lunedì, Luglio 26

Salvare l'economia della Tunisia field_506ffb1d3dbe2

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Uomo giusto al posto giusto nel momento giusto, Mehdi Jomaa è divenuto premier della Tunisia nel momento in cui le principali forze politiche del Paese sono riuscite a trovare un accordo su quale percorso intraprendere per portare il Paese fuori da una lunga fase di stallo, che era sembrata destinata a protrarsi per un periodo ancora più lungo. Dopo mesi di trattative interrotte, di veti incrociati e di faide tra il partito islamista Ennahda e le varie anime dell’opposizione, con un colpo di reni la Tunisia è riuscita a darsi un nuovo Governo – sostituito l’ormai immobile esecutivo Laarayedh – e a ultimare una Costituzione che ora i Paesi della regione stanno prendendo come modello.

Il ragionevole ottimismo prodotto dalle novità dell’ultimo bimestre non deve però allontanare la percezione della strada ancora da compiere per mettere la Tunisia sulla giusta carreggiata. Non c’è solo il rischio di nuovi attentati terroristici a preoccupare gli osservatori, ma anche lo stato dell’economia tunisina. Pur non soffrendo degli squilibri dell’economia egiziana e più diversificato di quella algerino, anche il sistema tunisino ha bisogno di riforme incisive e in grado di porre rimedio ai tanti problemi del Paese, molti dei quali eredità della dittatura di Ben Ali.

Nato nel 1962 a Mahdia, cittadina costiera nell’omonimo governatorato distante meno di cento chilometri da Sousse, Mehdi Jomaa ha conseguito nel 1988 una laurea presso la Scuola Nazionale di Ingegneria di Tunisi, con una specializzazione in ingegneria meccanica. Dal 2009 riveste un ruolo manageriale nella Hutchinson Aerospace, compagnia del gruppo Total attiva nell’industria aeronautica, petrolifera, della difesa e della componentistica automobilistica. Jomaa è entrato a far parte del Governo tunisino nel marzo del 2013, dopo la caduta del Premier Hamadi Jebali e l’arrivo di Ali Laarayedh a capo dell’esecutivo, con l’arduo compito di riportare fiducia all’interno di un settore industriale messo in difficoltà dall’instabilità politica e da una ripresa economica debole e incapace di portare benessere diffuso nei vari strati della società.

Ministro dell’Economia dell’esecutivo Jomaa è Hakim Ben Hammouda, 52enne proveniente dal Sahel tunisino, già consigliere speciale alla presidenza della Banca Africana per lo Sviluppo e con una esperienza alle Nazioni Unite e all’Organizzazione Mondiale del Commercio. «Eravamo alla ricerca di una personalità consensuale e dotata di un valido biglietto di presentazione per gli stranieri» ha affermato il Premier Jomaa presentando il nuovo ministro. «Hakim Ben Hammouda corrisponde a questo ritratto. Era una delle rare competenze tunisine ancora non utilizzate. Soffre di un relativo deficit di notorietà […] ma il suo pedigree universitario è di tutto rispetto. La sua legittimità è indiscutibile».

«Can Mehdi Jomaa Fix Tunisian Economy?» domanda Svetlana Milbert, analista economico del Rafik Hariri Center for the Middle East, sulle pagine del giornale web ‘Tunisia Live’. «Mehdi Jomaa dovrà senza dubbio affrontare una battaglia per mantenere la stabilità politica mentre lavorerà per far ripartire l’economia tunisina in una maniera fiscalmente sostenibile» scrive la Milbert. «Guardando agli ultimi tre anni di transizione politica araba, una delle lezioni imparate è il legame tra le riforme economiche e il bisogno dei governi di transizione di mitigare il malcontento civile. Solo tramite un processo inclusivo e trasparente in grado di garantire prosperità economica e opportunità per la gioventù e per la forza-lavoro l’amministrazione Jomaa potrà sperare di raggiungere i propri traguardi. Nonostante la propria difficoltà, comunque, il fatto che i tunisini siano riusciti a metter da parte la differenza ideologica per mettere assieme una costituzione progressista suggerisce che i suoi cittadini abbiano la maturità politica ed economica per superare questa tempesta».

Il percorso per donare una solidità definitiva e lavorare in chiave futura passerà in primo luogo dal proseguimento della fase di dialogo aperta a fine ottobre scorso: nonostante le differenze e le divisioni sia ideologiche che pratiche, sarà necessario che i falchi islamisti e secolaristi accettino di continuare a cooperare per risolvere i principali problemi del Paese. In primo luogo sarà necessario trovare un rimedio all’atrofizzazione economica del Sud del Paese, sempre più impoverito e affrontare nel migliore dei modi il crescente malcontento che sta avvelenando il dialogo sociale in quelle parti del Paese.

L’impoverimento del Sud costituisce una delle maggiori ragioni di preoccupazione per il futuro della Tunisia: nelle pieghe del malcontento diffuso nelle province meridionali continuano a prosperare le tendenze antistatali. Sarà necessario effettuare riforme importanti per arrestare la diffusione di criminalità comune, contrabbando e jihadismo nel centro-sud della Tunisia.

Indispensabile sarà individuare una maniera valida per ottenere un convinto appoggio delle grandi istituzioni finanziarie internazionali e degli investitori stranieri, intimoriti dalle difficoltà trovate dai passati governi nella stabilizzazione del Paese. Nel corso del 2013, la Tunisia ha chiesto e ottenuto il sostegno del Fondo Monetario Internazionale, che ha garantito al Paese un prestito da 1 miliardo e 700mila dollari; lo stallo prolungato e l’assenza di azioni per ridurre gli squilibri finanziari – come richiesto dal FMI – avevano spinto l’organizzazione di Washington a sospendere parte del prestito, in attesa dell’arrivo di un nuovo interlocutore politico. In seguito al giuramento del Governo Jomaa, il FMI ha sbloccato il prestito in sospeso, mostrando fiducia nei confronti del suo esecutivo.

Le difficoltà nel portare a termine riforme del mercato del lavoro in grado di aumentare la mobilità lavorativa e aiutare le imprese tunisine a creare nuovi impieghi stanno rendendo complesso rispondere all’emergenza della disoccupazione e della sottoccupazione. L’alto numero di scioperi e sit-in sta inoltre paralizzando la produzione industriale e creando ulteriore stagnazione. Il Governo Jomaa, con il sostegno dell’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGTT), il principale sindacato attivo nel Paese, dovrà riuscire a rispondere alle richieste degli industriali in difficoltà e a quelle di una classe lavoratrice sempre più impoverita.

 

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