lunedì, Ottobre 18

Salvare la Terra: l'abisso colmabile tra idea e azione

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Oggi, 22 Aprile, è la Giornata Mondiale della Terra. Oggi, nel mondo, 175 Paesi celebrano l’ambiente e la salvaguardia del pianeta; celebrano la preziosità del pianeta che li ospita. Il fatto che poi, in questi Paesi, si tuteli concretamente questa preziosità è, sicuramente, un altro paio di maniche.
Lo è perché, tra ricordarsi di amare e rispettare il luogo in cui si vive e farlo per davvero tutto l’anno, c’è di mezzo il mare (e pure la benzina, diciamolo). C’è di mezzo tutto quello di cui, oggi, non possiamo fare a meno e che costituisce uno stile di vita pieno di comodità a cui è difficile rinunciare. Eppure, quasi come una moda dilagante, oggi l’interesse per l’ambiente è qualcosa che accomuna le ultime generazioni che, a differenza dei propri nonni, sono coscienti delle cause e degli effetti dell’inquinamento ambientale. E sono anche coscienti delle misure di sicurezza‘ contro questi effetti. Ma, come mai, nel concreto, succede ancora poco o, addirittura, quasi niente?
Di fronte a questa chiara discordanza tra idea e azione, è fondamentale capire quale strategia sia in grado di colmarla. Ed è in questo quadro, che diventano chiaramente indispensabili ed efficacemente risolutive le strategie di sensibilizzazione. Lo diventano nella misura in cui educano, scuotono, gridano a più non posso che l’amore per la Terra è un dovere. E come qualsiasi altro dovere, sociale, civico o naturale che sia, non ammette alternative, scappatoie, rinvii. È un dovere che chiede la sua assoluzione oggi, qui.

Un dovere che, un’organizzazione come Earth Day Italia (sede italiana dell’Earth Day Network di Washington), prende molto sul serio e fa di esso la sua ragione di vita. Le ricerche e le campagne di questa ONG fanno di essa uno degli enti di sensibilizzazione alla tutela del pianeta più efficienti al mondo. Ma quali sono le difficoltà che, oggi, un’organizzazione come questa si trova a dover affrontare in un mondo che vive nella perenne contraddizione tra ciò che è giusto e ciò che fa? Quali sono, invece, le strategie efficaci per l’attuazione di un piano di tutela ambientale? E quali, le aspettative per il futuro? Enrico Brugnoli, Direttore CNR del Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, membro del comitato scientifico di Earth Day Italia, ci spiega, con un certo realistico ottimismo, obiettivi, aspettative e risultati dell’organizzazione di cui è membro. Ci spiega il valore e l’efficacia di un piano di sensibilizzazione e l’imprescindibilità della divulgazione delle ricerche e delle informazioni sull’ambiente, in funzione di un valido ed immediato piano d’azione che limiti i danni ambientali e tuteli il nostro pianeta, per un presente migliore e, soprattutto, per un futuro migliore.

 

Earth Day Italia, in quanto piattaforma permanente di comunicazione per l’ambiente che opera tutto l’anno, è in prima linea per la promozione del rispetto dell’ambiente, come procede per sensibilizzare il pubblico al rispetto del pianeta?
Noi, in quanto Consiglio Nazionale delle Ricerche affrontiamo le tematiche ambientali sia a livello locale che a livello globale. La ricerca costituisce il cuore della nostra attività, insieme a campagne di sensibilizzazione rivolte al grande pubblico, alle scuole e a qualsiasi sfera sociale. Fortunatamente, oggi, l’attività di ricerca non è chiusa nei laboratori, ma vive in continuità col grande pubblico e quindi è più facile sensibilizzare, informare, educare. Ultimamente, per esempio, abbiamo collaborato col film di Checco Zalone ‘Quo vado?‘. Una collaborazione che per noi è stata importantissima: ci ha permesso di allargare la divulgazione a un pubblico molto più ampio. Parlare al grande pubblico, per un ente di ricerca, è una cosa molto difficile, quindi per noi è stata un’ottima opportunità. Un’altra attività di promozione per la tutela ambientale che il nostro ente esercita è quella di intervenire nelle scuole di ogni ordine e grado. Nelle scuole elementari, per esempio, vogliamo sensibilizzare i bambini al rispetto dell’ambiente e nelle scuole superiori intendiamo anche orientarli alla scelta universitaria.

