martedì, Maggio 18

Salvato Azzolini, perso l'onore

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189 no, 96 sì, 17 astenuti e il Senato ha permesso ad Antonio Azzolini, Senatore del Nuovo Centro Detenuti, noto anche come Nuovo Centro Destra, di trascorrere le vacanze di Agosto dove più gli aggrada.

Non è battuta facile, ed anche un po’ di cattivo gusto. No, è uno dei principali argomenti che gli esponenti del Partito della Libertà Provvisoria, il glorioso PLP, avanzavano ovunque per convincere i colleghi Senatori a non infliggere a quel poveretto la condanna agli arresti domiciliari alla vigilia del mese cruciale dell’Estate. Con simile incontrovertibile buona ragione, con Maurizo Gasparri riaffiancato per l’occasione agli antichi sodali Angelino Alfano e Denis Verdini, la partita è stata vinta, Azzolini è salvo, il Governo pure. Respingendo la richiesta di arresti domiciliari della Procura di Trani per la vicenda della Casa di Cura Divina Misericordia, tutto è salvato, fuorché l’onore. Politicamente si conta sul fatto che a fine Luglio la gente sia più distratta, od ormai mitridatizzata al peggio. Ma in una situazione di progressione geometrica del discredito politico, anche solo un altro po’ di benzina sul fuoco può essere esiziale.

Il Pd aveva lasciato libertà di voto, ora ne paga le conseguenze. «Purtroppo il voto segreto è diventato un’arma politica, troppo spesso usata strumentalmente», afferma Luigi Zanda, Presidente del gruppo PD al Senato. Che poteva pensarci prima. Il nostro voto sull’arresto, sostiene, è stato deciso «dopo aver letto i documenti e ascoltato le relazioni in Aula, con giudizio di merito e senza alcun pregiudizio politico». Una decisione che contraddice il parere favorevole espresso dal Pd nella Giunta per le immunità ma, aggiunge Zanda, non c’è da stupirsi che «in un voto così delicato e complesso ci siano state opinioni diverse: oggi c’è stata certamente una discreta dose di trasversalità». Chiamiamola così. Insomma Zanda mischia la rava e la fava, si contraddice, si arrampica sugli specchi: è uno sporco lavoro qualcuno lo deve pur fare.

E, dunque, mentre il Movimento Cinque Stelle inveisce contro i banchi della maggioranza al grido di “Ladri!”, non originale ma calzante, il povero Zanda continua ad immolarsi. «Le loro accuse sono strumentali, demagogiche e prive di fondamento, perché Azzollini sarà processato come qualunque cittadino italiano e sarà la magistratura a decidere sulle sue responsabilità» ribatte con facies ancor più triste del solito. Veramente per richiedere l’arresto dell’uomo di Alfano e Renato Schifani la magistratura qualche piccolo motivo l’aveva rappresentato, ma non perdiamoci in quisquilie del genere.

Secondo Mario Michele Giarrusso, senatore Cinquestelle e membro della Giunta per per le Elezioni e l’immunità del Senato, «ha pesato il fatto che per dodici anni Azzollini sia stato alla presidenza della Commissione Bilancio e i tanti favori fatti». Quindi «dopo avere bussato alla sua porta per tanti anni a chiedere soldi e piaceri, adesso a molti di questi pesava dover votare per l’arresto di un loro complice». Si aggiunge la Lega di Matteo Salvini che ha votato per la reclusione, ma se la prende con la compagine di Beppe Grillo, così giusto per fare un po’ di movimento, e Forza Italia che perdona il transfuga e lo supporta, con i gruppi minori che seguono la corrente, con… Ma lasciamo perdere. C’è poco da dire e raccontare di reazioni e dibattito. Desolante. Ma attenzione ché il marginale caso del marginale (ma non troppo) Azzollini può diventare l’inizio di una ben più poderosa valanga. Ché quando la neve è ammollata, nella fattispecie la disaffezione della gente per politica e politici, la slavina è facile. E travolge tutti, chi c’è c’è.

 

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