venerdì, dicembre 14

Salvini – Di Maio: Intelligenza Artificiale, no grazie L'imminente futuro dirà che sarà protagonista quel Paese che sarà all'avanguardia su IA. E l'Italia?

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L’Italia è indietro. Mentre sperpera risorse per l’assistenzalismo di Stato, non mette un euro per le politiche della crescita, una delle quali, destinata in breve a diventare la prima voce dell’economia, riguarda l’investimento sulle intelligenze. Che parte dalla prima risorsa in merito: l’assicurazione delle intelligenze sul territorio che le ha formate invece di vederle emigrare. Il tema è drammatico, perché nell’epoca della società dell’informazione le intelligenze fanno la differenza. Lo sanno tutti che oggi assicurarsi il neurone rappresenta la fonte del potere e della ricchezza, lo sanno tutti quelli che alzano lo sguardo dal loro inutile ombelico.

Tutti quelli che guardano avanti sanno che l’informazione è la materia prima nel mercato dei servizi e che ancora l’intelligenza organica mischia le carte per la costruzione e definizione della IA. E noi invece cosa facciamo? Il Sud, povero perché la mafia impedisce che un normale mercato possa prendere piede, viene assistito con soldi pubblici. Questo Governo non manda messaggi ai cittadini del sud per pretendere che la loro terra sia liberata dall’economia illegale. Anzi, questo governo stende sul divano i cittadini del Sud. I quali non si ribellano: stanno mobilitandosi per avere qualche euro al mese.

E quando non si muove questo Governo, ci pensa il padre di uno dei suoi ministri a farlo mediante un video nel quale, in perfetto stile meridionale, dice di ‘tenere famigghia’ e che il lavoro nero era parte di quella famigghia. Suo figlio, Gigino, è azionario di quella società e pure comproprietario di abusi edilizi. E uno così fa il ministro del lavoro. Nessuna alta autorità dello Stato è capace di intervenire?  No, così facciamo noi. E come siamo fatti ancora? Un altro ministro fa liste di proscrizione che dovrebbe interdire, trattandosi del ministro degli interni, quello stesso ministro che, preso anche lui come l’altro Matteo da delirio narcisistico, invade piazze reali e virtuali col suo protagonismo da disperato. Così facciamo in Italia.

Quello che non facciamo in Italia è investire nell’istruzione. La Cina, l’ultima arrivata nel mercato delle intelligenze, ha aumentato del 300% le spese per la ricerca dal 2001, perché i cinesi al governo avevano capito che se dovevano contendere il mercato dell’intelligenza agli americani e quindi contendere la nuova fonte di ricchezza, dovevano investire lì. Noi, no, noi, che miracolosamente alleviamo talenti che poi vanno all’estero e lì fanno il prestigio dei centri di ricerca e dell’economia, non sappiamo trattenerli. Così, l’investimento anticipato per formare le intelligenze viene annullato perché le intelligenze vanno all’estero a lavorare. Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno mai scritto un rigo o speso una parola per mettere mano a questo scempio? No, perché l’Italia delle intelligenze non è quella che conoscono loro. Mentre i Paesi stanno facendo una guerra silenziosa per accaparrarsi l’intelligenza, che è la risorsa del futuro, noi diamo incarichi ai vari Pillon e Toninelli….

Noi abbiamo ministri che conoscono l’Italia delle minuscole cose che sono dentro processi più grandi. I processi vanno avanti, e a noi ci lasciano le minuscole cose, con le quali non faremo che retrocessioni. Per loro la difesa personale vale di più di una politica della sicurezza, che non è affatto quella di qualche pistola privata in più; per loro, i migranti sono un esercito minaccioso, il più pericoloso e non il tasso di disoccupazione che crea un esercito di scontenti; per loro, il migrante che fa lavoro nero non conosce la ruspa sulle sue stamberghe, perché in quelle stamberghe si crea il profitto di imprenditori dell’illegalità, ma Salvini se ne guarda bene dalla sgombrare quegli accampamenti dello sfruttamento e della vergogna, accampamenti che somigliano ai sobborghi indiani. Salvini e Di Maio, ma avete capito che governare uno dei sette Paesi più industrializzati del mondo non è come occuparsi dei campi di pomodoro o del parco ruspe?

