sabato, Settembre 18

Salviamo la Grande Bellezza image

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Claudio Strinati è un celebre studioso di arte. Uno dei maggiori esperti di quel  Cinquecento italiano che ha regalato al mondo  il Caravaggio e l’incanto dei suoi giochi di luce, autore di innumerevoli testi  su pittura e scultura senza confini e restrizioni di epoca, dall’antico al contemporaneo con incursioni anche nel campo della musica, curatore di mostre che hanno lasciato il segno a livello mondiale, dirigente di grande spessore all’interno della Soprintendenza  per i beni artistici e culturali di Roma e nel Ministero per i Beni Artistici e culturali. E’ persona dal tratto personale cortese e riservato, un romano vero,  di quelli che regalano lustro e prestigio alla propria città.

Città che da ormai troppi anni sta perdendo stile e appeal, rispetto alle altre grandi capitali mondiali, pur disponendo di un patrimonio artistico senza pari e di una potenzialità di tipo turistico che ne potrebbe fare la numero uno in senso assoluto, con riflessi  di ovvia brillantezza anche economica per i suoi abitanti e per l’Italia intera.

All’indomani anche dei riconoscimenti altissimi pervenuti sul film di Paolo SorrentinoLa Grande Bellezza‘, che rappresenta in modo superbo la situazione appena descritta, abbiamo chiesto a Strinati un suo punto di vista, i motivi per cui si verifica questo corto circuito apparentemente incomprensibile.

 

Dottor Strinati, cosa manca secondo lei a Roma per diventare l’indiscussa capitale mondiale della cultura?
Un rapporto veramente efficace tra conservazione dei monumenti, accoglienza nel senso più ampio del termine, organizzazione delle strutture turistiche e elaborazione culturale propriamente detta. C’è a Roma vigente da sempre il principio ben esemplificato dal proverbio ‘chi ha il pane non ha i denti’.

Pur subendo la condizione di crisi che coinvolge l’area europea in toto, non sembra che le altre grandi città del vecchio continente stiano registrando la stessa, palpabile decadenza. Perché?
Perchè l’ Europa à molto più interconnessa di quello che si crede. E lo è da sempre. Il che vuol dire che da un lato l’Unione Europea è realmente giustificata dalla storia, malgrado i disastri dell’ euro, ma che la condizione di decadenza e prostrazione deriva da fattori comuni vigenti almeno dal 1973 , l’ epoca della prima radicale crisi petrolifera dell’ occidente. ma l’ America l’ha affrontata in un modo e l’Europa in un altro e i risultati sono ancora presenti.

Quanto nuoce alla città di Roma il fatto di essere identificata con un potere politico che ha raggiunto forse il più basso indice di gradimento dall’inizio della storia repubblicana del nostro Paese?
Poco, a parer mio. I mali di Roma sono strutturali e il potere politico spesso non ha inciso in nulla, nè positivamente nè negativamente. Noi non ce ne rendiamo conto ma il fatto che il Sindaco attuale eserciti un potere politico e non sia un politico (o almeno non sia un politico tipico) forse sarà il fattore di vera novità in questa città. Bisogna dare tempo al tempo ma a a parer mio la direzione è positiva.

Come vive, da romano, questa condizione di palese incapacità, da parte dell’autorità locali e dello Stato in prima persona, di dare risposte adeguate agli innumerevoli problemi che i suoi concittadini sono costretti ad affrontare giornalmente?
Provando a affrontare direttamente i problemi. Sono appena uscito dall’ amministrazione dei Beni culturali per raggiunti limiti d’ età e mi è venuta a voglia di incidere sul serio nelle attività di questa città dal punto di vista della politica culturale. L’ho chiesto al Sindaco e sto provando a dirlo. Credo che, senza pestare i piedi a nessuno, i tempi sono favorevoli ma non a me, a tutti i cosiddetti uomini di buona volontà. Non voglio essere frainteso, però, questa risposta non è una forma di pubblicità per me stesso. Ma il desiderio di intervenire con proposte e collaborando con i colleghi. Ce ne sono tanti e capaci.

Quali sono le priorità e quali provvedimenti prenderebbe se fosse chiamato ad assumere una responsabilità importante nella gestione di un piano di rinascita di Roma?
La priorità è la programmazione e attuazione di quella che si potrebbe e dovrebbe chiamare la manutenzione della città. Partendo dal principio  che il Sindaco attuale ha ben presente: a Roma c’è una realtà unica e incomparabile con qualunque altra città di questo mondo. La città antica e quella moderna sono compresenti e convivono spesso con l’ unica differenza che l’ antico è tutto vincolato e protetto e molto del moderno non lo è. Quindi la manutenzione della città deve essere attuata sempre e costantemente su due livelli, per la città antica e per quella moderna. ma nessuna delle due deve essere trattata come città morta rispetto all’alta. Che vuol dire? Che la viabilità, il lavoro, la nettezza urbana, l’uso culturale  sono altrettante funzioni che vanno svolte tutti i giorni e su entrambi i piani ma nel rispetto delle diverse esigenze della due città che però sono una sola. Roma non è un museo a cielo aperto. E’ una città che vive. Ma per farla vivere a questo elementare livello è indispensabile ridurre la frammentazione dei poteri. Nel comparto che conosco meglio, che è quello delle Belle Arti, non è ammissibile più che una parte del patrimonio storico-artistico-archeolgico- museale e monumentale sia in parte proprietà dello Stato, parte gestione del Vicariato, parte proprietà del Comune, con continui veti incrociati e difficoltà insormontabili di programmazione e gestione. Roma Capitale deve significare potere unico e accentrato. Se rimane tutto come è, per cui il Colosseo è proprietà dello Stato e l’area intorno al Colosseo è proprietà comunale e non si sa nemmeno quanti passaggi occorrono per far approvare o contestare un progetto, resterà sempre allo stesso punto.  

 

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