sabato, Aprile 17

Sale Scommesse clandestine Storia di A.D. un ragazzo che ha deciso di investire nel business del momento: sale scommesse fuori dai circuiti ordinari

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Scommesse clandestine

«Ci vediamo questa sera alle dieci. La chiamo più tardi e le dico con precisione il bar dove vederci». La circospezione, quando ci si muove sul fragile confine che corre tra la legalità è l’illegalità, è d’obbligo. All’altro capo del telefono c’è A.D. un ragazzo poco più che adolescente, studente universitario, che ha deciso di investire nel business del momento: sale scommesse fuori dai circuiti ordinari. Dietro assoluta garanzia di anonimato accetta di incontraci in un bar di Caserta.

Scelta non casuale se si considerano gli ultimi dati disponibili sul numero di agenzie di scommesse (legali) presenti in Italia. Sono infatti oltre 12 mila i punti, tra corner e negozi, dove è possibile sfidare la dea bendata. Di questi, oltre 1.300 sono presenti all’ombra del Vesuvio, seguiti da Roma con 1033 e Milano 722. Classifica che muta leggermente se si considera il rapporto tra il numero dei punti autorizzati e gli abitanti. In questo caso, se a guidare la classifica è sempre Napoli con un punto scommesse ogni 2269 abitanti; in seconda posizione si piazza Caserta con un punto ogni 2.827 abitanti. Più distaccata Roma, uno ogni 3678 e Milano, uno ogni 5410.

Chi ci siede davanti dimostra in pieno la sua giovane età, a tradirlo è la sua spontaneità nonostante tenti di mostrarsi più grande di quello che è.
«Gestisco delle sale della zona, scommesse sportive online, nulla però a che vedere con i circuiti ufficiali; ci appoggiamo a piattaforme web straniere che offrono quote decisamente più convenienti per chi scommette».

Secondo gli ultimi dati disponibili forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli il giro di scommesse mensile in Campania per ciò che concerne esclusivamente l’ambito sportivo è pari a 83,3 milioni di euro. Triste primato per la regione che si piazza al primo posto seguita da Lombardia 57 milioni e Lazio 46,1 milioni. Business fiorente, specie a Napoli e Caserta, dove ad ogni angolo di strada è facile notare la presenza di numerose agenzie di scommesse.

L’avvento di internet e delle nuove tecnologie ha ampliato a dismisura le opportunità di tentare la fortuna.

Il meccanismo delle agenzie di scommesse paralegali, è molto semplice, se, ad esempio, la vittoria di una squadra nelle agenzie ordinarie è quotata a due, in quelleclandestinepuò essere data anche a due volte e mezzo o addirittura tre volte la posta. In tempi di crisi non è certo roba di poco conto.

Per seguire il filo del discorso è bene chiarire che nel nostro Paese è ammesso il gioco online, scommesse sportive e gioco d’azzardo, ma a patto che sia autorizzato dall’AAMS. Le agenzie possono, quindi, appoggiarsi a piattaforme web purchè siano registrate in Italia. Peccato che quello delle scommesse è un giro di soldi abnorme gestito per lo più in nero.
«In Italia non è possibile scommettere online su siti che presentano domini ‘punto.com’, ma solo su siti che hanno un dominio ‘punto it’, noi offriamo la possibilità di giocare sui primi» I vantaggi, per chi scommette, sono notevoli. Le quote sono maggiori perché non risentono della tassazione italiana; non essendo registrati in Italia non pagano le tasse nel nostro Paese.

I soldi delle giocate non transitano su conti correnti ordinari ed anche le vincite, a prescindere dall’entità della somma, sono pagate sempre in contanti. «Ricordo una volta la vincita di un cliente, scommise 50 euro su diversi risultati esatti e ne portò a casa 10 mila; glieli consegnai io, tutti in banconote da cento».

Numerosi i controlli eseguiti nei primi mesi del 2014 da parte della Guardia di Finanza, ma nulla in confronto al giro d’affari reale. 
Sono stati 1.420 i punti di raccolta scommesse non autorizzati scoperti, pari a circa dieci agenzie clandestine al giorno. Nel corso delle verifiche sono state riscontrate 1.525 violazioni, con 4.761 soggetti verbalizzati. Sempre nel periodo gennaio-maggio, inoltre, sono state poste sotto sequestro 374 slot irregolari.

Tuttavia il vero problema, secondo A.D., è l’eccessiva frammentazione del circuito illegale.
«Il giro che gestiamo noi è ben poca cosa rispetto alle altre sale da gioco. Il vortice di denaro che muoviamo è nell’ordine delle decine di migliaia di euro al mese, altrove queste cifre possono diventare anche giornaliere. Tutto sommato siamo dei pesci piccoli che non diamo troppo fastidio; il massimo che può capitare è il sequestro dei computer. Un danno tutto sommato relativo».

Variegata la tipologia di clientela. «Da noi si trova di tutto, dal ragazzino all’imprenditore passando per lo studente universitario, il gioco in fondo è un demone che può impadronirsi di tutti».

Tanti sogni e poche prospettive per il futuro. «Un giorno sogno di poter aprire un locale magari all’estero, ma per il momento sono qui e vivo alla giornata».

Guardare questo ragazzo dagli occhi vispi e dall’eloquio simpatico suscita un turbinio di emozioni che vanno dalla rabbia alla rassegnazione. Perché un giovane universitario con discreta cultura, intelligente, sceglie strade così impervie?
La risposta è in una piccola smorfia che cancella di colpo il sorriso dal volto «Sa cos’è per davvero la libertà? Sentirsi indipendente, essere padroni della propria vita, non dover dipendere da nessuno. Ecco, la libertà può dartela solo il lavoro. Ma qui di lavoro non ce n’è; bisogna inventarselo, io l’ho fatto».

Sono le 23 di una fresca serata di inizio estate, il tempo di bere l’ultimo sorso di martini ed A.D. decide di andar via. «Torno a lavoro»  dice,  scomparendo nella notte.
Solo, con i suoi pensieri ed il suo talento sprecato, emblema vivente di una generazione perduta; per sempre. 

 

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