giovedì, Maggio 13

Salvare l’Afghanistan partendo dall’economia

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Secondo il Principe Seraj l’unico modo per uscire dalla crisi «risiede in un impegno al sostegno reciproco per affrontare le sfide alla sicurezza. È un passo necessario per attivare la determinazione politica che risolva le differenze del passato e crei una storia nuova». E aggiunge: «La soluzione più facilmente percorribile per la sicurezza dell’Asia Centrale passa per la garanzia di migliori opportunità lavorative e di una sicurezza finanziaria condivisa. Quando una popolazione percepisce concretamente il miglioramento delle proprie condizioni si genera un senso di appartenenza che garantisce stabilità e volontà di continuo progresso. Sono due i punti principali del contenzioso che impediscono al Pakistan di raggiungere un accordo con l’Afghanistan: la storica disputa sulla Durand Line e il conflitto con l’India».

Stabilita nel 1893 come accordo temporaneo tra l’Impero Britannico e Amir Abduer Rhman Khan, la Durand Line -così chiamata in onore di Sir Mortimer Durand – non è mai stata concepita come confine, ma come una delimitazione di influenza, una zona cuscinetto della Corona inglese in Eurasia in un’epoca in cui le altre potenze della regione erano occupate a consolidare il proprio potere. Sotto il dominio inglese, la Durand Line aveva una validità di 90 anni.

Spiega il Principe Seraj: «Quando nel 1947 è nato lo Stato pakistano, gli inglesi violarono il trattato e assegnarono al Pakistan il territorio afghano ad est della Durand Line. L’Afghanistan protestò e presentò il caso alla Lega delle Nazioni, ma non ottenne abbastanza voti e la linea venne accettata come confine tra Pakistan e Afghanistan. Ad oggi nessun governo Afghano ha mai accettato la linea: il territorio conteso è considerato parte dell’area Pashtun-Afghana, e viene indicato come Pashtunistan. Oggi, alla luce dei rapidi cambiamenti nelle dinamiche regionali, il Pakistan ha bisogno dell’amicizia afghana; un’opportunità che Kabul è determinata a sfruttare». Secondo il Principe Seraj, la soluzione migliore per l’Afghanistan sarebbe «la creazione di un mercato comune tra i sei Paesi islamici della regione: Pakistan, Iran, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e Afghanistan».

Proseguendo nella sua teoria, spiega: «In un’alleanza di questo tipo, l’Afghanistan diventerebbe una zona franca, sulle orme dell’antica Via della seta, dai cui traffici commerciali trarrebbero beneficio tutti i suoi vicini. La regione dovrebbe avere confini più liberi e il sistema ferroviario delle nazioni circostanti dovrebbe essere esteso fino all’Afghanistan. Per agevolare il commercio, le popolazioni residenti in queste zone avrebbero il permesso di attraversare più agevolmente i confini. Un mercato unico dell’Asia centrale aprirebbe la strada alle opportunità commerciali non soltanto per i Paesi membri, ma anche per tutta l’Asia e per l’Europa. Creerebbe decine di migliaia di posti di lavoro. Tutti i beni destinati a Est, Ovest, Nord e Sud sarebbero depositati in Afghanistan e poi consegnati a destinazione via treno, strada o areo. Un’operazione del genere ridurrebbe le tensioni tra Occidente, Russia e Cina, perché lavorerebbero insieme per garantire la sicurezza al Mercato Comune dei Sei Paesi».

 

Traduzione Marta Abate

 

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