venerdì, dicembre 14

Salvini e Di Maio non danno più le carte, ma non lo sanno ancora Savona ha capito, Tria e Mattarella hanno vinto, gli italiani di chiacchiere si sono stufati e lo dicono a chiare lettere nei sondaggi

0

Alla fine, ha ‘vinto’ Giovanni Tria. Eh sì, non mi pare che nessun giornale lo dica e io stesso ho trattato con sufficienza il professor Tria, apparentemente debole, e incerto, maltrattato dalla coppia di arroganti maleducati, Salvini -Di Maio, che controllano il Governo.
Ma alla fine, se ci pensate, è proprio il mite paziente Tria, quello che ha vinto: cioè haimpostoai tre chiacchieroni (sì tre, perché la scena di Giuseppe Conte che sventola il fascicolo della ‘rivoluzione’, resterà nella sua storia personale non proprio da ricordare) di accettare la trattativa, di ‘cederealle pressioni europee: ora vedremo con quali conseguenze.

Tria, dunque, o meglio (diciamocelo francamente e gioiosamente, ne vale la pena) Sergio Mattarella, che in questi mesi con una pazienza invidiabile pure da Padre Pio, ma fermo, adamantino, deciso e … suadente, ha insistito perché non si facessero sciocchezze eccessive; pare che (davvero da santificare, che stomaco!) abbia perfino ‘ricevuto’ Luigi Di Maio l’altro giorno. Sembravano, anche dopo il ‘discorso’ di Conte alla Camera, Mattarella e Tria sconfitti, battuti, perdenti. Tria nemmeno veniva convocato aivertici’. Ma loro lavoravano, specie Tria, lavoravano ai fianchi, come i pugili più deboli dell’avversario che evitano di farsi abbattere colpendo ai fianchi per indebolirlo progressivamente, fino a dare un paio di colpi finali: badate bene, non decisivi da KO, ma quanto basta avincere ai punti’.

E qui un altro personaggio trascurato in questi giorni, ha svolto un ruolo decisivo, Paolo Savona.
Non ho visto tutta la seduta della Camera dove Conte ha ‘riferito’ sulla ‘condanna’ della UE, ma sono certo di avere visto, sia pure per un po’ (le telecamere del Parlamento di rado inquadrano in campo lungo) il banco del Governo: a destra del referente Conte (che visibilmente leggeva cose scritte da altri e che poco capiva, incespicando ogni tre parole) Savona (che ‘prendeva appunti’) e altri, mentre a sinistra il solito Di Maio (assente, sprezzante, Matteo Salvini!), altri non so e, dopo una sedia vuota, Tria: a marcare il suo apparente isolamento, visto che, apparentemente, Conte stava dichiarando la guerra alla UE, dicendo che avrebbe, lui, ‘spiegato’ alla UE che non aveva capito i numeri e che calcolava male i numeri, la UE!
Poi, ecco il punto di svolta, la notizia della dichiarazione -mai smentita dal diretto interessato, almeno del tutto-, del professor Paolo Savona: «la manovra va cambiata». Sarà compito di altri stabilire se e fino a che punto Savona ha capito che non si poteva più insistere o ha capito che Tria non voleva più difendere quella manovra (con alle spalle Mattarella), ma sta in fatto che quella dichiarazione, resa tra i denti, è stato unliberi tuttie Conte è partito per Bruxelles solo con Tria, mentre dall’Italia partivano gli ultimi siluri contro Pierre Moscovici che ‘sperava’ di non iniziare una trattativa da venditori di tappeti!
Ora, probabilmente (anzi certamente), faranno un po’ itappetari’, ma ormai devono cedere su tutto, e la Commissione ormai ragiona col vecchio metodo: ‘vedere cammello …!’; Sabato sarà un altro giorno decisivo. 

Poi, sarà stata anche l’orata cruda, Conte (silente, apparentemente, Tria) cede di schianto, rimette nella borsa, inutilmente gonfia, la ‘rivoluzione’ e torna a Roma, dopo avere assistito, silente lui stavolta, all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Dubito che abbia capito ciò che accadeva, il senso di ciò che accadeva, mentre con grande buona educazione parlava «con la Merkel, Macron e altri» … finezze diplomatiche. Il resto è storia di questi giorni.

Certo non è finita. Ora si tratterà di vedere se ha ragione Moscovici, che parla di magliari, o avrà finalmente ragione l’Italia per cercare di riacquistare il ruolo di Stato serio e credibile. Ma non sarà facile. Tanto più che, al solito (non saremo venditori di tappeti, ma ci comportiamo come tali!) è già partita la raffica di ‘dichiarazioni’ bellicose, muscolari e offensive, e le trattative complicate in cui si prometteuna cosa e se ne fa un decimo, insomma, le solite cose all’italiana in cui i due dioscuri sono maestri, per di più, pare, ‘nascondendosidietro il Parlamento: «non siamo una monarchia ma una repubblica parlamentare», ringhia Salvini. Ma, anche qui, si rischia ditoppare’: la Commissione havintoil primo round e ora non accetterà facilmente trucchi e trucchetti troppo evidentemente tali: vuole le ‘carte’, vuole cioè vedere cosa effettivamente ci si impegna a fare e cosa effettivamente si fa, sia pure attraverso il Parlamento. Io non sono certo che i due abbiano compreso la natura delle cose e quindi faranno resistenza levantina, ma poi alla fine dovranno cedere, come hanno ceduto ora. Non dimentico, e credo che gli italiani non dimenticheranno, che loro ‘cedono’, ma l’Italia, tutti gli italiani specie all’estero, pagano, anche in credibilità e perfino autorevolezza: i tappetari.