Ah, è vero, avete avuto i voti. Ma di chi? Di quelli che urlano contro le banche, i migranti, la finanza, il lavoro sottopagato? Quelle sono alcune delle voci che hanno fatto montare l’ondata populista in Europa. Anche in America, ma con voci diverse, almeno per intensità. Eppure, la paura di una tecnologia sempre più invasiva e sostitutiva degli spazi pubblici e privati forse è più forte di quelle paure, quelle che hanno chiamato a raccolta milioni di cittadini nel segno del populismo e hanno messianicamente chiesto ai politici loro profeti di salvarli da tutto ciò. I populisti se la prendono con bersagli facili, ma non hanno ancora messo a fuoco che la grande disuguaglianza, quella che li ha fatti impoverire e smarrire, viene dalla tecnologia, dalla nuova super-tecnologia. Nessuno dei messianici politici chiamati a far cessare la paura ha davvero una soluzione e, soprattutto, è ancora più ignorante nelle questioni delle neuroscienze e degli scenari della manipolazione genetica e della IA. Da quando le leggi le fanno cinque società della Silicon Valley, i Parlamenti del mondo servano sempre meno. Sono leggi, quelle della Silicon Valley, che non hanno davanti il cittadino, ma il cliente-consumatore. E per nessuna ragione a un Salvini qualsiasi sarà dato ascolto tra i guru di quelle cinque società. Il sospetto è che i vari Salvini europei e internazionali siano gli utili idioti delle società informatiche e dei social, poiché non mettono al corrente i cittadini di quello che sta per accadere con tecnologie sempre più invasive e perfette e lo spazio sempre più marginale dei cittadini nello scenario del controllo tecnologico. Non li informano perché non conoscono l’argomento, e invece di prendere come consulente personale qualche neuroscienziato, si prendono i comunicatori social….

Ma non è tutto: Salvini con le sue smargiassate da bullo dell’ultimo banco sta irritando una parte importante di chi lo ha votato. Non è la maggioranza, ma politicamente pesa di più dei fascistelli che Salvini sta coltivando. E allora, Salvini è entrato nel cono d’ombra del delirio di onnipotenza o sta facendo l’ultimo calcolo, i cui numeri li sta incolonnando con gli altri ‘sovranisti’ europei? Si propende più per questa versione: l’obiettivo è fare il colpo grosso alle Europee, riempire gli scranni del Parlamento Europeo con il loro esercito di automi a comando per poi avviare politiche economiche utili ai ‘sovranisti’ all’interno del proprio Paese. Sperperando le risorse pubbliche: con i sovranisti prepariamoci a un minor welfare. Metta mano al proprio portafoglio il populista di turno per andare in Ospedale o per iscrivere suo figlio a scuola. O inizi a sottoscrivere polizze assicurative che, per avere la qualità dei servizi ora coperti dal welfare, dovrà impiegare metà della propria busta paga. Quindi, aspettiamoci aumenti di malati non curati e generazioni sempre più ignoranti.

Siamo di fronte a un suicidio annunciato. Francamente, tutti i capi sovranisti potrebbero già autoscomparire, ma proprio non si capisce perché la maggioranza degli europei, e degli italiani, accettino di autoscomparire insieme all’esercito dei rancorosi e ignoranti. Perché il tema è semplice e spietato: l’imminente futuro dirà che sarà protagonista quel Paese che sarà all’avanguardia su IA. L’America è al primo posto, ma l’Asia, Cina e Corea del Sud soprattutto, si stanno avvicinando all’America. Tutti i Paesi che non saranno sul pezzo, diventeranno secondari. L’Europa populista, l’Europa che ripete la frase stupida dello stupido nazista sulla cultura, quindi l’Europa contraria al sapere e alla ricerca, si candida a essere la prima realtà favorevole alla propria caduta vertiginosa.

Per recuperare il ritardo con i Paesi che già lavorano e ricercano sulla IA serve anche l’iniziativa politica, ma è la scarsità del capitale umano a far sperare in bene – o possiamo ritenere davvero che Salvini, Di Maio, Orban ecc. siano in grado di impegnarsi su un fronte così?

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