mercoledì, novembre 21

Salvini – Di Maio: è possibile che tutto il mondo sia contro di voi? Uno psichiatra parlerebbe di mania di persecuzione, di fatto è vittimismo furbesco -non intelligente- funzionale al consenso acritico

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Oramai è diventato un ritornello, un ‘topos’ direbbero Luigi Di Maio e Matteo Salvini (che ‘sanno’ le lingue): se tu dici ‘ba’, mentre loro dicono ‘be’, sei fuori, devi espatriare o presentarti alle elezioni.

Sabino Cassese, ex Giudice Costituzionale, ha cercato di spiegare a costoro che, come dice lui, altro è lo Stato altro è il Governo. Nel mio piccolo anche io sto cercando da un po’ di tempo di spiegare la stessa cosa: governare, ho usato questa espressione più rozza e me ne scuso, governare non è comandare (ho anche citato una famosa canzone, che descrive il ‘comandare’ come una malattia) e per di più un capopopolo (una volta si sarebbe detto capopartito, ma ormai non si può più) quando è al Governo è, purtroppo per noi, il governante di tutto il popolo: votante per lui e non votante.
Certo, lo so bene, basta eliminare le elezioni e il problema non c’è più: è l’idea fissa di Di Maio (‘istruito’, si fa per dire, dalla Caseleggio e associati, cioè da una società privata, che controlla sfacciatamente un intero partito, in realtà inesistente, e attraverso di esso un intero Paese: una cosa mai vista nella storia dell’umanità!) ma anche di Grillo. Non è l’idea di Salvini: lui è più carnale, polposo, lui vuole governare con la paura e la violenza, lui è strutturalmente fascista, senza picchiatori, però; Di Maio è strutturalmente dittatore … spera di diventarlo (secondo me, crede già di esserlo). Auguri Di Maio, ma attenzione, guarda che non hai molte chance: dietro di te c’è non solo ‘la’, anzi, ‘il’ Casaleggio, ma l’ottimo Dibba, che ha pure la barba come Salvini … oggi, caro Gigi, se non hai la barba non conti una mazza. Comunque è certo le duestrutturalitàprima o poi andranno in rotta di collisione e il rumore si sentirà lontano … sempre Dibba permettendo.
Ma se si guarda con maggiore attenzione, si nota che l’analfabetismo politico-culturale-sociale di costoro è assai più vasto e pericoloso: non per loro, ma per noi tutti, visto che ‘loro’ (Fortebraccio avrebbe detto ‘lorsignori’) governano noi tutti.

E dunque due cosucce, giusto per farmi capire … non per fargli capire, non ci spero più.
Ormai per questi signori non c’è istituzione italiana o straniera che possa essere al sicuro. Sono tutti incapaci e complottardi. È la frenesia del vittimismo di maniera, perché facendo le vittime con un popolodistrattoe disinformato come quello italiano, si fanno più facilmente passare le proprie volontà, ‘carpendo’ il tradizionale spirito di solidarietà verso le vittime. Non è un caso se, mentre accade di tutto e ci sarebbe di ben altro di cui occuparsi, costoro (specie Di Maio, lo ripeto, è lui il più pericoloso anche se è eterodiretto, altro che complotti esterni, è lui che è ‘complottato’) attaccano con sempre maggiore violenza la stampa. I fini commentatori dicono che non è la prima volta e che quindi non è il caso di preoccuparsi, ma, con tutto il rispetto, si sbagliano, e di grosso anche. Il consensoacritico di cui costoro oggi godono è di massa come forse mai nella storia. Perfino Mussolini, che aveva un barlume di cultura, lasciava le briglie sul collo almeno a una parte della cultura, ad esempio nelle associazioni universitarie tipo GUF: per carità, non sto dicendo che con Mussolini ci fosse libertà di pensiero, ma che ci fosse una certa ‘strizzatina d’occhi’ a chi sapeva pensare è innegabile, tanto più che la ‘massa’ dei fascisti non era particolarmente attiva nelle parti alte del corpo. Oggi no: o dici quello che dicono loro, o sei un nemico da abbattere, letteralmente.

E quindi, quando uno ‘esperto’ per definizione di pensioni dice che le proposte del Governo avrebbero effetti negativi sull’economia (e sulla parità dei sessi!), viene bacchettato: si faccia un partito. Che c’entra il partito? Se due più due si vuole che non faccia più quattro, non si deve chiamare a fare i conti un matematico, ma Di Maio, appunto. Ma un matematico non potrà non dire che fa quattro e continua a fare quattro. Perfino ai tempi del realismo socialista in Russia, su certe cose non si scherzava: sai com’è, si può dire che quella cosa è bella o brutta, ma se costruisci una casa convinto che due più due fa cinque, quella cade. Lo capivano benissimo gli odiati comunisti e perfino i fascisti, ma costoro, pare di no!

Eppure la cosa è, evidente e banale. Tito Boeri ha torto? Lo si convochi, lo si metta davanti a un pallottoliere e gli si faccia rifare i conti, come si faceva a scuola, ma poi se i conti sono di nuovo come dice Boeri, mica si possono cambiare i risultati. Idem per la Banca d’Italia, la Corte dei Conti (quante volte Di Maio e soci la hanno invocata contro i Governi dell’epoca … e ora?), l’Ufficio del bilancio, la Confindustria, la Confcommercio e chi più ne ha più ne metta. Tutti inetti, tutti incompetenti, tutti fessi, tutti in complotto contro salvimaio. Uno psichiatra parlerebbe di mania di persecuzione.

