venerdì, Maggio 14

Salon de l’agriculture: la rabbia dei contadini

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Dal 26 febbraio al 7 marzo si terrà a Parigi il Salon de l’agriculture, la più grande fiera agricola di Francia. E’ l’opportunità per gli agricoltori di mostrare le loro tecniche e i prodotti. Ma da mesi proprio loro fanno sentire il malcontento nelle strade per una nuova valutazione dei prezzi. Il motivo è semplice: vogliono vivere dei loro prodotti e non degli aiuti dell’Unione europea. L’agricoltura francese è malata? In fase di stallo da oltre 30 anni, ha conosciuto negli ultimi mesi grossi problemi.

 

Crisi del settore

L’atmosfera di crisi tocca diversi settori come il latte, la carne di maiale o di manzo. La Francia chiede l’etichettatura obbligatoria che indica l’origine della carne utilizzata nei piatti pronti, ma deve ottenere l’autorizzazione da Bruxelles. La Commissione europea ha stimato che fino ad oggi l’etichettatura obbligatoria è ‘troppo costosa per l’industria’. Stéphane Le Foll, ministro dell’Agricoltura ha promesso di compiere un giro dei ministri dell’agricoltura europei per trovare una soluzione alla crisi del settore: per questo ha già ricevuto il suo collega belga Willy Borsus.

 

Proteste

Sin dall’inizio dell’anno gli agricoltori sono sul piede di guerra in varie città francese e richiedono un aumento dei prezzi in modo che si possa vivere del proprio lavoro. Inoltre la Francia l’agricoltore è la professione con il numero più alto di suicidi.

La crisi colpisce soprattutto i contadini bretoni. Come il loro nonno e loro padre, hanno scelto questa strada. “Se faccio questo lavoro è per produrre cibo per la popolazione francese. Questo è l’obiettivo, ne sono orgoglioso”, spiega un giovane agricoltore dal gruppo Jeunes agriculteurs (giovanni agricoltori). Per alcuni mesi hanno sentito il bisogno di comunicare sulla loro professione, andando nelle strade. “Ogni giorno mi alzo alle 5:30 del mattino. Facendo la media sull’anno, ho calcolato che ho lavorato circa 10 ore al giorno. Anche i fine settimana perché gli animali hanno bisogno di essere nutriti. Prendo solo quattro giorni di riposo all’anno” spiega uno di loro.

In primo luogo, i manifestanti chiedono nuovi prezzi: “Noi non vogliamo aiuti dell’Europea per vivere, vogliamo dei prezzi giusti”. Ad ogni modo, gli agricoltori affermano che non hanno ancora avuto l’aiuto promesso nel mese di luglio, durante la crisi precedente. “La politica europea ci mette di fronte alla volatilità del mercato” afferma Sébastien Amand, presidente della FDSEA (Federation Departementale des Syndicats Exploitants Agricoles). “L’economia cinese è in declino. L’embargo russo ha influenza sulle nostre esportazioni”.

Per lui l’Europa, la cui politica è “definita dal Nord Europa”, non sembra in grado di risolvere la crisi, tanto più che la fine delle quote del latte non ha aiutato a ripristinare i prezzi. “Abbiamo bisogno di un supporto specifico fiscale gestito dalle autorità pubbliche su scala francese”. Questa unione sindacale dei giovani agricoltori dell’Ile-de-France (JA IDF) trova la sua origine nella “mobilitazione generale contro un sistema fiscale imposto dal governo”. L’elenco delle lamentele è più lungo in una regione come l’Ile-de-France a predominanza di cereali.

La proposta di riforma della politica agricola comune (PAC) provoca tensioni, in particolare a causa della ridistribuzione di una parte degli aiuti di cereali all’allevamento. “Noi riconosciamo gravi perdite a causa di aiuti della PAC, ma anche a causa del corso inferiore del grano ” teme Olivier Gousseau, agricoltore di grano nelle Yvelines e un membro del FDSEA IDF. “È l’esasperazione che ci spinge ad agire” afferma Pierre Bot, giovane agricoltore. Gli agricoltori si sentono sopraffatti su tutti i fronti: fiscale, sociale, ambientale. “In un contesto di disagio sociale abbiamo preso le nostre responsabilità attraverso questa azione”.

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