solo di incrementare la pancia dei cittadini. Allora, Salvini è come un qualsiasi abitante delle periferie che sbraita contro questo e quello. È chi sbraita il problema non chi lo rappresenta. Quest’ultimo, semmai, è un furbo.

E forse non si ferma qui il problema. Forse potremmo cominciare a farci una domanda, ossia dove inizia la formazione del cittadino e cosa è in grado di fare per il cittadino la formazione, ossia la scuola. Ecco, se il cittadino si forma a scuola abbiamo una prima risposta: da quando l’esercizio principale dello Stato consiste nel discredito della scuola e di chi vi insegna, quale formazione efficace può più venire da un’istituzione screditata da chi dovrebbe invece sostenerla e difenderla? Quando lo Stato permette che le famiglie si sentano autorizzate a interferire sul comportamento e sulle valutazioni dei docenti, i docenti come appaiono agli occhi degli studenti? Come quelli che “ci pensa mio papà a metterlo a posto”. Prima osservazione: chiudiamo la scuola alle famiglie, perché la sua apertura è stata la debolezza principale della democrazia scolastica, che ha fatto uscire allo scoperto docenti di tutti i tipi senza aver mai sostenuto un esame per insegnare.

Poi: non ha fatto bene lo Stato e con lui i sindacati a operare verso il basso della figura del docente. Non c’è categoria che assista al sistematico rinvio dei rinnovi del contratto quanto la classe dei professori e non c’è classe dei professori in Europa che sia trattata economicamente peggio di quella italiana, col messaggio implicito che legittima le intrusioni e le delegittimazione delle famiglie. Infatti, nell’epoca nella quale si vale se si guadagna, guadagnando quel che guadagna un professore, evidentemente deve trattarsi proprio di un miserabile. Quindi uno che è giusto che sia affiancato da corpi estranei alla didattica per insegnare pure loro.

Terzo: come si fa a entrare in una scuola i cui edifici sono fatiscenti e francamente tristi? L’edilizia scolastica esiste solo nel momento in cui cade un soffitto o cade l’intonaco. Lasciata allo stato di degrado, la scuola come edificio esprime il senso dell’investimento che lo Stato ha verso la scuola.

Del resto, basterebbe solo questo dato per capire il discredito dello Stato verso la scuola, ossia quanto è la spesa pubblica per l’investimento e la crescita della formazione dei cittadini: ‘l’Italia si conferma tra i fanalini di coda su scala europea per investimenti in formazione: il 4% del Pil, sotto di quasi un punto percentuale rispetto alla media della Ue (4,9%) e poco più della metà di quanto investito da Danimarca (7%), Svezia (6,5%) e Belgio (6,4%). Una media che supera di poco la spesa totale dei privati, pari al 3% del Pil secondo le ultime rilevazioni Ocse” (fonte: “Il Sole 24ore”)

Quarto: la classe dei professori ha qualche responsabilità nell’affossamento della credibilità della scuola, e c’è l’ha quando gli studenti riportano vere e proprie corbellerie pronunciate dai loro professori. Perché non frequentano corsi di formazione e di aggiornamento? Perché molti professori non si mettono più in gioco e finiscono per fare delle lezioni che farebbero addormentare un cocainomane assoluto? Lo Stato, come ogni azienda, perché non mette a disposizioni fondi per i suoi dipendenti per la formazione e l’aggiornamento? Fondi, non quella vergognosa elemosina del bonus docente. Vera offesa alla dignità formativa, visto che un serio corso di formazione costa almeno tre volte il bonus del docente.

Ma non finisce qui: cosa dobbiamo pensare degli studenti, quelli che vanno a scuola per ingannare il tempo, quelli che “tanto i soldi non si fanno con il titolo di studio”, detto in un’epoca che chiede sempre più competenze e conoscenze per stare nel mondo del lavoro che conta? Cosa si deve pensare degli studenti che se li richiami perché  usano durante la lezione il cellulare, sono capaci anche di mandarti a f…. o di minacciare l’arrivo dei genitori a scuola per aver osato quello che “neanche mio padre si permette di fare”? E cosa dire del malcostume al quale ricorrono sempre più studenti che si fanno prescrivere un piano di sostegno personalizzato, il PDP per la disabilità dislessica e/o discalculia a Maggio, quando manca un mese alla fine della scuola e sperare così di farla franca? Perché vengono rilasciati un numero sempre più crescente di PDP e perché quel piano diventa automaticamente il lasciapassare per la promozione? Perché le famiglie acconsentono alla richiesta dei figli di avere un PDP e perché le famiglie minacciano ricorsi in caso di bocciatura se “mio figlio ha un PDP”? E chi l’ha detto che il PDP valga automaticamente la promozione?

Non c’è  un allarme nei confronti degli studenti che vanno a scuola per perdere tempo o per farsi prescrivere i PDP? Si, c’è, ma è la deterrenza a questo comportamento il problema, ossia è il fatto che la scuola sia così delegittimata e screditata dallo Stato che permette agli studenti di imperversare, studenti che fiutano un ambiente che non sa trasmettergli il senso del limite e quindi illimitatamente agiscono loro. E molte volte col supporto delle famiglie, quelle che  entrano a scuola e minacciano i docenti. O addirittura li aggrediscono.

Sì, la pancia eretta a metro di valutazioni esiste e la sua prima formazione inizia a scuola. Evidentemente lo Stato crede di più agli umori delle viscere che allo stato della cultura e della coscienza. Uno Stato che sta nutrendo la formazione dell’ homo homini lupus

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->