E non parliamo del complotto delle agenzie di Rating: tutte venduti a Soros, tutte e tre, bei soldi deve avere ‘sto Soros. Un minimo di razionalità, un minimo di riflessione non si accenna nemmeno a farlo … anzi, di tutto ciò ‘me ne frego’, ormai è un topos! Ma scusate, è possibile che tutto il mondo sia contro di voi, nessuno ha di meglio da fare? Datemi del prevenuto, ma un certo Benito Mussolini la pensava esattamente così: e tutti sappiamo che fine abbiamo fatto, perché alla fine il disastro è stato nostro e solo nostro … dei più poveri, sempre loro!

L’altro nemico giurato è l’UE, che non ci lascia liberi di fare quello che vogliamo come Stato sovrano. E qui, la cosa è ancora più grave, perché questa non è solo la tesi di Salvimaio, ma è un modo di pensare assai più diffuso, ma purtroppo del tutto sbagliato.
L’idea corrente propagandata dai nostri governanti è che, per motivi non ben chiari, l’UE ci vuole imporre determinati comportamenti ‘austeri’. Ammettiamo per un momento che sia così e chiediamoci, innanzitutto, perché, e poi, che si possa fare per impedirlo.
Il perché, a dire il vero, è ovvio: i nostri bilanci sono disastrati, abbiamo un debito pubblico mostruoso, e abbiamo una gestione del bilancio e più in generale dello Stato che definire ‘allegra’ è un complimento. Per di più abbiamo un tasso di evasione fiscale immane: circa 120 miliardi di euro l’anno! Si può ben dire che un eccesso di rigore è appunto un eccesso, e quindi si può ben cercare di ‘gestire’ quel rigore: gestire, non trattare. Cerchiamo di capirci. Altro è cercare di ‘equilibrare’ certe maggiori spese e maggiori deficit con altre entrate o con riduzioni di spese, altro, ben altro, è ‘chiedere’ all’UE di essere generosa con noi e permetterci di sforare: l’UE non permette niente, l’UE siamo noi, noi votiamo nella UE e a Giugno e Luglio scorsi abbiamo votato e ora di che ci lamentiamo? Sia chiaro, questo comportamento è stato tenuto e ripetuto da quasi tutti i passati Governi, che però mettevano su un piatto della bilancia dei risparmi (che poi magari non si realizzavano) e sull’altro una presuntabontà della maggiore spesa. Ora, invece, si dice: noi vogliamo sforare e basta, perché siamo sovrani. L’UE non avrebbe nemmeno grandi obiezioni, alla Di Maio se ne fregherebbe, se un nostro crollo non avesse effetti dannosi per tutti … pensateci sedicenti governanti, a qualcuno potrebbe convenire farci fuori.

Bene, che si può fare per impedire che ci sparino addosso? Semplice: avere l’onestà e il coraggio di dire la verità, e cioè, che vogliamo uscire dall’Europa o che questo tipo di Europa non ci piace e vogliamo cambiarla. Questa seconda ipotesi è ‘relativamente’, semplice perché si tratta di cambiare le regole, che però sono state scritte e vengono gestite da tutti all’unanimità e quindi per farlo, occorre, qui sì, trattare con tutti per modificarle; ma finché ci sono le dobbiamo rispettare, anche perché sono le regole che noi abbiamo sottoscritto, non perché ci siano state imposte, ma perché le abbiamo negoziate con gli altri. E gli accordi (i contratti) si rispettano, se no se ne pagano le conseguenze.
Ma a noi questa Europa sta stretta, non ci piace, non ci convince. Bene, possiamo uscirne quando vogliamo. Uscire è una cosa, violare le regole (che noi stessi abbiamo scritte) è altra cosa. L’articolo 50 del Trattato sull’UE prevede la possibilità di uscirne. La Gran Bretagna lo sta facendo … e ci sta ripensando. Nulla, ripeto nulla, nulla al mondo ci impedisce di farlo anche noi: basta dirlo, dopo avere modificato qualche articolo della Costituzione e, direi, dopo avere consultato davvero (cioè seriamente) il popolo: non con i sondaggi o con i tweet o con i referendum fasulli che propone Grillo, ma con proposte e discussioni serie e, magari anche oneste.
Dicendo, ad esempio, che pur di rinunciare al pareggio di bilancio, siamo disposti a rinunciare a vendere i nostri prodotti senza pagare dazi e a comprarne allo stesso modo; che siamo disposti a rinunciare a fare circolare liberamente i capitali, e il lavoro; che siamo disposti a viaggiare con il passaporto in mano invece che andare a Parigi come se si andasse a Canicattì; eccetera. E infine, probabilmente, che siamo disposti a subire una inflazione del 20%, una svalutazione del 40%, ecc.

Ma ciò richiederebbe onestà intellettuale e onestà politica, e specialmente affrontare davvero l’elettorato e non sommergerlo di fake news. Ma specialmente impedirebbe il gioco delle tre tavolette che stiamo facendo: chiediamo di prendersi un po’ di migranti, ma non accettiamo di sperperare di meno; chiediamo di considerare il parmigiano prodotto DOC, ma non accettiamo di pareggiare il bilancio. Chiediamo ‘solidarietà’ (un’altra bella parola usata spesso da Di Maio) ma non ne diamo a nessuno.

L’ho detto, credo, più volte negli ultimi tempi: attenzione a fare i furbi, gli altri non sono fessi, a furia di minacciare di andarcene, potremmo trovarci noi ad essere accompagnati cortesemente alla porta, o meglio (l’ipotesi forse più probabile) entrare senza nemmeno saperlo nella serie B dell’Europa, insieme a Orban, alla Bulgaria e alla Romania.
Il progetto già c’è e da tempo anche, attenzione!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.