Come ha ricordato Romano Prodi, alla fine si sarà fatto una gran caciara per nulla, che era perdente fin dall’inizio, e che alla fine è stata pagata (e sarà pagata) dai cittadini italiani, dal ‘popolo’. Se ne sarebbe potuto fare a meno, insomma, con vantaggio di tutti. Ma si è voluto mostrare i muscoli, dimostrare la propria volgarità fino in fondo, salvo poi accorgersi che non c’erano i margini per andare avanti; su cosa poi? Lo spread saliva e le banche cominciavano a fare fatica a tenergli dietro, gli investitori stranieri ritiravano i propri capitali (e quelli italiani li mandavano all’estero … sempre patriottici, noi!), l’asta dei BTP riservata ai risparmiatori italiani andava praticamente deserta (non conosco quella gente, ma credo che la schiena di Salvini abbia rabbrividito, certamente quella di Giancarlo Giorgetti) e infine, i sondaggi dicevano che la stragrande maggioranza degli italiani voleva che il Governo la smettesse eobbedisse’ all’odiata Europa.

Sia chiaro: non per senso dello Stato, per carità, ma solo per banale interesse di bottega, di parte, anzi di partito. L’ho scritto l’altro giorno: gli italiani sonocapa tosta’, ma sanno fare i conti, e lo spread e il resto cominciava a ‘mordere’. Chi va in banca, ha ‘visto’ i direttori tenere la mano sul portafogli e lo ha raccontato in giro. Lagente non sa molto di spread ed è ubriacata dalle chiacchiere di Di Maio e Salvini che dicono che se ne fregano, ma una visita in banca, fa piùpoliticadi cento discorsi di Salvimaio. E Salvini inizia a pagare pegno, dicono i sondaggi di queste ore.
E poi, i due si limitavano a lanciare insulti e, credo, lagentecomincia ad averne abbastanza, vuole veder cose’, non Salvini o Di Maio su Facebook a dire stranezze o su Instagram a letto con le rispettive fidanzate. E Mattarella, tranquillo, suadente a voce bassa, picchia e picchia duro e Savona ha di nuovo ricordato Donato Menichella: devi giocare con le carte che hai. Che vuol dire, non sei solo tu a dare le carte e questa volta le carte le hanno date l’ubriaconeJean-Claude Juncker (non sottovalutate il rifiuto di ‘vedere’ Conte prima della bocciatura!) e Mario Draghi. Le carte ora le danno loro e, proprio perché forse le prossime elezioni li metteranno in difficoltà, non hanno nulla da perdere, anzi, giocano una partita tutta di principio, perché, diciamolo chiaramente, la partitasi chiama Europa e si chiama anche (ma non marginalmente) ‘Commissione’.

Eh sì, cari Salvini e Di Maio, mi sa che non avete capito proprio nulla, anche se Savona, forse, ha cercato di spiegarvelo, oppure ha rinunciato, non so, la partita non è tra Italia e Commissione o tra Italia e Europa, anzi, non escluderei che sia stata forzata deliberatamente. A Bruxelles hanno visto che uno Stato può anche andarsene, e alla fine non succede nulla, perché se se ne va (badate bene!) non è europeo, e quindi se ne può fare a meno. Ma se uno Stato se ne va, anche uno Stato fondatore, può essere buttato fuori, senza grandi danni: è evidente. Lo dice chiaro Juncker con quel ‘io amo l’Italia’! Badate bene: i sovranisti est-europei e l’Austria sono tuttiperle regole, perché forse anche loro cominciano a capire che se oggi si possono pestare gli ‘alluci’, o altro, all’Italia, domani si potrebbe cominciare a pestarli a loro … e loro sanno che senza Europa sono finiti. La Russia avanza e vuole ladisunioneeuropea, oppure un appeasement vero: non le balle di Salvini, ma trattativa seria e vera. L’Ucraina non è un giocattolo col quale giocare a fare i furbetti: la Russia non ci sta più e ne sperona le navi! Teniamolo a mente per il futuro. 

E torniamo a quello che dicevo sopra: lo scontro è la Commissione e (mi permetto di suggerirlo) Savona e Tria lo hanno capito, Salvimaio no. Il futuro dell’Europa, cioè di noi tutti, popolo vero, non la fantasia di Di Maio, è l’Europa confederazione, cioè l’Europa più Istituzione e meno Stati membri. Mi sbaglierò forse, ma la partita è questa.
Una persona con un minimo di intelligenza e di cultura una domanda del genere deve essersela posta e deve darsi e darle una risposta: vogliamo l’Europa vera o tornare ad essere statarelli inutili preda di Trump? Di Trump, non di Putin: se l’Europa crolla, a chi lo vende il gas Putin? Se i sondaggi dicono che gli italiani vogliono che seguiamo le indicazioni della Commissione (bada bene, non del Consiglio, cioè degli Stati!) vuol dire che la maggioranza degli italiani ha capito, o intuito, quale è la partita in gioco e vogliono giocarla. E Draghi non ha parlato a caso.

Dicono alcuni che Salvini e Di Maio ormai vogliono andare subito alle elezioni. Può darsi, alla follia non c’è limite, e chi pensa solo a sé stesso certo non si pone problemi per il ‘popolo’, ma chi sa, forse Savona si chiamerà i due rodomonte e gli farà vedere, o intravedere, le carte con cui si gioca!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.