 

Qual è la resistenza sociale maggiore con cui avete a che fare quando promuovete le campagne per il rispetto dell’ambiente?
A dire la verità, non troviamo resistenza sociale o scetticismo, anzi troviamo molta sensibilità. Sicuramente, questa non è accompagnata dalle azioni e dai comportamenti, purtroppo. Teoricamente, molti sono interessati al tema della tutela ambientale, ma concretamente c’è ancora poca attenzione sul consumo di energia, sull’uso del territorio e della natura. In particolare, il consumo esasperato di energia sia in inverno che in estate è tra le cose che incidono di più nel quadro dell’inquinamento ambientale ed è, allo stesso tempo, tra i comportamenti più difficili da cambiare nella società di oggi. Tutti sono coscienti che bisognerebbe passare dal fossile al rinnovabile, ma pochi sono disposti a risparmiare energia. Una cosa che tengo sempre a tenere a mente è che la giornata della terra bisognerebbe estenderla a 365 giorni l’anno. Abbiamo bisogno di far nostro, tutti i giorni, l’atteggiamento di rispetto per il nostro pianeta.

 

Lei ci conferma che oggi è molto forte l’interesse della gente per la tematica ambientale, per la salute del pianeta e dell’uomo, eppure sono ancora pochissimi coloro che attuano uno stile di vita ‘green’. Perché c’è questa discrepanza tra idea e azione?

A mio modo di vedere, il problema ambientale è percepito maggiormente su ambienti locali. Voglio dire: se un problema è vicino casa nostra, per esempio le strade sporche davanti alla nostra abitazione, capiamo che questo è un problema da risolvere immediatamente. Molto spesso, però, quel problema non lo agganciamo alla tematica ambientale globale. Non si ha percezione che le cose stanno accadendo oggi e che non sono lontane da noi. Giornalmente noi viviamo un peggioramento delle condizioni ambientali che non riguarda solo l’Artico: riguarda noi, oggi, qui e non le generazioni future in un futuro lontano. Se pensiamo che lo scioglimento dei ghiacci sta avvenendo in un arco di tempo brevissimo, anche contro le previsioni degli esperti, capiamo bene che il problema dell’inquinamento ambientale ci riguarda eccome. La giornata mondiale della Terra ben venga, se sensibilizza il grande pubblico per il resto dell’anno.

 

Cosa si potrebbe fare per effettuare un piano d’azione efficace per la tutela ambientale?
Le rinnovabili, per esempio, sono le energie del futuro e un Paese che punta su un paradigma energetico diverso è un Paese che attua una grande opportunità di sviluppo. Va compreso dallo Stato, dalla gente. Il vantaggio del paradigma energetico delle energie rinnovabili costituisce più posti di lavoro, nuove opportunità di impresa, tutela dell’ambiente. Le energie rinnovabili vanno sfruttate badando a cercare di utilizzare la loro differenziazione, aumentando anche la loro rete di distribuzione. In questo modo otterremmo più punti di produzione e. quindi. una diffusione della produzione, nonché più consumo di questo tipo di energie. Noi, qui, abbiamo un ventaglio di energie rinnovabili e non ce n’è una che, da sola, può risolvere meglio delle altre. Bisognerebbe creare un vero e proprio circuito geotermico, ci sono le biomasse, le energie biocarburanti. Oggi si possono utilizzare anche le correnti marine per ricavare energia. Insomma ci sono un ventaglio di possibilità di energie che possono andare a sostituire gradualmente e definitivamente il consumo dei fossili.

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